Società & Ambiente

I giovani in fuga dalla Calabria per lavorare o studiare

Preoccupanti i risultati della ricerca Svimez, che propone la costruzione di una “Rete dei talenti del Sud”

I giovani del Sud e della Calabria se ne vanno, studiano sempre meno e lo fanno altrove. Molte le ragioni, ma quella essenziale è la carenza strutturale di occasioni di lavoro qualificato. Le conseguenze? Un “circolo vizioso” di ulteriore indebolimento del sistema formativo e universitario meridionale, che invece di produrre trasformazioni virtuose finisce per “adagiarsi” su un sistema produttivo e un contesto sociale indebolito e con scarsa capacità di innovazione. È quanto emerge dalla ricerca Svimez “Calabria Regione Aperta: verso la Rete dei giovani talenti”, presentata oggi a Reggio Calabria.

Il fenomeno priva la regione delle forze più giovani e qualificate, sulle quali fondare un solido processo di sviluppo economico, sociale e demografico. La soluzione sarebbe agire su più fronti per spezzare il “circolo vizioso” e riavviare il processo di sviluppo: istruzione e produzione, trasferimento tecnologico e incremento della cultura dell’innovazione.

Mettere in circolo le competenze

Alla luce dei risultati della ricerca, la Svimez propone la costruzione di una “rete dei talenti del Sud e per il Sud” con la finalità di favorire la diffusione di una cultura delle politiche di innovazione e della nuova imprenditorialità tecnologica e di sostenere giovani che vogliono restare o ritornare al Sud per dar vita a una startup.

Si tratta di una banca dati dei giovani talenti emigrati dal Mezzogiorno nel resto d’Italia o all’estero, nel corso degli ultimi decenni, che operano nel campo dell’innovazione tecnologica, ambientale, sociale e istituzionale. Un “network delle competenze” dovrà costituire, anche, lo strumento per permettere a coloro che vivono e lavorano fuori regione di restituire al proprio territorio, attraverso lo scambio di esperienze con chi invece è rimasto in Calabria, l’investimento che la regione stessa ha fatto per formare forza lavoro più qualificata. 

Ai giovani calabresi piace l’imprenditoria

La Svimez ha condotto un’indagine in Calabria raccogliendo le testimonianze di un campione significativo di giovani laureandi e dottorandi della Regione sulla figura imprenditoriale. La maggioranza degli intervistati (39%) ha risposto che preferirebbe intraprendere un lavoro autonomo, che consenta loro di realizzare le proprie idee innovative, contro il 31% che aspira ad avere un lavoro da dipendente.

Di questi il 25% aspira a fare l’imprenditore, valutando la possibilità di creare una propria impresa. La Calabria è la regione in cui le imprese giovanili rappresentano la quota più elevata sul totale (12,8%), seguita dalla Campania (12,6%) e dalla Sicilia (11,8%).

Nella regione si contano 200 start up innovative, di cui 39 a prevalente partecipazione giovanile (under 35). Le startup a prevalente partecipazione giovanile operano soprattutto nel settore della produzione di software (13), nell’attività di informazione ed altri servizi (6), nella ricerca e sviluppo (5), nel commercio all’ingrosso e al dettaglio (4).

Diminuiscono le nascite

Nel 2017 sono nati in Calabria 15.679 bambini, 357 in meno rispetto all’anno precedente, l’ammontare più basso mai raggiunto dalla Calabria in oltre 150 anni di storia unitaria. Il 2017 è stato anche il primo anno in cui tutte le province della Calabria hanno avuto un calo della popolazione: perfino Crotone, che fino a un anno prima si era distinta per i suoi ritmi di crescita e una popolazione relativamente più giovane, mostra un primo segno di cedimento, con la popolazione che si riduce di circa 500 persone.

In crescita le migrazioni

Nel 2017 il saldo migratorio della regione è rimasto sui livelli raggiunti l’anno precedente con una perdita netta di 3.317 abitanti. Tutte le province della Calabria hanno presentato un saldo migratorio interno negativo, in accentuazione rispetto al 2016. Dal Duemila hanno lasciato la Calabria poco meno di 113.600 residenti, trasferiti prevalentemente in una regione del Centro-Nord (98mila), ma anche all’estero (15mila) e molto meno in un’altra regione del Sud (meno di mille).

Queste tendenze, secondo le previsioni dell’Istat, nello scenario più prudenziale, implicherebbero per la Calabria una perdita tra il 2017 e il 2065 di quasi mezzo milione di persone (quasi un quarto di quella attuale). Le regioni del Centro-Nord che attraggono più lavoratori residenti in Calabria sono Lombardia, Lazio ed Emilia Romagna.

Mercato del lavoro tra crisi e ripresa

La Calabria si caratterizza per una ripresa incerta, a sprazzi, che prende vigore solo sul finire del 2016. Circa la metà dei 62mila occupati persi nel corso della fase recessiva è stata recuperata. Il tasso di occupazione regionale si è attestato al 42,2% nel 2018. Il numero degli occupati nella media del 2018 in Calabria è risultato pari a 551mila unità circa 14mila unità in più rispetto all’anno precedente, pari al +2,6%.

L’aumento dell’occupazione riguarda di più gli uomini (+2,9% a fronte del +2,2% delle donne). Continua a crescere per il secondo anno consecutivo l’occupazione giovanile fino a 34 anni (+12,4%, +4,9 nel 2017), in crescita anche gli occupati con 50 anni e più (+2,8, +4,1% nel 2017). Il lavoro a tempo pieno continua a crescere (+2,9%) mentre aumenta il part time (+1,6%), quello involontario è in moderata crescita in Calabria (+0,1%).

Nella regione l’agricoltura ha un andamento decisamente positivo, più moderata la crescita nei servizi, mentre si assiste a una flessione nell’industria.

La flessione dell’occupazione in Calabria si è combinata con un incremento marcato delle persone in cerca di occupazione, salite da circa 80mila nel 2008 a 152mila nella media del 2018. Il tasso di disoccupazione si è attestato al 21,6% nel 2018.

Circa 178mila sono i giovani calabresi tra i 15 ed i 34 anni che non lavorano e al tempo stesso sono fuori dal sistema formativo (i cosiddetti “neet”): la loro incidenza sul totale della popolazione in età corrispondente era nel 2018 al 39,3%. Di questi 65mila sono in cerca di occupazione mentre 113mila non cercano o cercano non attivamente perché ritengono che non ci siano opportunità di trovare un lavoro adeguato. Il 60% di questi giovani è diplomato o laureato.

Nel corso della crisi è aumentato di circa il 38% il numero di giovani con elevato livello di istruzione che non lavora e non studia.

Istruzione in Calabria

Gli “early leavers”- coloro che abbandonano presto gli studi – calabresi sono circa 25mila, pari al 16,3% dei 18-24enni. Il risultato della Calabria è essenzialmente dovuto alle giovani calabresi di cui solo il 10% circa abbandona gli studi mentre il dato degli uomini è in linea con la media meridionale (21,8%).

Consistente è il tasso di emigrazione degli studenti calabresi nelle regioni del Centro-Nord (intorno al 31%), superiore a quello medio delle regioni meridionali (26% circa). Solo il 55% (circa 39mila) dei residenti studia in atenei della Calabria.

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