Minamò

Comincia adesso

A me la retorica sugli eroi ha sempre affascinato poco. Preferisco le parole di Zaccheroni dopo il -9 comminato al Cosenza

Mancano due giorni alla mia prima trasferta 2019-20 e sono divorato dalla curiosità. Un mese fa circa, avevo indicato nelle partite tra la quarta e la settima giornata un filotto di gare nelle quali il Cosenza avrebbe dovuto inanellare almeno 5 punti per tirarsi fuori dalle secche. Era un auspicio eccessivamente ottimista. Ne sono arrivati tre – e, a rivedere le partite, è andata pure bene. Frosinone e Livorno non avrebbero rubato nulla se avessero battuto i rossoblù, che tuttavia avrebbero meritato più del pari striminzito rimediato col Venezia.

Voglio partire da qui, alla vigilia della sfida col Cittadella, per sgomberare il campo dai dubbi: i quattro punti che il Cosenza ha raccolto finora rappresentano (purtroppo) tutto ciò che ha espresso in questa prima parte del campionato. Nel bene e nel male. Gioco solo a tratti, rari tiri in porta, pochi gol subiti ma troppe incertezze del reparto difensivo nei momenti chiave (compresi i 3 rigori), una mediana con poche frecce all’arco sono stati i difetti principali. Le cose sono andate meglio col Venezia. La squadra è sembra aver trovato una sua identità, ma i problemi restano.

Il primo è che forse un attaccante come Riviere, che ama presidiare l’area, avrebbe bisogno di una seconda punta accanto (magari Carretta, uno dei più positivi in questo avvio) piuttosto che delle due ali larghe del 4-3-3 – modulo per il quale in teoria, invece, sarebbe più adatto Litteri.

Il secondo è che il 3-5-2, il salvagente al quale si è appellato Braglia per superare la crisi iniziale, ha invece messo a nudo i problemi della difesa e le difficoltà delle fasce. Idda e Capela finora hanno obbligato Monaco e Legittimo agli straordinari. Sulle corsie esterne, invece, Corsi e Baez hanno faticato rispettivamente ad arrivare al cross sul fondo e al rientro sulla linea dei terzini. È andata meglio invece con Bittante e D’Orazio.

Il terzo è a centrocampo. Per ora Greco si è rivelato inadatto a prenderne le redini, anche quando si è trattato semplicemente di subentrare a Kanoutè a gara in corso.

Sarà bastata la lunga sosta per registrare la squadra e risolvere questi problemi? E cioè: le difficoltà dei singoli erano legate alla forma fisica e all’inserimento nel gioco di Braglia, o (tanto per capirci) Greco è il nuovo Verna? La mia curiosità iniziale è legata proprio a questo. E nei prossimi quindici giorni, tra Cittadella, Chievo, Entella e Cremonese, i rossoblù sono obbligati a dare una risposta, ribaltando la loro posizione in classifica.

E, per farlo, devono vincerne almeno una. Sarebbe un bel problema, se subentrasse in chi scende in campo quella “paura” che Braglia ha paventato più volte nei suoi due campionati e mezzo sulla panchina dei Lupi. È tutta questione di testa. Una squadra, costituita al 90% da elementi in cerca di riscatto o di rilancio, ha bisogno di capire se le sue fiches sono puntate su numeri ancora in gioco oppure no.

Vedete, in questi giorni sui social vengono celebrate le parole del presidente della Reggina alla vigilia del derby vittorioso con il Catanzaro: Ci sono gli uomini e poi ci sono gli eroi, e tra gli eroi annovera persino quei difensori che recuperano il pallone sulla linea di porta – cosa che io ho visto fare persino a Vincenzo Montalbano senza per questo pensare che fosse uno degli Argonauti

A me la retorica sugli eroi ha sempre affascinato poco. Preferisco invece ripescare dagli annali ciò che disse Alberto Zaccheroni ai rossoblù nel gennaio 1995. E cioè in uno dei momenti peggiori della storia del Cosenza. Quando all’inizio del girone di ritorno, con 9 punti di penalizzazione per irregolarità fiscali, la squadra piombò in una notte dalla zona promozione al penultimo posto, e con il serio rischio di finire in C. Quella squadra aveva davvero tutte le ragioni del mondo per avere paura di perdere.

Ce li hanno tolti, e ora quei 9 punti ce li andiamo a riprendere, li spronò invece Zac al primo allenamento. E il Cosenza quei punti se li prese davvero. All’inizio a fatica, strappando un pari al Pescara. Poi con un filotto (credo mai più ripetuto) di cinque vittorie consecutive, trascinati dal tridente Marulla-Buoncore-Negri.

Quello di cui invece il Cosenza non ha proprio bisogno è proprio l’eroismo di cui ha parlato agli amaranto il presidente Gallo. L’eroismo chiama gli errori. Gli errori instillano la ricerca spasmodica del numero che risolva la partita. E tutto questo si porta dietro la paura.

Il Cosenza, oggi, è all’ultimo posto, in compagnia di altre quattro squadre. E addirittura due vittorie consecutive potrebbero non bastare per riagganciare Pisa e Venezia, oggi tredicesime. Il suo campionato comincia adesso. Non può concedersi distrazioni. Braglia sa che farsi prendere dal riminizzo di vincere a tutti i costi le partite può essere la peggiore delle condanne, in una zona retrocessione dove al momento ci sono pure due intruse (Frosinone e Spezia). E tuttavia sa pure che lo “zero” alla voce vittorie va cancellato al più presto, per restituire serenità all’ambiente.

È il momento più importante delle ultime stagioni. Le prossime quattro gare sono toste, ma non impossibili. E sono curioso di vedere come Braglia proverà a tirarci fuori dal pantano.

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Andrea Marotta

Andrea Marotta (Cosenza, 1982) è sposato con Sara ed è padre di tre figli (Arianna, Caterina e Tommaso). Si è laureato a Perugia in Scienze della Comunicazione nel 2005. Giornalista professionista dal 2009, ha collaborato con Tam Tam e Segnali di Fumo, Il Quotidiano della Calabria, Calabria Ora, Il Firenze, Il Mucchio Selvaggio e L'Espresso. Lavora in Rai dal 2008, a Firenze dal 2013. E' autore di due libri: "Io Raimondo Ricci, memorie da un altro pianeta" (con Domenico Guarino, Sagep Editore) e "Eravamo tanto amati" (con Andrea Lattanzi e Domenico Guarino, Effigi Editore). Nel 2018 ha vinto il Premio Ghinetti - Sezione Giovani.

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