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Ecomafia, la Calabria ai primi posti per crimini ambientali

Ecomafia, la Calabria ai primi posti per crimini ambientali

Ecomafia, il dossier di Legambiente segnala un aumento dei reati. La nostra regione al secondo posto subito dopo la Campania. Ecco i dati

La Calabria ai piani alti della classifica dei reati ambientali, subito dietro alla Campania. È quanto emerge dal dossier “Ecomafia 2019” di Legambiente, presentato stamattina a Roma.

Il rapporto fotografa una situazione non incoraggiante per il nostro Paese in generale, con un aumento consistente degli illeciti e un business che si espande e raggiunge i 16,6 miliardi di euro, 2,5 in più di quelli rilevati nello studio dello scorso anno.

Cemento, rifiuti, agroalimentari e animali sono i settori su cui le mafie – 368 clan censiti in tutta Italia – hanno puntato per incrementare i loro fatturati. Calano invece, anche se non di molto, gli incendi boschivi e i furti di beni culturali.   

Una mano, sottolinea Legambiente, è venuta anche dalla legge sugli ecoreati del 2015: nel 2018 – anno preso in considerazione dal dossier – è stata utilizzata 1.108 volte e applicata in 88 casi di disastro ambientale.

I numeri in Calabria

Ma vediamo, nello specifico, i dati che riguardano la nostra regione, che assieme a Campania, Puglia e Sicilia – le regioni a tradizionale presenza mafiosa – raccoglie il 45% dei reati totali.

I numeri sono impietosi: 3.240 illeciti, superati solo dai 3.862 della Campania, ma la Calabria detiene il primato degli arresti, pari a 35.

Consistenti le infrazioni che riguardano il ciclo illegale del cemento: sono 789 e ci consegnano, anche qui, il secondo posto (prima è la Campania con 1.169). A detenere il primato, tra le nostre cinque province, è Cosenza per numero di infrazioni, denunce, arresti e sequestri.

Situazione poco edificante anche sul fronte del traffico illecito dei rifiuti, che vede la Calabria al terzo posto (dietro a Campania e Puglia) con 657 infrazioni (su un totale nazionale di 7.984), 1.046 denunce, 12 arresti e 351 sequestri. Al primo posto per numero di reati, è in questo caso la provincia di Reggio Calabria.

Terzo posto anche per quanto riguarda i reati contro gli animali sulla terraferma, che risultano essere 452 (441 denunce, 9 arresti e 143 sequestri), con il record detenuto, ancora una volta, dalla provincia di Reggio.

Piaga trasversale alla fiorente attività dell’ecomafia è la corruzione. Se quasi la metà delle inchieste (il 43%) riguarda anche in questo caso le quattro regioni meridionali già citate, è però il Lazio a detenere il record, con un totale di 23 contate dal 1° giugno 2018 al 31 maggio 2019. A seguire, Sicilia, Lombardia, Campania e Calabria che si piazza al quinto posto con otto inchieste.

Il dossier riporta anche i dati sulle amministrazioni comunale sciolte per mafia: sono 23 in totale nel 2018 e otto nei primi cinque mesi del 2019. Tra queste ultime troviamo Careri, Palizzi e Stilo, tutte nel Reggino. Accanto ai Comuni, l’Asp di Reggio Calabria.

Le vere emergenze

Il dossier sull’ecomafia rappresenta il contributo di Legambiente, come afferma il suo presidente Stefano Ciafani, «per riequilibrare il dibattito politico nazionale troppo orientato sulla presunta emergenza migranti e far sì che in cima all’agenda politica del nostro Paese torni ad esserci anche il tema della lotta all’ecomafie e alle illegalità. Un tema sul quale in questi mesi il Governo ha risposto facendo l’esatto contrario, approvando il condono edilizio per la ricostruzione post terremoto sull’isola di Ischia e nelle zone del cratere del Centro Italia, e il decreto Sblocca cantieri con cui ha allargato le maglie dei controlli necessari per contrastare infiltrazioni criminali e fenomeni di corruzione».

Le proposte di Legambiente

Dallo stato delle cose presenti alle prospettive future, dall’analisi alla proposta. Ecco quelle avanzate da Legambiente: «Nella lotta alle ecomafie e agli ecocriminali, per Legambiente è fondamentale mettere in campo una grande operazione di formazione per tutti gli operatori del settore (magistrati, forze di polizia e Capitanerie di porto, ufficiali di polizia giudiziaria e tecnici delle Arpa, polizie municipali ecc.) sulla legge 68/2015. Tra le altre principali proposte avanzate oggi, l’associazione chiede che venga semplificato l’iter di abbattimento delle costruzioni abusive avocando la responsabilità delle procedure ai prefetti; che vengano riconosciuti diritti propri anche agli animali inserendo la loro tutela in Costituzione e approvato il disegno di legge sui delitti contro fauna e flora protette inserendo – all’interno del Titolo VI bis del Codice penale – un nuovo articolo che preveda sanzioni veramente efficaci per tutti coloro che si macchiano di tali crimini».

Ancora: «Per aumentare il livello qualitativo dei controlli pubblici serve approvare i decreti attuativi della legge che ha istituito il Sistema nazionale a rete per la protezione ambientale. Sul fronte agroalimentare, l’associazione chiede che venga ripresa la proposta di disegno di legge del 2015 sulla tutela dei prodotti alimentari per introdurre una serie di nuovi reati che vanno dal “disastro sanitario” all’“omesso ritiro di sostanze alimentari pericolose” dal mercato. Inoltre chiede che l’accesso alla giustizia da parte delle associazioni dovrebbe essere gratuito e davvero accessibile. Altrimenti rimane un lusso solo per chi se lo può permettere, e tra costoro non ci sono sicuramente le associazioni e i gruppi di cittadini. Infine Legambiente auspica che il Parlamento istituisca al più presto la Commissione d’inchiesta sulla vicenda dell’uccisione della giornalista Ilaria Alpi e dell’operatore Miran Hrovatin». (Mariassunta Veneziano)

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