mercoledì,Maggio 25 2022

Esponente dei Radicali in carcere con l’accusa di mafia: faceva colloqui con i boss

Cinque persone fermate dalla procura di Palermo con l’accusa a vario titolo di associazione mafiosa e favoreggiamento. In cella, tra gli altri, finiscono il capomafia di Sciacca Accursio Dimino e Antonello Nicosia, esponente del Comitato nazionale dei Radicali italiani per anni impegnato in battaglie per i diritti dei detenuti. Nicosia, secondo la procura antimafia, insieme

Esponente dei Radicali in carcere con l’accusa di mafia: faceva colloqui con i boss

Cinque persone fermate dalla procura di Palermo con l’accusa a vario titolo di associazione mafiosa e favoreggiamento. In cella, tra gli altri, finiscono il capomafia di Sciacca Accursio Dimino e Antonello Nicosia, esponente del Comitato nazionale dei Radicali italiani per anni impegnato in battaglie per i diritti dei detenuti. Nicosia, secondo la procura antimafia, insieme alla parlamentare di Leu (oggi passata con Matteo Renzi nella neo formazione politica di Italia Viva), Giuseppina Occhionero, di cui il Radicale si sarebbe detto collaboratore, ha incontrato diversi boss detenuti in istituti di pena di alta sicurezza come Tolmezzo. La deputata non è al momento indagata, ma sarà sentita dai pm di Palermo come testimone.

Esponenti dei Radicali faceva da tramite con i boss

Nicosia, sulla scorta delle indagini coordinate dalla Dda di Palermo, avrebbe definito il boss Matteo Messina Denaro “il nostro Primo ministro”. Non sapendo di essere intercettato, l’esponente Radicale parlava della Primula rossa di Cosa nostra come del suo premier. Al telefono discuteva animatamente del padrino di Castelvetrano. E invitava il suo interlocutore parlare con cautela di Messina Denaro. «Non devi parlare a matula (a vanvera, ndr)», diceva. Sostenendo di essere collaboratore della Occhionero – i magistrati hanno delegato accertamenti alla Camera per verificare se sia vero – Nicosia poteva avere incontri con padrini mafiosi.

Nelle conversazioni intercettate, l’esponente dei Radicali avrebbe sottolineato il vantaggio di entrare negli istituti di pena insieme alla deputata in quanto questo genere di visite non erano soggette a permessi. Nicosia, secondo gli inquirenti antimafia, non si sarebbe limitato a fare da tramite tra i detenuti e le cosche, ma avrebbe gestito business in società con il boss di Sciacca Dimino, con cui si incontrava abitualmente, fatto affari coi clan americani e riciclato denaro sporco. Da alcune intercettazioni emergerebbero anche progetti di omicidi.