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Il caso Della Corte e la funzione della prevenzione speciale sui minori

I familiari del vigilantes Francesco Della Corte hanno protestato contro il "permesso premio" concesso a uno degli imputati minorenni per festeggiare il 18esimo compleanno d'età.

Ha generato sdegno e rabbia la diffusione della notizia relativa alla concessione di un “permesso premio” per la festa dei 18 anni ad uno dei tre minori che nel 2018 a Napoli colpivano a sprangate il vigilante Francesco Della Corte con lo scopo di prendergli la pistola, cagionandone la morte dopo qualche giorno. A causare la reazione dei familiari sono state, più che altro, le foto dei festeggiamenti postate sui social da una parente dell’aggressore che offendevano, secondo i congiunti, la memoria dell’uomo, visto anche il breve tempo trascorso dal delitto.

Comprensibile il dolore dei familiari, meno i commenti di altri…

Se è sempre comprensibile, dunque, il lamento dei familiari delle vittime di crimini violenti, dai quali non si può pretendere la cognizione della reale portata della concessione di eventuali benefici nel corso dell’espiazione della pena inflitta ai responsabili degli stessi, meno spiegabili risultano i commenti sprezzanti di molti addetti ai lavori. Soprattutto in riferimento al caso specifico, per il quale è indispensabile fare preliminarmente chiarezza: non si tratta di un permesso premio, bensì di un permesso ordinario concesso ad un detenuto minorenne giudicabile, con giudizio di appello pendente.

Perché il giudice ha concesso il permesso ordinario?

Il fine di tale permesso era solo quello di consentirgli di trascorrere a casa il suo diciottesimo compleanno, in ossequio alla finalità della misura attualmente applicata. È bene tener presente, infatti, che per i minori autori di reato, nell’attribuzione delle misure cautelari il giudice tiene conto dell’esigenza di non interrompere i processi educativi in atto, affidando l’imputato ai Servizi Minorili del Dipartimento di Giustizia Minorile. D’altra parte, le misure cautelari previste per il minore e applicabili in ordine alla gravità del reato sono: prescrizioni, permanenza in casa, collocamento in comunità e custodia cautelare.

Il caso della Corte e la funzione della prevenzione speciale sugli imputati minorenni.

In questo caso, vista l’enorme gravità del fatto commesso, è stata applicata per ovvie ragioni la custodia cautelare in carcere. Ciò in attesa che si definisca il procedimento per il quale l’imputato è stato condannato in primo grado alla pena di 16 anni e 6 mesi, sia per la scelta del rito, sia per il fatto che nel processo a carico di imputati minorenni è esclusa a priori la possibilità di comminare come pena eventualmente l’ergastolo.

La funzione della prevenzione speciale

Ad ogni modo, anche qualora si fosse trattato di un condannato maggiorenne in via definitiva, non bisogna dimenticare che la finalità rieducativa e di umanità della pena fanno riferimento ad esigenze specialpreventive-risocializzative. In particolare, la funzione della prevenzione speciale è quella di eliminare o ridurre il pericolo che il soggetto ricada in futuro nel reato, presupponendo la necessità del reinserimento del reo nella comunità dalla quale si era estraniato, mentre la rieducazione si traduce in una offerta di opportunità che consenta al soggetto di reinserirsi progressivamente nel tessuto sociale, adeguando il proprio comportamento alle regole giuridiche.

Al contrario, ogni deriva giustizialista, nonché ogni richiesta sempre più insistente e quasi ossessiva di pene esemplari, che in qualche caso propongono addirittura un attentato al diritto all’integrità fisica del condannato, non fungono affatto da deterrenti al crimine, ma compromettono soltanto i principi di equità e di civiltà giuridica.

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Chiara Penna

Avvocato penalista e Criminologa, ha conseguito nel Marzo 2017 il titolo di Avvocato penalista specialista presso la Scuola di Alta formazione dell’Avvocato penalista dell’ Unione Camere Penali Italiane e nel 2012, il titolo di Master di II Livello in Scienze forensi presso l’Università degli Studi di Roma La Sapienza. Autrice di pubblicazioni scientifiche e dei libri: “La vera storia del mostro di Firenze” e “Suoni dal buio. Appunti di musica, cronaca a visioni”, è spesso ospite in qualità di esperta in programmi televisivi e radio nazionali.

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