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Milano, nell’inchiesta sulle tangenti coinvolti anche due calabresi

Milano, nell’inchiesta sulle tangenti coinvolti anche due calabresi

Ci sono due calabresi nell’inchiesta della Dda di Milano che ha portato all’arresto di politici di Forza Italia, imprenditori e dirigenti della Regione Lombardia e del comune.

Due calabresi, nati in provincia di Cosenza, sono indagati dalla Dda di Milano nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti in Regione Lombardia che ha travolto esponenti di primo piano di Forza Italia. Nell’inchiesta, però, sono finiti anche dirigenti regionali della Lombardia ed imprenditori privati.

Nello specifico, in riferimento ai calabresi coinvolti, parliamo innanzitutto di Antonio Capristo, nato a Rossano, omonimo dell’ex dirigente regionale, attualmente dirigente dell’Asp di Cosenza, nonché presente tra gli indagati dell’operazione coordinata pochi giorni fa dalla procura di Catanzaro. Antonio Capristo, quello a cui il gip di Milano ha applicato la misura degli arresti domiciliari per il reato di corruzione, è amministratore delegato della New Lisi Spa. 

Le accuse a Capristo

Secondo l’impianto accusatorio dei magistrati di Milano, il consigliere delegato della società a totale partecipazione pubblica “Prealpi servizi srl” Marcello Pedroni, quindi «pubblico ufficiale, pienamente consapevole dell’accordo corruttivo» e Gioacchino Caianiello, funzionario apicale di fatto della “Prealpi Servizi srl”, «quale promotore dell’accordo corruttivo» avrebbero promesso l’affidamento alla società New Lisi Spa, dell’appalto relativo alla realizzazione di un impianto di essiccazione dei fanghi presso il depuratore di Sant’Antonio Ticino di Lonate Pozzolo, «ricevendone in cambio, quale preliminare nazione di una maggiore somma, l’importo complessivo di 10mila euro» oltre «all’ulteriore utilità del pagamento delle spese di soggiorno» presso un hotel di Rimini «per Caianiello, Tolbar ed un gruppo di persone riferibili a Caianiello», tra cui, si legge nel capo d’accusa, due deputati: il forzista Diego Sozzani (per il quale la Dda di Milano ha chiesto l’autorizzazione all’arresto alla Camera dei Deputati) e Carlo Giacometto, sempre di Forza Italia.

Per il gip di Milano sussistono i gravi indizi di colpevolezza per tutti gli indagati. Il giudice cautelare ha ricostruito minuziosamente la vicenda relativa alla presunta tangente che l’imprenditore di origini cosentine avrebbe versato per ottenere la gara d’appalto. Secondo quanto trapela, uno dei soggetti finiti in questo capo d’accusa starebbe collaborando con i pm di Milano.

Il caso di Zinna

L’altro calabrese d’origine implicato nell’inchiesta delle presunte tangenti tra Regione Lombardia e Comune di Milano è il dirigente della direzione Urbanistica di Palazzo Marino, Franco Zinna, nato a Cosenza, indagato per abuso d’ufficio. Ieri, tra le altre cose, il sindaco di Milano, Giuseppe Sala ha deciso di trasferirlo in un altro ufficio: «Zinna lo conosco da anni, lo conoscono tutti, è una persona che ha sempre dato il suo contributo. La giustizia farà la sua parte e ci mancherebbe altro, ma qualora fossero appurate le sue colpe la conoscenza pluriennale non conta più nulla». Stessa decisione anche per la dipendente Maria Rosaria Coccia, inquisita nello stesso capo d’accusa insieme al cosentino. 

In questo caso, i magistrati di Milano contestano a Franco Zinna di aver permesso a Fabio Altitonante – consigliere regionale lombardo e componente delle commissioni sanità e politiche sociali, Commissione Territorio e Infrastrutture, Commissione Ambiente e protezione civile, Commissione d’inchiesta ALER Milano – ingerenze sistematiche nelle scelte di loro competenza, dandogli informazioni relative a una pratica urbanistica in corso.

Pratica, secondo gli investigatori, che il consigliere regionale di Forza Italia avrebbe insistito per far avere a Luigi Patimo e Daniele D’Alfonso, «privati corruttori», in cambio di una presunta tangente di 20mila euro. Altitonante, fino a mercoledì mattina sottosegretario in Regione Lombardia, ha respinto ogni accusa davanti al gip, spiegando che «i soldi erano per finanziare la campagna elettorale di Tatarella». Sia Zinna sia Coccia devono rispettare, fino a revoca di un altro giudice, la misura dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. (alan)

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