Minamò

Tombolato Fields Forever

Alla fine del primo tempo di Cittadella-Cosenza, subito dopo il fischio dell’arbitro, mi sono lasciato cadere sul seggiolino alle mie spalle con aria rassegnata e ho cercato conforto alla mia sinistra. Li avevo visti dall’inizio della partita. Poco oltre me e un paio di amici, c’erano un padre e un bambino di 6 o 7 anni. Indossava una maglietta Scintille, quella della stagione 2011-12, che addosso a lui diventava una specie di vestaglia e gli arrivava alle ginocchia. Per chi non lo sapesse, tra gli appassionati, le casacche delle squadre si ricordano spesso così, con gli sponsor, a distanza di anni: la maglia Lagostina, quella Terme Luigiane, la maglia Stanley; oppure con i fornitori tecnici, da Abm a Kappa. 

La maglia “Scintille” con Mosciaro e Provenzano testimonial

Com’era prevedibile, mentre le squadre tornavano negli spogliatoi e la curva continuava a cantare Noi vogliamo questa vittoria, il bambino tratteneva a stento le lacrime per la delusione. Per parte mia, ero basito quanto lui. A parte la girata al volo di Riviere al fischio d’inizio e il tiro di Sciaudone in chiusura, la squadra di Braglia aveva preso schiaffi per 45 minuti filati. “Corsi, Baez e Bruccini inguardabili”, commentavo tra me e me, in silenzio. Solo la traversa aveva impedito ai padroni di casa di andare sul 2-0 dopo un quarto d’ora e chiudere la gara. Alle 21.45 circa di venerdì scorso, la colonna sonora mentale dei 426 che erano arrivati a Cittadella da ogni parte d’Italia era probabilmente la stessa di Requiem for a dream di Darren Aronofsky.

«Figlicè, tranquillo che la vinciamo…», aveva detto allora il padre al bambino con la maglietta Scintille. E la sua sicurezza m’induceva una tenerezza infinita. Ho pensato che, una cosa del genere, ai miei figli io non avrei mai avuto il fegato di dirla. Invece quel papà ha giocato il tutto per tutto, e il Cosenza pure insieme a lui nella ripresa. Due dei tre “inguardabili” del primo tempo hanno ribaltato la partita sull’1-3 e oggi quel padre è probabilmente venerato dal figlio come Batman, un supereroe in grado di cambiare il corso di qualsiasi evento. Chapeau. Ma cos’è successo?

La prima evidenza è che il Cosenza ha avuto una reazione meravigliosa. Ha tirato fuori carattere e concentrazione che, finora, si erano visti solo occasionalmente – forse solo nel pareggio col Frosinone; anche col Venezia, in fondo, la squadra si era cullata un po’ troppo sul vantaggio.

La seconda è che nel primo tempo i rossoblù sono stati spesso inferiori, perché il pressing degli uomini di Venturato è andato a segno. Kanoutè e soci hanno patito i raddoppi di marcatura sistematici in mediana – tant’è che, da una situazione del genere, è arrivato il provvisorio 1-0. È la cosa che mi preoccupa di più. Con i tre a centrocampo è necessario trovare soluzioni per evitare imboscate come queste, che potrebbero essere sempre più frequenti affrontando squadre dal gioco speculativo come sono stati i veneti.

La terza è che, come auspicavo nelle settimane scorse, liberare Baez sull’ala insieme a Carretta e introdurre Bittante (e, magari, domani anche D’Orazio a sinistra, con Legittimo centrale) ha reso la manovra molto più fluida. Ne consegue la quarta, che è la notizia più importante da agosto a questa parte: il Cosenza è pronto per giocare con il 4-3-3. Ciò non vuol dire che questo modulo garantisca risultati e vittoria (a meno che il padre del bambino con la maglietta di Scintille non torni a metterci lo zampino), ma che Braglia sembra riuscito a riunire vecchi e nuovi arrivi sotto il suo “credo” calcistico.

A seguirlo dal campo, il primo tempo di Cittadella era stato uno scasto. Al punto che, sul gol di Baez, non sono nemmeno riuscito a esultare – mi aggiravo per il settore ripetendo il mantra di Milicchio su TutinoMa che gol… Ma che gol hai fatto? E tuttavia, riesaminato a freddo ma alla tv, il Cosenza non era andato così male nemmeno nella prima frazione – e vorrei vedere noialtri, del resto, entrare in campo con 0 vittorie in sette giornate e, dopo 120 secondi, osservare Vita estrarre dal cilindro il classico “tiro della domenica” (di venerdì, segno di come nel calcio moderno non ci sia più davvero religione nemmeno in questo).

Non so se negli spogliatoi Bruccini abbia assunto le sembianze del capitano Colby di Fuga per la vittoria e con il suo “Adesso proviamo a vincerla” sia riuscito davvero a trascinare la squadra alla rimonta. E tuttavia credo di non aver mai visto, in vita mia, un 3-1 in rimonta del Cosenza in trasferta prima del 18 ottobre scorso e raramente un’esultanza più intensa di quella di Brus dopo il rigore, quando indica il settore rossoblù da sinistra a destra come a dire Questa roba qui è anche merito vostro.

Insomma, mentre scrivo queste ultime righe e penso che, se fossi De Amicis, avrei già trasformato Bruccini e il padre del bimbo con la maglia di Scintille nei personaggi di un nuovo libro Cuore (dove Baez è evidentemente il Franti della situazione), vi assicuro che la classifica di serie B non la sto nemmeno guardando. E non dovete farlo nemmeno voi. Il Cittadella era un avversario tosto, ma di risultati sorprendenti all’ottava giornata ce ne sono stati parecchi: il Venezia che batte la Salernitana, la rimonta dello Spezia sul Pescara, per non parlare del 4-2 della Juve Stabia contro la rivelazione Pordenone. Resto convinto che questa serie B sia ancora più livellata (Empoli e Benevento a parte) rispetto allo scorso anno. Che, dopo la prima vittoria in trasferta, al Cosenza serva subito anche il primo tagliando al Marulla. E che il nostro campionato troverà la sua strada solo se riuscirà a ripetere nelle prossime trenta giornate il cazzuto canovaccio andato in scena al “Piercesare Tombolato”.

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Andrea Marotta

Andrea Marotta (Cosenza, 1982) è sposato con Sara ed è padre di tre figli (Arianna, Caterina e Tommaso). Si è laureato a Perugia in Scienze della Comunicazione nel 2005. Giornalista professionista dal 2009, ha collaborato con Tam Tam e Segnali di Fumo, Il Quotidiano della Calabria, Calabria Ora, Il Firenze, Il Mucchio Selvaggio e L'Espresso. Lavora in Rai dal 2008, a Firenze dal 2013. E' autore di due libri: "Io Raimondo Ricci, memorie da un altro pianeta" (con Domenico Guarino, Sagep Editore) e "Eravamo tanto amati" (con Andrea Lattanzi e Domenico Guarino, Effigi Editore). Nel 2018 ha vinto il Premio Ghinetti - Sezione Giovani.

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