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Rose: oggi la bonifica, ieri il degrado – IL REPORTAGE

In contrada Petraro c’era il lavoro, poi è arrivata la paura. Ecco il nostro reportage.

La strada è la Statale 279, che da Montalto porta a Rose attraversando scorci di campagna, capannoni rurali e industriali, semafori, case e qualche ristorante. Una strada che a un certo punto si muta in ponte a cavallo del fiume Crati. Appena arrivati sull’altra sponda, un cartello dà il benvenuto nel comune di Rose. E subito dopo un altro cartello copre quel benvenuto di un sapore amaro. Se ne sta attaccato a un cancello, in una rientranza della strada, con il suo triangolo giallo e la scritta “Pericolo”.

Oltre le sbarre e la vegetazione incolta c’è un mondo diverso, che sa di abbandono e di morte. A varcare la soglia sembra di entrare in una “dimensione parallela” rispetto alla vita che si respira di qua dal cancello, tra i bar, i market e le macchine che percorrono le vie che si dipanano dalla rotatoria.

Siamo in contrada Petraro e il macabro custode del confine con la vicina Montalto è una distesa di tetti in eternit di 8.100 metri quadrati. Nei capannoni semivuoti è inevitabile aggirarsi con la testa all’insù e il viso contratto in una smorfia a guardare quei buchi che lasciano intravedere il cielo. Squarci di azzurro in un mondo grigio fatto di terra, sterpaglie e lastre di eternit. Gli scheletri sono quelli dell’ex Russo Pavimenti, un opificio che ai tempi del suo massimo splendore dava lavoro ad almeno trenta famiglie del posto.

A spasso nel degrado

La storia che questo luogo racconta è la stessa di tante aziende calabresi, i cui cadaveri testimoniano oggi un sogno industriale mai diventato realtà: un fallimento che ferma per sempre i macchinari e manda a casa gli operai. Le famiglie che abitano nella zona, però, restano. Restano case e palazzine affacciate sullo scempio, restano le malattie “sospette” che ogni tanto si portano via qualcuno.

Da questa ex area industriale, oltre i tetti d’amianto coperti di muschi che denunciano il loro stato di degrado, si vede la quotidianità che scorre. Mentre di qua rimane tutto fermo a quel giorno in cui il frastuono del lavoro fu zittito. Aggirarsi in questi luoghi è una continua sorpresa: dietro ai muri consunti spuntano cumuli di materiali, nuovi mostri d’amianto e perfino una barca che – se non fosse per l’alito di morte che si solleva dalle lastre ondulate – darebbe al tutto un fascino decadente.

Il report Arpacal del 2013

Il report dell’Arpacal, derivante dal sopralluogo effettuato il 15 aprile 2013, parlava chiaro: «Per quanto riguarda i fabbricati e i manufatti presenti, la maggior parte di essi risulta segnata da uno stato di degrado che interessa principalmente gli impianti di copertura, in massima parte costituiti da lastre ondulate in cemento amianto». E ancora: «Lo stato di degrado dei luoghi rilevato durante il sopralluogo presso l’ex stabilimento Russo Pavimenti spa, i risultati delle analisi di laboratorio effettuate sui materiali campionati, l’ubicazione della struttura in una zona urbanizzata, impongono l’immediato recupero del serbatoio idrico e dei frammenti contenenti amianto sparsi lungo il perimetro dell’ex stabilimento, in modo da evitare che gli stessi, a causa di ulteriori frammentazioni, diventino di dimensioni micrometriche e quindi non più individuabili, ed il contestuale avvio di un intervento generale di bonifica dei materiali contenenti amianto nell’area ispezionata». Nella relazione del tecnico incaricato dal curatore fallimentare Alberto Nardi, datata 19 marzo 2014, si legge: «La tipologia di intervento che si andrà a realizzare rientra in un programma di bonifica più ampio che non può essere completamente attuato per mancanza di fondi».

Ma da oggi si scrive una nuova pagina

La solita storia: le curatele fallimentari che non hanno soldi, i piccoli Comuni che si barcamenano tra mille difficoltà economiche e si ritrovano con le mani legate. La Regione, dal canto suo, ha finto a lungo di non vedere, dopo essersi lavata la coscienza con una legge – la 14 del 2011 – i cui adempimenti hanno cominciato a mettersi in moto solo dopo diversi anni: prima il Prac (il Piano regionale amianto Calabria), poi il telerilevamento… Piccoli e lenti passi, ma meglio di niente.

Così, a Rose come altrove, era successo che la bonifica era stata fatta solo in minima parte. I lavori – affidati all’impresa Ecoross di Rossano – erano partiti il 19 giugno 2014 e si erano conclusi il 26 agosto successivo. Risultato: rimossi 10 metri quadrati di lastre su un totale di 8.100 e un serbatoio in eternit, per un peso complessivo di 250 chili.

Cinque anni dopo – cinque anni di denunce e preoccupazioni – l’ex Russo Pavimenti riapre i suoi cancelli. Per la battaglia finale. E con le lastre d’amianto, presto, se ne andrà anche quel cartello con la scritta “Pericolo”. (Mariassunta Veneziano)

 

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