La Riva della Moka

Date a Greta Thunberg un biglietto per Cosenza (e per la Calabria)

L’ambiente in Calabria (e a Cosenza) è innanzitutto questione di radicamento sociale e bisogni primari. Ecco per quali ragioni.

Appena un giorno dopo che oltre tremila persone si erano radunate nelle piazze cosentine per protestare contro le politiche perseguite dall’onorevole Salvini come ex ministro dell’Interno e come leader della Lega, ancora migliaia di giovanissimi erano per strada in città. Obiettivo, invero, stavolta ancora più ambizioso che quello di scalzare dal piedistallo di una fumosa propaganda un politico interessato alle scadenze elettorali locali e nazionali: in ballo c’era il cambiamento climatico e il futuro del pianeta. 

Un milione di giovani in piazza in tutta Italia

Molti hanno, persino giustamente, espresso perplessità contro quel movimento che su base internazionale sembra nato col placet anche di lobbies e gruppi di pressione e che è portato avanti da un’adolescente svedese che dice cose sacrosante quanto immediate, lapalissiane e prive di qualunque contrappunto operativo concreto. E molti hanno pure polemizzato sul qualunquismo di questa nuova ondata ecologica che sembra agevolata dai provvedimenti governativi ma che in fondo ancora non mette a fuoco la critica di sistema tipica di ciò che davvero voglia essere radicale in uno spazio sociale. Cionondimeno, queste critiche sebbene fondate non ci pare colgano nel segno di un dato civile altrettanto innegabile: un milione di ragazze e ragazzi in piazza in tutta Italia. Un cittadino dello Stato su sessanta era in un corteo che reclamava il rispetto dell’ambiente, che esibiva cartelli contro i danni dell’inquinamento. Un italiano su sessanta, con una percentuale evidentemente ancora più elevata (uno su dieci, uno su quindici) tra gli italiani nati tra il 1995 e il 2005. I dati non spiegano, ma senza farci i conti spiegazioni non se ne danno. 

Invitiamo Greta a Cosenza e in Calabria

Di certo, non ha corso il rischio di buonismo manierato la manifestazione cosentina. Non solo perché essa ha fotografato un sentire emotivo che si legava alla giornata precedente, ma anche perché il territorio e gli attivisti possono meritoriamente rivendicare una specificità di impegno sociale proprio su queste tematiche. Anzi, ci sembra questa l’occasione giusta per invitare Greta Thunberg e quello che secondo i detrattori è il suo facoltoso entourage a far visita in Calabria e a Cosenza in particolar modo. Le patologie e le diagnosi oncologiche in regione non sono diminuite, a dispetto del trend nazionale. L’inquinamento notorio e quello sotterraneo hanno un peso specifico non irrilevante, anche se scientificamente complicato da quantificare. Si va dai materiali lesivi usati in edilizia, dove la ragione d’impresa ha spesso pappato quella urbanistica e quella ambientale, allo sversamento illecito di rifiuti, che alcune inchieste hanno fatto lumeggiare, ma che non hanno appieno verbalizzato e forse nemmeno arrestato.

Discariche abusive, cementificazione e sporcizia…

Qui, quando il modello di smaltimento della discarica veniva ufficialmente pensionato persino dai burocrati europei e dalle loro direttive, quando la coscienza sociale cominciava a rendersi conto dell’abominio delle discariche abusive, ecco che si proponeva di costruirne di nuove. Ecco che si proponeva di combinare l’istituzione di nuove discariche all’apertura di impianti inceneritori. Qui, dove il turismo è agitato come la bandiera piccola e grande del lavoro stagionale e delle convenzioni locali, e dove però il mare ha scontato e in parte persino oggi sconta anni, se non decenni, di insistita e sospetta sporcizia. Qui, dove la cementificazione di nuova metratura è ancora assolutamente preponderante contro qualsiasi idea di riconversione ecologica degli spazi e dove perciò i comitati delle lotte di borghi e quartieri sono rimasti gli unici a difendere un’idea di edilizia sociale che senza impattare sul territorio possa preservare invece quei vecchissimi stabili altrimenti mollati all’incuria più assoluta. La stessa incuria che rende improbo l’abitare, oltre a mettere in pericolo l’ambiente stesso col suo progressivo disfacimento

Se si vogliono fare le pulci al mondo, forse anche nel colorato, compatto e militante corteo cosentino, ci sarà stata la sua quota di sbadigli e frasi fatte, ma mai come altrove, probabilmente, l’ambiente in Calabria è innanzitutto questione di radicamento sociale e bisogni primari. 

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Domenico Bilotti

Domenico Bilotti, docente di "Diritto delle Religioni" e "Storia delle religioni" presso l'Università Magna Graecia di Catanzaro. Ha svolto attività di ricerca e di studio in atenei americani ed europei. Ha pubblicato volumi e saggi in materia di laicità dello Stato, tutela dei diritti umani, garantismo penale e diritto di famiglia.

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