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Duplice omicidio di via Popilia, rimangono in carcere due imputati

Duplice omicidio di via Popilia, rimangono in carcere due imputati

Sugli assassini di Benito Aldo Chiodo e Francesco Tucci si esprime anche la Suprema Corte di Cassazione. Ecco cosa dice in riferimento ad Antonio Abbruzzese, alias “Strusciatappine”, e Celestino Bevilacqua.

Sul duplice omicidio di via Popilia si esprime anche la Suprema Corte di Cassazione. Gli ermellini hanno rigettato i ricorsi avanzati dai difensori di Antonio Abbruzzese, alias “Strusciatappine”, e Celestino Bevilacqua, ritenuti organici del clan “Rango-zingari” di Cosenza e, all’epoca dell’evento di sangue, componenti del gruppo “zingari” di Cosenza, guidato da Francesco Bevilacqua, meglio conosciuto come “Franchino ‘i Mafalda”.

Duplice omicidio di via Popilia, no ai ricorsi

Secondo la Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, Benito Aldo Chiodo e Francesco Tucci, entrambi uccisi il 19 novembre del 2000, e Mario Trinni, rimasto ferito nell’agguato di mafia, sarebbero stati colpiti da un commando di fuoco coordinato proprio dal primo pentito del clan degli “zingari” che qualche anno dopo la strage di via Popilia, aveva deciso di “saltare il fosso” e collaborare con lo Stato.

La Cassazione ritiene non fondati i motivi dei ricorsi presentati per conto dei due imputati. Nei reclami depositati alla Suprema Corte, i legali hanno evidenziato le lacune investigative in riferimento alle dichiarazioni rese ai magistrati da “Franchino ‘i Mafalda” e Franco Bruzzese. Con una motivazione in diritto, in merito al giudicato cautelare, la prima sezionale penale ha confermato il provvedimento del Riesame di Catanzaro che, a suo tempo, aveva mantenuto la misura cautelare della custodia in carcere per tutti gli indagati. Nel duplice omicidio di via Popilia, infatti, sono coinvolti Celestino Bevilacqua, Fiore Abbruzzese, Antonio Abbruzzese alias “Strusciatappine”, Luigi Berlingieri e Saverio Madio. Tutti e cinque sono già a processo per effetto della richiesta (accolta) di giudizio immediato fissato dal gip Distrettuale di Catanzaro. L’accusa, infine, schiera altri due pentiti, tra cui Celestino Abbruzzese, già condannato nel processo “Job center”. (a. a.)

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