Medicina

Ipertensione arteriosa, un nemico silenzioso

L'ipertensione arteriosa è uno dei fattori di rischio di malattie cardiache e non solo. In Italia circa 15 milioni di persone ne soffrono.

L’ipertensione arteriosa non è di per sè una patologia, ma rappresenta un importante fattore di rischio di malattia cardiaca, ictus cerebrale, fibrillazione atriale, nefropatia cronica, arteriopatia periferica e declino cognitivo. Ne è affetto circa un terzo della popolazione adulta, per salire fino a più del 60% negli ultra60enni. Sono numeri enormi: circa 15 milioni di italiani ne soffrono, ma solo la metà delle persone ne è consapevole. Quando la pressione arteriosa si definisce alta? Nelle ultime linee guida europee, pubblicate nel 2018, le soglie dei valori pressori vengono ritoccate verso il basso: per valori tra 130 e 140 mmHg di pressione sistolica e tra 85 e 90 mmHg di pressione diastolica si parla già di pressione normale-alta; per valori superiori a 140/90 mmHg parliamo di vera e propria ipertensione. 

Cause dell’ipertensione arteriosa

L’ipertensione arteriosa può essere classificata in primaria e secondaria. Nella forma primaria (o essenziale), che rappresenta circa il 95% dei casi, non esiste una causa precisa e identificabile; classicamente interessa la popolazione adulta e può essere generata dall’effetto combinato di fattori genetici ereditari (familiarità) e di fattori ambientali, come lo stress, l’eccessiva introduzione di sale e l’obesità. Nel restante 5% dei casi, invece, parliamo di ipertensione secondaria essendo la conseguenza di alcune condizioni, come le patologie renali, gli squilibri ormonali (surreni, tiroide), le patologie congenite, l’aterosclerosi o l’uso di sostanze ad azione ipertensiva (farmaci, alcol, droghe eccitanti, liquirizia).

Sintomi e diagnosi

L’ipertensione nella maggior parte dei casi resta asintomatica, specialmente quando si instaura in maniera progressiva e non improvvisamente. Ciò comporta che molti pazienti possono convivere bene e a lungo con la pressione alta senza saperlo. Per di più i sintomi legati all’ipertensione arteriosa non sono specifici, e per questo sono spesso sottovalutati o imputati a condizioni diverse. Tra i sintomi più comuni rientrano: cefalea (specie al mattino), vertigini e confusione, ronzii nelle orecchie (acufeni), alterazioni della vista (visione nera o di puntini luminosi), perdita di sangue dal naso (epistassi), palpitazioni, nervosismo, stanchezza. Data la scarsità e l’aspecificità dei sintomi, il solo modo per fare diagnosi è quello di sottoporsi periodicamente a misurazioni della pressione. 

Una volta posta la diagnosi di ipertensione (valori superiori a 140/90 mmHg), è utile sottoporsi ad alcuni esami, quali ECG, Ecocardiogramma, EcoDoppler vasi epiaortici, esami del sangue, che permettano di capire se l’ipertensione ha già danneggiato i vasi, il cuore, i reni.

Terapia

L’ipertensione arteriosa, quando è di lieve entità e non associata ad altri fattori di rischio (diabete, obesità, ipercolesterolemia), può essere inizialmente trattata senza farmaci ma correggendo alcune abitudini correlate allo stile di vita, come la dieta riducendo il consumo di sale e caffè, la pratica di una regolare attività fisica aerobica, il controllo del peso corporeo, l’abolizione del fumo e la limitazione del consumo di alcol. In caso di ipertensione moderata o grave, la correzione dello stile di vita, deve essere associata anche a una terapia farmacologica.

Le ultime linee guida consigliano una strategia di attacco associando, già dalla prima prescrizione, due o più principi attivi antipertensivi (in genere Ace-inibitore o Sartanico da associare al Calcioantagonista o al Diuretico) in un’unica compressa, per favorire l’aderenza alla terapia del paziente, che tende a peggiorare nel tempo, soprattutto quanto aumenta il numero di farmaci da assumere. Un trattamento corretto dell’ipertensione riduce fortemente gli episodi di ictus, di malattia cardiaca, di demenza e di morte precoce, per cui è importante che tutti i pazienti conoscano e non trascurino questo pericoloso, seppur silenzioso, nemico della salute. 

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Andrea Macchione

Sono nato a Cosenza il 23 agosto 1984. Dopo il conseguimento della maturità classica, mi sono trasferito a Roma, ove nel 2008 ho conseguito con lode la laurea magistrale in medicina e chirurgia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore – A. Gemelli, discutendo una tesi sperimentale sulla cardiomiopatia aritmogena del ventricolo destro. Presso il medesimo Policlinico mi sono specializzato con lode in Malattie dell’apparato cardiovascolare, con specifica competenza nella cardiologia interventistica ed emodinamica. Da giugno 2015 a maggio 2017 ho lavorato presso l’Unità operativa di cardiologia interventistica del S. Anna Hospital di Catanzaro, ove ho maturato esperienza e competenza nel trattamento percutaneo delle coronaropatie. In particolare, ho eseguito, in qualità di primo operatore, circa 1400 coronarografie, 450 angioplastiche coronariche, 150 angiografie periferiche e 30 angioplastiche periferiche nei distretti carotideo e degli arti inferiori nonché, come secondo operatore, 20 impianti valvolari aortici transacatetere (TAVI). Da maggio 2017, lavoro presso il reparto di emodinamica ed interventistica cardiovascolare dell’Hesperia Hospital di Modena, centro di eccellenza accreditato e convenzionato con il servizio sanitario nazionale. In tale struttura, oltre a consolidare la mia competenza nell’ambito del trattamento delle coronaropatie ho approfondito maggiormente il trattamento endovascolare delle patologie vascolari dei distretti carotidei e degli arti inferiori. Collaboro inoltre, quale specialista esterno, in alcuni poliambulatori specialistici siti in Modena, Carpi, Ferrara e Rimini. www.studiomedicomacchione.it
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