Giustizia e Criminologia

La Rete, l’era dei social e i pericoli da evitare: consigli per gli utenti

I maggiori consumatori della Rete sono i giovani. E' un mondo dove le informazioni viaggiano. Ma attenti: i pericoli sono dietro l'angolo.

I principali “consumatori” della Rete sono certamente i più giovani e, anche se internet dovrebbe essere vissuto da tutti come un’opportunità e, non come un pericolo, purtroppo le insidie che si nascondono in particolar modo dietro l’utilizzo dei social, restano ancora numerose per chiunque. Se, infatti, è in parte l’enorme divario fra la conoscenza digitale dei ragazzi e degli adulti a rendere difficile, anche per i genitori più attenti, l’essere una guida o un riferimento nell’utilizzo di un mezzo così potente, d’altro canto si sta sviluppando un po’ in tutti l’oggettiva incapacità di saper distinguere ciò che è reale da ciò che è virtuale.

E questo non tanto per la mancata conoscenza tecnica del funzionamento dell’ultimo social o della più recente app in voga, ma per un fattore molto più preoccupante: il modo in cui ciò che è virtuale influenza e condiziona fortemente ciò che è reale.

La Rete e i “nativi digitali”

Si è affermato più volte che “nativi digitali” spesso hanno una personalità poco empatica, ma questo risulta vero solo in parte, dal momento che anche chi ha vissuto l’infanzia negli anni ‘90, ritrovandosi in una società fortemente dipendente dalle tecnologie e dalla Rete, pare esserne ormai inglobato allo stesso modo di chi, una vita senza social media, non l’ha mai conosciuta.

La cronaca ormai quotidianamente evidenzia, infatti, come non paia esserci in sostanza molta differenza tra un adulto, al quale dovrebbe apparire palese che ciò che avviene online non è necessariamente la realtà ed un ragazzino, per il quale la distinzione emotiva fra il vero ed il virtuale potrebbe essere non tanto facilmente individuabile.

Non si spiegano diversamente alcuni fenomeni come la diffusione incontrollata e a volte creata ad arte di fake news oggettivamente poco credibili, o della messa in atto con estrema facilità di comportamenti penalmente rilevanti che vanno dall’adescamento per fini economici e commerciali, finalizzati alla truffa o al furto di denaro o, nei casi più gravi, destinati a creare incontri o appuntamenti sessuali che poi si concludono in modo tragico. Tali condotte sono realizzate grazie allo strumento più pericoloso e subdolo che offre la Rete: la possibilità di nascondersi o di mutuare la propria identità.

E tali identità instabili e surrogate sono in grado di produrre violenza e danni gravissimi non solo agendo come già specificato, ma anche soltanto attraverso la semplice condivisione di commenti o immagini all’apparenza innocua, ma che è destinata a screditare la reputazione altrui.

Le vittime di cyberbullismo

Sono più che frequenti i casi di ripetute azioni vessatorie nei confronti di specifici soggetti che diventano in poco tempo vittime di cyberbullismo, con conseguenze devastanti sul piano fisico e mentale, al solo fine di catturare attenzione e approvazione attraverso i like sui social network. 

Intimidazioni tramite sms, mail, chat, social network, forum online, siti di giochi, diffusione di pettegolezzi, foto e video imbarazzanti, immagini spiacevoli realizzate ad arte, furti di identità e di profili social, sono così numerose che non solo si è intervenuti a livello giurisprudenziale per ridefinire l’ambito di applicazione delle norme penali già esistenti – comenel caso al reato di diffamazione su Facebook, al quale si applica l’aggravante della diffusione per stampa o altri mezzi di pubblicità, così come disposto al terzo comma dell’art. 595 c.p. -, ma anche a livello legislativo, con l’entrata in vigore della L. 71 del 2017 che si occupa del fenomeno del cyberbullismo o in ultimo, con l’introduzione  del reato di “diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti” all’art. 612 ter c.p.

Le iniziative della Polizia di Stato

Tante sono poi le iniziative promosse dalla Polizia di Stato volte a sensibilizzare e a responsabilizzare giovani e adulti, attraverso incontri e manifestazioni, utili anche a difendersi dalle trappole della rete.

Se, dunque, la così detta net generation, cioè quella nata attorno all’anno 2000, pare quella in cui i disturbi psicopatologici proliferano a ritmi da moderna epidemia, la generazione precedente non è immune da disturbi, tanto che nel panorama del mondo della psichiatria si sta affacciando la “trance dissociativa da videoterminale”, cioè un disturbo del tutto nuovo caratterizzato dal fatto che il soggetto si immedesima talmente nel suo avatar da perdere totalmente il controllo della vita reale.

Al di là della possibilità che si configurino o no delle ipotesi di reato o si possa essere affetti da vere e proprie patologie psichiatriche, senza dunque ad arrivare a conseguenze estreme, lo scenario appena descritto potrebbe far pensare che internet ed i social siano comunque il male dei nostri giorni. Ma così non è: il danno è cagionato esclusivamente dal loro cattivo utilizzo e soprattutto da una navigazione poco sicura.

Le “geo localizzazioni e i tag”

Basterebbe ricordare che il raccontare “storie” sui social significa “creare” al fine di rappresentare “una verità”, ma che  questa verità è solo una rappresentazione pubblica: non racconta niente di sé. Bisognerebbe tener sempre presente che spesso le fotografie sono appositamente scattate per miscelare “vero” e “falso” senza arrivare persino a fare la fatica di essere da qualche parte solo per dirlo, sotto forma di immagine o di post. Si dovrebbero evitare le geo localizzazioni ed i tag solo per richiamare l’attenzione. Servirebbe semplicemente usufruire di questi strumenti senza farsi utilizzare distraendosi troppo dal vivere la vita vera, rimanendo incollati allo smartphone solo per farsi i fatti degli altri.

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Chiara Penna

Avvocato penalista e Criminologa, ha conseguito nel Marzo 2017 il titolo di Avvocato penalista specialista presso la Scuola di Alta formazione dell’Avvocato penalista dell’ Unione Camere Penali Italiane e nel 2012, il titolo di Master di II Livello in Scienze forensi presso l’Università degli Studi di Roma La Sapienza. Autrice di pubblicazioni scientifiche e dei libri: “La vera storia del mostro di Firenze” e “Suoni dal buio. Appunti di musica, cronaca a visioni”, è spesso ospite in qualità di esperta in programmi televisivi e radio nazionali.

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