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Cassano all’Ionio sciolto per mafia. Il Consiglio di Stato: «Decisione legittima»

Cassano all’Ionio sciolto per mafia. Il Consiglio di Stato: «Decisione legittima»

Cassano all’Ionio sciolto per mafia. Il Consiglio di Stato conferma la sentenza del Tar del Lazio e chiude la vicenda sul comune della Sibaritide. 

Confermato lo scioglimento del consiglio comunale di Cassano per condizionamenti della criminalità organizzata. Lo ha deciso il Consiglio di Stato, respingendo l’appello presentato dall’ex sindaco Gianni Papasso, insieme ai consiglieri comunali di maggioranza e agli assessori contro la presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero dell’Interno e la Prefettura di Cosenza per l’annullamento del provvedimento di scioglimento degli organi elettivi. 

Cassano all’Ionio sciolto per mafia, le motivazioni

Il Consiglio di Stato scrive che «vi sono in atti, in conclusione, elementi e vicende, su cui il Collegio ha ritenuto di svolgere un più approfondito esame, che in modo più che sufficiente denotano la correttezza dell’impugnata deliberazione di scioglimento degli organi elettivi del Comune di Cassano, per i quali è “più probabile che non”, e sotto certi aspetti sicura, la contaminazione da parte delle potenti cosche locali di ‘ndrangheta, al fine di influenzare e indirizzare sia la libera espressione della volontà degli elettori, sia le scelte amministrative in direzione del massimo profitto per operatori vicini agli eletti e in vario modo collegati alle cosche».

Il commento di Papasso

L’ex sindaco di Cassano all’Ionio, Gianni Papasso commenta la notizia dello scioglimento. «Si trattava di un’impresa assai difficile anche in considerazione del fatto che i comuni reintegrati a seguito di sentenze del Consiglio di Stato sono stati pochissimi. La sentenza valorizza in maniera estrema la relazione di accesso e la conseguente relazione del Prefetto» afferma in una nota.

«Anche il Consiglio di Stato si è rifugiato, quindi, nel “principio della prevenzione”. A nulla sono valse le nostre dettagliate spiegazioni, che rappresentano assolute verità sui punti individuati dalla commissione di accesso. Punti estremamente e volutamente gonfiati, alcuni dei quali contengono vistosi e macroscopici falsi, per rappresentare una situazione amministrativa particolare e per pervenire allo scioglimento del consiglio. Continuiamo a ribadire, quindi, che si è trattato e si tratta di una grande e grave ingiustizia» prosegue l’esponente del Psi calabrese.

«Oltretutto, il clima di assoluto giustizialismo che imperversa nel Paese, certamente non ci ha aiutati nella difficile impresa. Abbiamo presentato ricorso avverso la sentenza del Tar per spiegare le nostre ragioni e le nostre verità, per difendere la nostra azione amministrativa. L’abbiamo fatto, soprattutto, per difendere sino in fondo Cassano e la sua cittadinanza da un eccesso di criminalizzazione. Oltretutto, i risultati dello scioglimento sono sotto gli occhi di tutti e testimoniano la morte civica e civile della nostra amata comunità» scrive l’ex sindaco.

«Lo scioglimento del consiglio ha prodotto un effetto devastante che sconteremo per moltissimi anni. Al di là del risultato, un forte e sentito ringraziamento al prof. Franco Gaetano Scoca e agli avvocati Vittorio Cavalcanti e Antonio Senatore per l’impegno e la professionalità profusi. Prendo atto della la sentenza, che assolutamente non condivido e che rispetterò, per il senso di dovere e di rispetto che ho sempre dimostrato nei confronti delle istituzioni democratiche. Naturalmente, andrò avanti per la mia strada ed a testa alta, convinto di avere fatto, pienamente e nel rispetto delle leggi e delle norme, il mio dovere e di avere la coscienza estremamente pulita» conclude la nota di Gianni Papasso.

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