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Rose, al via la bonifica dell’amianto dell’ex Russo Pavimenti

Dopo una lunga battaglia, oggi la consegna dei lavori alla ditta appaltatrice

La battaglia è stata lunga ma, alla fine, l’impegno ha premiato. E il risultato è stato portato a casa. E la casa, stavolta, è Rose, sede dell’ex Russo Pavimenti, un opificio dismesso come ce ne sono tanti sparsi sul territorio calabrese, ammassi di mura scorticate e tetti in amianto. Un tempo portatori di lavoro, oggi portatori di morte. Capannoni che si ergono minacciosi in faccia alla quotidianità di schiere di cittadini che li guardano con timore o, quantomeno, con sospetto.

Quei capannoni di contrada Petraro sono lì da troppi anni, apparentemente addormentati in mezzo alla vita che scorre tra negozi, bar, uffici, case. Ma oggi, finalmente, si può iniziare a scrivere il capitolo finale di questa vicenda. Un capitolo che dovrebbe vedere la sua conclusione nel giro di un mese, con la totale rimozione delle lastre in cemento-amianto che sovrastano gli edifici. Una distesa di 8.100 metri quadrati che per più di un trentennio ha esposto i cittadini di Rose a un rischio che, a ventisette anni dalla messa al bando dell’amianto, non si dovrebbe più correre.

Oggi, però, quei cittadini possono tirare un sospiro di sollievo. Appena poche ore fa, infatti, è avvenuta la consegna dei lavori di rimozione e smaltimento delle coperture in eternit alla ditta appaltatrice – la Calabra Maceri e Servizi – da parte di Giuseppe Infusini, coordinatore provinciale dell’Ona Cosenza a cui l’amministrazione di Rose ha affidato la direzione delle attività. Un ruolo che Infusini rivestirà a titolo gratuito, in virtù dell’adesione del Comune all’associazione, alla quale sono state attribuite anche funzioni di supporto al Rup (il responsabile unico del procedimento).

Dalla Regione 120mila euro

Proprio la sezione provinciale dell’Osservatorio Nazionale Amianto si era in questi anni battuta per arrivare a questo risultato, chiamando in causa direttamente la Regione Calabria che, a detta dell’associazione, sarebbe venuta meno ai suoi doveri. Il mancato adempimento alle prescrizioni della legge regionale del 2011, infatti, con una mappatura dei manufatti in amianto che è arrivata solo nel 2016 e la conseguente mancata comunicazione dei dati al Ministero dell’Ambiente, ha precluso la possibilità di ottenere contributi nazionali per le bonifiche.

Il lieto fine, comunque, è arrivato lo stesso. La resistenza ha pagato. E così, oggi, la bonifica può partire grazie a un contributo di 120mila euro da parte della Regione a favore del Comune di Rose, che agisce in danno della curatela fallimentare dell’ex opificio. Il che significa che le somme erogate dovranno essere restituite dalla stessa curatela nel momento in cui avrà liquidità derivante dalla vendita degli immobili. La stessa procedura che è già stata seguita a Santa Caterina Albanese, sede dei capannoni dell’ex Fil, una bomba ambientale da 15mila metri quadrati di amianto dove la bonifica – finanziata con 190mila euro di contributi regionali – è stata da poco completata.

Soddisfatti sindaco e Ona Cosenza

Soddisfatto il sindaco di Rose, Mario Bria, per questa conclusione che metterà finalmente al riparo i cittadini dai rischi per la salute derivanti dall’esposizione all’amianto, viste soprattutto le condizioni di degrado del sito. Un risultato di cui si compiace anche Infusini, che in esso vede «il segno dell’azione sempre più incisiva e significativa dell’Ona Cosenza sul territorio». Un’azione che, sottolinea, «l’associazione sta espletando attraverso le attività di informazione alla cittadinanza e nelle scuole, e la collaborazione con le istituzioni, in primis i Comuni, in alcuni dei quali abbiamo già aperto lo Sportello Amianto previsto dalla legge regionale del 2011. E poi la Regione, nei cui confronti continuiamo a fare da pungolo per l’attuazione concreta del Piano regionale amianto». (Mariassunta Veneziano)

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