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Coalizioni e caricature, in Calabria c’è spirito nuovo?

La distanza inflitta al corpo elettorale è diventata siderale a causa del consapevole e strumentale abbassamento del linguaggio.

Fateci caso. Parlando ai supermercati, a lavoro, con gli avventori delle caffetterie, nella considerazione di tanti, echeggiava una frase strana: “queste elezioni non le ho sentite proprio”. Quasi si fosse in un festivo Natale poco fortunato nei commerci. E, come altrettanto spesso si dice, non è sempre Natale.

La campagna elettorale certo non ha entusiasmato. Nel Vibonese e a Catanzaro inchieste giudiziarie hanno messo sotto accusa un ceto imprenditoriale e politico, sollevando molta più eco di qualsiasi comizio. A Cosenza la pressione di varie istanze sociali (ivi compreso il cd. default, ma anche l’allontanamento dall’agone di alcune figure locali) ha trasformato la contesa regionale in uno spaccato minore del vissuto cittadino. L’affluenza elettorale piange poi da decenni e l’unanime approccio dei partiti nazionali non ha contribuito a correggere la rotta. La campagna elettorale si è così inevitabilmente spolpata di contenuti e i sostenitori degli opposti schieramenti, anche quelli con le migliori intenzioni, sono scivolati in un imbuto involuto e quasi macabro, dove contava denigrare l’avversario più che smontarne il progetto (o, e sarebbe meglio, proporne uno proprio). Età anagrafica, appartenenza politica, residenza, provenienza, genere, condizioni di salute, ramo lavorativo, parentele: tutto andava bene per il dibattito politico, meno la qualità della proposta strategica per il prossimo quinquennio. Liberando così spazio per immagini di candidato consigliere altrettanto caricaturali e caricaturalizzate: il boro da atteggio, il riciclato impenitente, l’aspirante marpiona e così via.

La distanza che così viene inflitta al corpo elettorale diventa siderale, perchè significa consapevole e strumentale abbassamento del linguaggio e (ancora peggio!) sottovalutazione totale dei problemi quotidiani. Chiunque abbia vinto dovrà prendersi carico innanzitutto di queste tematiche fondamentali: ripristinare le possibilità di sviluppo del territorio a partire da una partecipazione politica sostanziale, vera, continuativa, dove l’attività amministrativa è procedimento di confronto e condivisione di istanze e non tavola imbandita per briciole o frattaglie o lauti cosciotti, come tanti esempi recenti ci insegnano ovunque. Guardando al senso di insoddisfazione che si percepisce tra le persone sulle aspettative di futuro e ancor prima sulla qualità di vita presente, viene un po’ malinconicamente in mente l’intellettuale cosentino del primo Novecento, Pasquale Rossi. Guardare attraverso la folla è l’unico modo di nettarne gli umori più grevi e pestilenziali. Da lì, può partire quel “nuovo” e quel “buono” che alcuni hanno pure promesso, ma a spiegarci come fare non si sono azzardati. 

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Domenico Bilotti

Domenico Bilotti, docente di "Diritto delle Religioni" e "Storia delle religioni" presso l'Università Magna Graecia di Catanzaro. Ha svolto attività di ricerca e di studio in atenei americani ed europei. Ha pubblicato volumi e saggi in materia di laicità dello Stato, tutela dei diritti umani, garantismo penale e diritto di famiglia.

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