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Riace, i giudici: «Perché il progetto Sprar fu riconfermato?»

Riace, i giudici: «Perché il progetto Sprar fu riconfermato?»

Nelle carte del Tar le contraddizioni del Viminale. E parte la segnalazione alla Corte dei Conti

I progetti Sprar di Riace non andavano cancellati. A decretarlo il Tar di Reggio Calabria, che ha accolto il ricorso del Comune annullando il provvedimento del Ministero dell’Interno dell’ottobre scorso, che aveva posto uno stop all’esperienza di accoglienza del paesino della Locride.

Una buona notizia per Mimmo Lucano, che però al momento non può ancora ritornare nella sua Riace, in quanto destinatario di un provvedimento di divieto di dimora.

Secondo il Tribunale amministrativo, il Viminale non avrebbe segnalato in modo corretto le criticità in base alle quali è poi intervenuta la revoca dei finanziamenti. Scrive, tra le altre cose, il Tar: «È palesemente irragionevole e contraddittorio ritenere che, ad appena un mese dal decreto con il quale era stato rifinanziato il “sistema Riace”, l’amministrazione resistente abbia inteso diffidare l’ente locale ed avviare il procedimento finalizzato alla decurtazione dei punteggi attribuiti al progetto e, quindi, alla revoca del finanziamento appena concesso».

Contestazioni generiche

Contestazioni generiche e atteggiamenti contraddittori da parte del Ministero sono i motivi che hanno dunque spinto il Tar reggino ad accogliere il ricorso del Comune di Riace. Tra queste, contraddizioni “temporali”. Scrivono infatti i giudici: «La documentazione versata in atti mostra, inconfutabilmente, come le difficoltà del “sistema Riace” fossero note e risalenti, almeno, al precedente triennio».

E ancora: «La nota 8032 del 23 settembre 2016, del Servizio Centrale Sprar del Ministero dell’Interno, indirizzata per conoscenza anche al Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione dello stesso Ministero, nel compendiare i risultati, fortemente negativi, della ispezione del luglio 2016 richiedeva al Comune di Riace, titolare del progetto Sprar, “di allinearsi, entro 30 giorni a partire dalla data della presente comunicazione, alle raccomandazioni descritte sopra, dandone debito riscontro per iscritto al Servizio Centrale e al Ministero dell’Interno”, pena la decurtazione del punteggio attribuito con conseguente revoca totale o parziale del contributo. Essendosi concluso il procedimento, non con la revoca del finanziamento, ma, anzi, con la sua proroga, non può che essersi ingenerato il ragionevole convincimento dell’avvenuto superamento delle criticità riscontrate».

Danno erariale

Il successivo blocco dei finanziamenti indicherebbe, quindi, un comportamento non consequenziale con quanto rilevato in precedenza. Anzi, osservano i giudici: «Alla luce della documentazione versata in atti, il progetto avrebbe dovuto essere eventualmente chiuso alla scadenza naturale. Averne autorizzato la prosecuzione, lasciando la gestione di ingenti risorse pubbliche in mano ad un’amministrazione comunale, per quanto ricca di buoni propositi e di idee innovative, ritenuta priva delle risorse tecniche per gestirle in modo puntuale ed efficiente, appare fonte di danno erariale che dovrà essere segnalato alla Procura presso la sezione giurisdizionale della Corte dei Conti della Regione Calabria ed alla Procura presso la sezione giurisdizionale della Corte dei Conti della Regione Lazio, per i rispettivi profili di competenza».

Il Ministero potrebbe ora impugnare la sentenza, ma chi ha creduto e crede nell’esperienza di Riace, oggi, può tirare un sospiro.

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