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Cosenza-Pescara, l’inaugurazione del San Vito dopo la lite per il nome

Nel 1964 proprio un Cosenza-Pescara inaugurò, per l’epoca, il nuovo stadio dei rossoblù. Il San Vito aprì i battenti, senza mai chiuderli da allora, il 4 ottobre di 55 anni fa in un campionato di Serie C. Alla guida dei rossoblù c’era Domenico (Tom) Rosati e, a dirla tutta, dopo una partenza mediocre risultò davvero

Cosenza-Pescara, l’inaugurazione del San Vito dopo la lite per il nome

Nel 1964 proprio un Cosenza-Pescara inaugurò, per l’epoca, il nuovo stadio dei rossoblù. Il San Vito aprì i battenti, senza mai chiuderli da allora, il 4 ottobre di 55 anni fa in un campionato di Serie C. Alla guida dei rossoblù c’era Domenico (Tom) Rosati e, a dirla tutta, dopo una partenza mediocre risultò davvero una stagione entusiasmante. La promozione tuttavia non arrivò.

L’addio al vecchio Morrone

Prima dell’inaugurazione del San Vito, il Cosenza salutò il suo vecchio impianto con un’amichevole. Il 6 settembre del 1964 i Lupi batterono il Nicastro 6-2 e riposero per sempre nello scaffale un libro meraviglioso che accompagnò i rossoblù in mille battaglie. Ad ogni modo, quel campionato iniziò con una doppia trasferta. A Caserta si strappò un pareggio grazie ad una rete di Campanini. Alla seconda giornata ad Avellino non andò altrettanto bene: gli irpini si imposero 2-0.

L’inaugurazione del San Vito

Il 4 ottobre 1964 arrivò il giorno tanto atteso e il Cosenza bagnò l’esordio nel suo stadio nuovo di zecca con un sofferto 2-1. L’inaugurazione del San Vito avvenne sotto i migliori auspici con Ciabattari che segnò il primo storico gol su quel prato verde e con il bomber Campanini che vanificò il momentaneo pareggio di Pieri. Per i canoni dell’epoca era una struttura all’avanguardia, tra le più capienti dell’intero meridione. Realizzarla, però, non fu affatto cosa semplice.

Sembravano i giorni nostri

Nel libro “Vita da Lupi” di Federico Bria, sono netti i riferimenti al fatto che allora si parlasse da tantissimo di un nuovo stadio a Cosenza. Una situazione molto simile a quanto avviene nei giorni nostri, con i rendering del sindaco Occhiuto riguardanti il San Vito – Marulla sul web già da un paio d’anni. Tornando indietro nel tempo, la prima richiesta ufficiale del Coni al Comune è datata novembre del 1947. Ma tra il reperimento dell’area da destinare alla costruzione dell’impianto ed i continui ritardi accumulati dalla giunta comunale, passerà più di un decennio. Soltanto nel 1958 il Coni approverà il progetto. Due anni dopo, nel settembre del ‘60, si terrà l’asta per l’appalto dei lavori, assegnati all’impresa Gallo di Cosenza. Il nuovo campo, costruito con un mutuo di 244 milioni di lire, assicurato dall’Istituto di Credito Sportivo, doveva essere ultimato nel 1962, ma si perderanno altri due anni prima di potervi debuttare. Fondamentale, per la costruzione del San Vito, è stato il ruolo di Salvatore Perugini, autorevole esponente della giunta comunale che, con il suo impegno ha dato alle attese dei tifosi la spinta necessaria a realizzare il progetto.

La controversia per il nome del San Vito

«Il debutto – si legge nell’opera di Bria – fu preceduto da accese discussioni sul nome da dare all’impianto. Più parti caldeggiavano la denominazione “Stadio dei ventimila“, ma venne ritenuta riduttiva e priva di significato. Si optò, invece, per il nome del quartiere in cui sorge la struttura, e lo stadio fu così chiamato “San Vito“». Il nuovo stadio era a ferro di cavallo e lo rimase fino al 1993 quando fu costruita la Curva Nord. Altra modifica significativa fu quando venne costruito un fossato per separare le tribune dal campo, a seguito di gravi incidenti in occasione di una partita con la Paganese.

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