La Riva della Moka

REPORTAGE DA CHICAGO | Una Calabria diversa, nell’America di Trump

Il professor Domenico Bilotti racconta Chicago e l'America di Donald Trump. Luoghi in cui le sperequazioni sociali sono l'ordine del giorno.

I cognomi, i volti e la ristorazione hanno in America ancora i tratti dell’Italia. Non è un fatto soltanto meridionale: trovi dagli studiosi affermati ai lavoratori del vasto comparto dei trasporti, d’acqua e di terra, ragazze e ragazzi di lontane origini venete, ferraresi, trentine, tusce. È l’Italia che un secolo addietro doveva mettersi in marcia per ragioni politiche e più spesso economiche. È l’Italia di oggi, dove cervelli e braccia sono ancora non occasionalmente sospinti alla fuga. Chicago ha una demografia molto interessante, all’altezza di New York e Los Angeles.

Una demografia, beninteso, che celebra spesso un non riuscito incrocio tra multiculturalismo e assimilazionismo: comunità divise per etnia, denaro o religione, che si ritrovano di frequente nel nome delle abitudini e dei costumi sociali diffusi. Comunità cattoliche polacche e irlandesi, ad esempio, care al generoso vescovo in carica. Afroamericani imbevuti nello slang “chicagoan“, che ha una bella pronuncia rumorosa che non dispiace al visitatore estero, soprattutto se italiano. Chicani ai vari livelli dell’organizzazione sociale, ma ancora affezionati alla lingua ispanica, spesso il vero bilinguismo reale di tutti gli Stati Uniti. 

Chicago, dal blues alla stampa locale

A Chicago si respira una genuinità, una freschezza e un’erudizione incredibili nel circuito blues della musica dal vivo, non soltanto nella vecchia House of Blues, che ha allevato nuove generazioni di rockers e dove si celebrano persino matrimoni, con l’amplificazione alta e il caratteristico suono “fangoso” del blues locale. Una comunità davvero fraterna, una specie di oasi nell’America di Trump: anche due/tre concerti dal vivo ogni pomeriggio e notte, in atto una raccolta fondi per i musicisti senza casa e per la ricerca sul cancro alle ovaie.

Dopo la mezzanotte si poggiano le chitarre e i bassi con un sorriso nel cuore. A Chicago, peraltro, i vari quotidiani locali hanno una tradizione di belle penne. Persino il Chicago Sun Times, in tempi non così lontani sospettato di razzismo e classismo, è oggi un foglio bello combattivo, pancia a terra e con qualche editorialista ricercato. Costa un dollaro, arriva nei ventiquattro ore a tarda notte e piazza entro mezzogiorno le sue brave 80/100mila copie. La stampa dell’Illinois martella sull’allarme sicurezza, ma lo fa in modo miope se non quando strabico.

A Chicago i gruppi di potere che hanno “eletto” Trump

Il bersaglio sono i reati contro il patrimonio (furti e rapine, aggravati in varie forme, in specie nei luoghi per senzacasa e clandestini “schiena bagnata”). Poi però c’è compassato contegno per i fatti di sangue, ai quali l’opinione pubblica non è così disabituata. Per un triplice omicidio sul South West End ci sono fiori per strada e polizia scientifica, ma i bloggers tengono la bava a posto. Le sperequazioni sociali sono l’ordine del giorno e qui sono rappresentatissimi i gruppi che hanno favorito l’elezione di Trump: magnati russofili, reazione cristiana, economisti liberisti anche nelle giurisdizioni. 

Gli assicuratori speculativi, i gruppi contrari ai diritti civili, i teorici del controllo totale alle comunicazioni e con l’ausilio di capillari videosorveglianze non cancellano però il rovescio della medaglia di una città ricca di vissutissimi spazi verdi, meticcia per forza ieri e oggi divenutala nell’anima, di grandi, eccellenti, istituzioni culturali. Sembra che il trumpismo sia nato prima di Trump, ma che il mondo di qui sia destinato a sopravvivervi. 

L’avvocato Iacopino e il Manifesto delle Camere penali

La notte prima di una mia relazione all’università Loyola tre diversi ragazzi per strada, di gang e gruppi differenti, ridotti alle ossa, mi offrono ora “ganja”, ora “weed”, ora “booze”, ora “birds”, ora “pills”. Con le luci dell’alba spariranno nei sottopassaggi della metro o tra le due meravigliose rive del lago che abbracciano la città con uno scintillio di lampioni e meraviglie. In sede di convegno, presento un breve lavoro sulla crisi della sovranità nei sistemi di common e civil law.

L’avvocato Francesco Iacopino cattura l’aula di rappresentanza proponendo, per la prima volta fuori dai confini italiani, il Manifesto delle Camere penali. La sicurezza si cementa coi diritti, non il contrario. La sala applaude fragorosamente: qui, poteri di polizia e rito penale sono argomenti caldi quanto le saune di palestre yoga e i pub di angloamericani dove si esercita alla vita la meglio gioventù del posto, tra libri, baci e carte prepagate. 

Le preghiere di un musulmano pakistano per South Italy

Nel pubblico, caloroso il professore Sullivan, mentore di una generazione di cristiani sociali e di costituzionalisti democratici, e toccante il modo in cui siamo recepiti, noi italiani del Sud, dai giovani colleghi latinoamericani. Tra l’isolazionismo al quale sono troppo spesso condannati Cuba, Venezuela e la Bolivia, la guerra dei narcos e dei trafficanti di carne umana sul confine messicano, la politica ingorda di Bolsonaro… persino la Presidenza in atto deve sembrare Disneyland.

E noi torniamo arricchiti, da quelle nocche sbattute festose prima di imbarcarci di nuovo. Se è marxianamente vero che il potere cerca di inglobare in sè ogni opposizione, a noi piacciono anche le lezioni di Pasquale Rossi e di Francesco Carrara, un socialista calabro e un liberale toscano: viene il giorno in cui anche il potere avrà disgusto dell’aver fatto violenza. Un musulmano pakistano ci scorta in aeroporto e ci benedice. Pregherà per South Italy. Tutte le South Italy del mondo che nemmeno lui sa dove si trovano. 

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Domenico Bilotti

Domenico Bilotti, docente di "Diritto delle Religioni" e "Storia delle religioni" presso l'Università Magna Graecia di Catanzaro. Ha svolto attività di ricerca e di studio in atenei americani ed europei. Ha pubblicato volumi e saggi in materia di laicità dello Stato, tutela dei diritti umani, garantismo penale e diritto di famiglia.

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