Politica e Istituzioni

L’Europa non sa cosa siano la mafia, la ‘ndrangheta e la camorra

Ha fatto discutere la decisione della Corte Europea dei Diritti umani che ha giudicato incostituzionale la norma che regola l'ergastolo ostativo.

La Grand Chambre della Corte Europea dei Diritti Umani, che non è legata all’Ue ma al Consiglio d’Europa, ha respinto nelle settimane passate il ricorso presentato dall’Italia contro la sentenza del 13 giugno 2019 sul cosiddetto ergastolo ostativo, cioè il carcere a vita che non prevede benefici né sconti di pena, applicato in Italia per reati gravissimi come l’associazione mafiosa o il terrorismo, in assenza di collaborazione con la giustizia da parte del condannato. Con quella sentenza, che riguardava il caso di Marcello Viola, i giudici di Strasburgo hanno stabilito che la condanna al carcere a vita “irriducibile” inflitta al ricorrente viola l’articolo 3 della Convenzione Europea sui Diritti umani.

Siamo ancora una terra di nessuno

Ne è nata una polemica assai forte che alla fine ha messo in campo un solo argomento: l’Europa sa cosa è la mafia? Cominciamo a fare alcuni esempi che dimostrano come alla fine del 2019 siamo ancora in una terra di nessuno.

A) Si terrà a porte chiuse per motivi di sicurezza il processo a Ridouan Vaghi, latitante, il più pericoloso ricercato dei Paesi Bassi, re della cocaina e della “micro-mafia” di origine marocchina. Coimputato il suo braccio destro, Saïd Razzouki, anch’egli fuggitivo.

L’Olanda è ancora sotto shock dopo l’assassinio, ad Amsterdam, dell’avvocato Derk Wiersum, difensore di Nabil B., testimone della Corona, figura simile a quella del collaboratore di giustizia in Italia. Il fratello di Nabil, senza alcun precedente penale, era stato ucciso da un sicario come vendetta contro il testimone-chiave. Per uno scambio di persona era stato ucciso anche un amico di Nabil, Hakim Changachi. È la prima volta, con l’omicidio del difensore, che una persona dell’ordine giudiziario viene colpita dalle mafie attive nei Paesi Bassi. Wiersum, che lascia la moglie e due bambini, era anche giudice onorario nella regione Zelanda-Brabante Occidentale. 

B) Ora è sotto gli occhi di tutti che la mafia uccide anche gli uomini dello Stato. Ma in Olanda, come in tante altre parti d’Europa (e anche del nostro Nord Italia) si continua a fare finta sull’esistenza delle mafie. Un problema che non ci riguarda continuavano a dire….Così come accadde in Lombardia, Piemonte, Liguria, Veneto, Emilia Romagna fino a qualche anno fa…Poi la realtà si incaricò di svelare il tutto…

Torniamo in Olanda. L’avvocato Wiersum aveva già segnalato nel giugno del 2018 l’inadeguatezza della protezione offerta al testimone Nabil B.
Nei Paesi Bassi l’omicidio dell’avvocato di un testimone sotto la tutela della Corona era fino a pochi giorni fa impensabile. Da tempo la polizia aveva annunciato una ricompensa di centomila euro per chi avesse fornito informazioni utili ad arrestare Ridouan Taghi e il suo complice. Entrambi di nazionalità olandese e marocchina, i due sono i principali imputati del processo “Marengo” contro sedici persone accusate di traffico di cocaina, omicidi, violenza e altri reati.

«Con il porto di Rotterdam e altri punti di distribuzione nel vicino Belgio (leggi porto di Anversa) l’Olanda attira trafficanti di droga praticamente da tutte le principali mafie del mondo» spiega lo scrittore e giornalista di AD Koen Voskuil. «La polizia deve affrontare gruppi criminali olandesi, olandesi-marocchini, italiani, albanesi, russi, colombiani e messicani, solo per citarne alcuni. La cocaina – prosegue Voskuil – è un affare talmente redditizio che ciascun gruppo può coesistere accanto all’altro e collaborare». Insomma non c’è solo Gioia Tauro come porto sbarco della cocaina. Anzi, quei due approdi sul mare del Nord nemmeno alla lontana sono paragonabili al nostro porto!

C) Gli olandesi-marocchini hanno iniziato a diventare potenti all’inizio degli anni Duemila e nessuno sembrava notarlo. La polizia doveva combattere i criminali olandesi. Intanto i marocchini diventavano sempre più forti. Un po’ come è successo con la ‘Ndrangheta cresciuta all’ombra di Cosa Nostra negli anni Novanta. Per Voskuil i problemi legati alla mafia sono troppo grandi per la sola polizia dei Paesi Bassi, un piccolo Paese che deve combattere un fenomeno internazionale. Per questo lo scrittore pensa che gli olandesi abbiano bisogno dell’Europa e che si debba creare una forza di polizia dell’UE per combattere i gruppi mafiosi. E indica la legge italiana sui collaboratori di giustizia nei processi ai mafiosi come un importante punto di riferimento.

D) Nella legislazione europea non esistono norme per creare una rete di protezione attorno a imputati che decidono di aiutare gli investigatori in cambio di uno sconto di pena o di altri benefici, in un quadro premiale. Quindi anche le famiglie, i consulenti, gli avvocati non hanno garanzie legiferate dall’Unione che, ad oggi, ha fatto solo blande raccomandazioni per unificare le linee guida.

Ogni Paese utilizza un concetto giuridico antico, la cooperazione da parte di un imputato con chi rappresenta gli interessi collettivi, in modo diverso. In Germania gli Staatszeugen, i testimoni dello Stato e le loro famiglie, in base alla legge del 2001, hanno adeguata protezione, con la possibilità di pene ridotte e, se necessario, un cambio di identità. In Austria il codice di procedura penale garantisce la sicurezza di chi dà informazioni che possano prevenire un crimine.

In Belgio la legge prevede che si possa fornire a chi collabora e alla sua famiglia una ricollocazione, una nuova identità, uno speciale programma di reinserimento una volta scontata la pena residua e un assegno mensile di sostentamento per il tempo necessario. Nella legislatura europea non è, peraltro, normato l’associazionismo mafioso.E gli accordi UE in relazione alla Lawful Interception sono fermi al 1992 (cioè oggi i gestori telefonici sono obbligati a darci una gateway per intercettare i flussi, ma se su quei flussi transitano dati criptati dei social (wa, Skype, viber, telegram, Messenger ecc, e qualsiasi messaggistica chiusa o comunicazione Voip proprietaria) cioè il 95% delle moderne comunciazioni, noi non intercettiamo un piffero.

I collaboratori di giustizia

E) Si chiamano “supergrasses” i collaboratori di giustizia in Irlanda, “arrependitos” in Spagna, dove la legge risale al 1995. La Lituania include in un’unica legge di protezione testimoni, vittime, accusati a piede libero, accusati già detenuti, esperti e avvocati della difesa: la norma è condivisa, in un accordo trilaterale, con Estonia e Lettonia. Nei Paesi Bassi i testimoni della Corona, come Nabil B., hanno alcuni limitati benefici e un livello di protezione proporzionale al pericolo che corrono. Fino ad oggi nessuno pensava di dover garantire la vita anche ad avvocati e giuristi che lavorano al caso.

In un quadro di criminalità internazionale, la legge che protegge chi testimonia contro i propri complici, è in Europa un puzzle di norme nazionali impossibile da comporre. Le deposizioni e la sicurezza non sono gestite da un’unica autorità, molte informazioni si disperdono. In reati come il traffico di droga un’unica legge europea sui collaboratori di giustizia darebbe un enorme vantaggio agli investigatori ie una protezione maggiore a tutte le persone a rischio.

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Filippo Veltri

Filippo Veltri (Cosenza, 1954), è giornalista professionista dal 1978. E’ stato responsabile della redazione calabrese dell’ Agenzia Ansa. Ha iniziato la carriera giornalistica nel 1972 al “Giornale di Calabria” diretto da Piero Ardenti ed ha poi fondato il quindicinale “questa Calabria”, nelle edicole calabresi dal 1975 al 1978. Dal marzo 1978 all “ Unità” dove ha svolto le funzioni di caposervizio ed inviato. Ha lavorato per Repubblica e Sole 24 Ore. E’ autore di decine di saggi e libri sulle condizioni economiche, sociali e democratiche della Calabria Nel 2003 ha ottenuto il Premio Crotone per il giornalismo; nel 2006 il Premio Lo Sardo a Cetraro per il suo impegno professionale e civile contro la ‘ndrangheta e nel maggio 2008 il Premio Gerbera Gialla a Reggio Calabria per le sue attivita’ culturali e professionali a favore della legalita’.Nel 2015 vince il premio Stelle del Sud. È membro del Comitato d’onore del Laboratorio Losardo a Cetraro.

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