Cosenza Calcio

Scrivi Asencio, leggi salvezza. Boxe, Villareal, tatoo. E Burdisso: «Chi è?»

Un viaggio nel mondo di Asencio. Dalla boxe, agli anni d'oro del Villareal vissuti da piccolo tifoso. E poi l'Italia e gli anni con il Genoa.

Sul fatto che uno come lui prima o poi avrà una chance nel calcio che conta, nessuno, tra quelli che lo conoscono, ha mai avuto dei dubbi. Anzi, se a 22 anni da compiere è ancora in Serie B, la colpa è forse esclusivamente sua. Perché nel percorso di crescita che può avere un giovane calciatore, non ha fatto benissimo nell’ultimo anno e mezzo. Ci può stare. Raul Josè Asencio Moraes Junior ne è consapevole. Ma con la maglia del Cosenza, l’attaccante sta recuperando alla grande il tempo perduto. I lupi si affidano a lui, in attesa del rientro dall’infortunio di Rivière, per avere a disposizione quei gol fondamentali per raggiungere la salvezza.

Impatto da top player

Per ora sono 4 in 5 presenze. Tutti bellissimi e con importanti gesti atletici. Score di primissimo livello anche in considerazione del fatto che, fino a gennaio, con la maglia del Pisa, ha raccolto la miseria di 3 presenze. Tre scampoli di gara per un totale di 52 minuti giocati in stagione. Un feeling mai nato con i neroazzurri ed un’esperienza condizionata comunque anche dai problemi fisici che hanno attanagliato l’attaccante ispanico-brasiliano. Mesi pisani duri che fanno il paio con l’annata buia di Benevento. L’anno scorso infatti con i sanniti Asencio raccoglie 21 presenze e soltanto 3 gol.

Non è facile arrivare a Cosenza, in una squadra con tantissime difficoltà, e mettersi comunque in mostra non solo per i gol, ma anche per lo spirito di sacrificio e di combattimento che tanto stanno piacendo alla piazza. Ma, forse il vero Asencio è questo che stiamo ammirando adesso e non quello di Pisa e Benevento.

Asencio, la boxe e il Sottomarino giallo

Il combattimento, tra l’altro ce l’ha nelle corde come dote naturale. Il padre, Raul Asencio senior, è stato un pugile professionista in Spagna e lo stesso Raul fino ad 11 anni ha seguito le orme del genitore. Il calcio viene dopo. Entra nella sua vita piano piano. Ma il talento è cristallino e si nota da piccolissimo. Asencio nasce nel 1998 a Villa-Real, la città spagnola della ceramica. Del papà abbiamo detto. La madre invece è brasiliana. Arriva in Spagna per trovar fortuna e conosce l’amore. Nasce Raul Josè. Gli anni della fanciullezza sono quelli che ti segneranno per la vita. Ed in quel momento, in quella parte di Spagna, nasce il mito del “Sottomarino giallo“.

Il Villareal, approdato in Liga soltanto nel 1998, vive il suo massimo momento di gloria. Nel 2005/06, la squadra è qualificata alla Champions League dopo lo splendido terzo posto dell’annata precedente in Liga. Il Villareal passa il girone ed elimina prima i Rangers di Glasgow e poi. con molta sorpresa, anche l’Inter di Mancini nei Quarti di Finale. Gli spagnoli sognano e vanno giocarsi l’accesso alla finalissima contro l’Arsenal. A Londra i Gunners la spuntano per 1-0, al ritorno dell’allora “Madrigal” (oggi lo stadio si chiama “Estadio de la Cerámica“) il Villareal deve rimontare per arrivare a Parigi e giocarsi addirittura la coppa. Dall’altra parte ci sarebbe stato poi il Barcellona di Eto’o e Ronaldinho, che il giorno dopo avrebbe eliminato il Milan tra le polemiche per il gol annullato a Shevchenko al Camp Nou. E’ il 25 aprile del 2006 e tra i 25.000 spettatori di quella partita c’è anche un piccolissimo Raul Asencio, presente con il cugino sugli spalti a tifare “Submarino amarillo”. La delusione è immensa quando a tre minuti dalla fine Riquelme fallisce il calcio di rigore che sarebbe valso i supplementari. Raul e suo cugino sono in lacrime come tutto lo stadio.

Forlan e le giovanili del Vicenza

Ma da lì, da quel periodo, forse scatta qualcosa. Non c’è solo la boxe ma esiste anche il calcio. A Raul piace in modo particolare Forlan, all’epoca punteros del Villareal. Anche se piccolissimo inizia a guardare i suoi video. L’attaccante uruguaiano sarà il primo modello da seguire per Asencio che nel frattempo passa a giocare dalla strada a delle squadre vere. Dai giovanissimi del Villareal, passa al Deportivo Burriana, il suo primo vero club. Si alterna tra il centrocampo e l’attacco ed inizia a segnare una caterva di reti.

Il primo contatto con l’Italia è nell’aprile del 2014. Asencio gioca il prestigioso Torneo Ferroli a San Bonifacio con la maglia del Vicenza. Sono infatti i biancorossi a scoprirlo ed a portarlo dalle nostre parti. Lui segna una doppietta nella partita contro il Cittadella e riceve le attenzioni di tutti i grandi club presenti con i loro osservatori. Lo vogliono Juventus, Betis Siviglia, Ajax e Valencia. Ma a spuntarla è il Genoa che gli fa firmare un triennale. I responsabili del settore giovanile genoano sono in quel momento Michele Sbravati e Francesco Bega. Proprio quel Francesco Bega che ha vissuto un’annata in maglia del Cosenza, vincendo il campionato di Serie C nel 1998 con Sonzogni.

Asencio e il rossoblù del Genoa

Il Genoa lo mette sotto contratto e nell’estate del 2014 lo porta definitivamente in Liguria. Non è facile l’ambientamento per il ragazzino. Ma grazie a Skype accorcia del distanze con la sua famiglia ed i suoi amici. E piano piano entra in sintonia con Genova e con gli altri ragazzi del settore giovanile. Inizia con gli Allievi Nazionali. Ma già l’anno dopo passa in Primavera. Gasperini lo nota e lo chiama con i grandi. Nella partitelle è una furia. Lascia a bocca aperta Burdisso, sorpreso dalla grinta e dall’elevazione di Asencio che chiede sbigottito ai suoi compagni: «Chi è questo qui?». Gasperini, nel settembre del 2015, lo convoca per la prima volta con i grandi. All’Olimpico contro la Lazio il Genoa perde per 2-0 ma c’è anche Asencio in panchina con il numero 98 sulla spalle. Un’emozione grande.

Ma la sua dimensione è ancora, giustamente, quello del settore giovanile. Segna abbastanza poco il primo anno in Primavera anche perché bloccato da un brutto infortunio (5 gol in 14 partite), ma l’anno dopo, il 2016/17 è praticamente immarcabile. Sotto la cura di Cristian Stellini, attuale secondo di Antonio Conte all’Inter ma all’epoca allenatore della Primavera del Genoa, segna 18 gol in 21 partite e porta il Genoa ad un passo dall’accesso alle Final Eight. I grifoni, nonostante non lo faranno mai esordire, gli rinnovano il contratto e lo portano in ritiro anche con Juric. Per Asencio è il momento di iniziare a pensare in grande.

Il lupo sul braccio: da Avellino a Cosenza

Siamo nell’estate del 2017. Lo vuole mezza Serie B. Tutte ci provano ma a spuntarla è l’Avellino. Vuoi per le origini avellinesi del presidente Preziosi, vuoi per la spinta che arriva ad Asencio da due suoi compagni di squadra passati da quelle parti. Izzo e Biraschi infatti sono quelli che spingono Raul verso l’Irpinia. Asencio accetta e vola in Campania. Ci mette pochissimo ad entrare in sintonia con il nuovo allenatore. Novellino stravede per lui (a fine anno lo paragona a Tomas Skuhravy, l’attaccante ceco che fece benissimo in maglia genoana all’inizio degli anni 90 e famoso per i suoi colpi di testa imperiosi) e gli affida dopo poco una maglia. Alla sesta è titolare contro il Novara. Il 24 ottobre contro la Pro Vercelli, arriva la seconda volta da titolare e la prima gioia del gol tra i professionisti. Asencio si alterna con gli altri attaccanti. L’Avellino cambia allenatore e con Foscarini arriva alla salvezza. A fine anno saranno 7 reti in 31 presenze.

Un buon bottino per un esordiente assoluto ed un legame importante con la piazza. Si tatua un lupo sul braccio destro. Un disegno sulla pelle che si va ad incastrare tra i tanti presenti sul suo corpo e che oggi potrebbe avere un doppio significato. Altre passioni oltre ai tatoo? Le macchine veloci, guardare per credere quella con la quale si è presentato a Cosenza, Instagram, il basket NBA ed il Real Madrid.

Cosenza è l’ultima tappa forse, prima di diventare grandi. Poter presentare sul biglietto da visita anche una salvezza da protagonista, potrebbe essere davvero il lasciapassare verso altri obiettivi. Ma, soprattutto, per rimanere indelebilmente nel cuore di tutta Cosenza sulla scia dei grandi attaccanti che hanno avuto modo negli anni di passare da queste parti. Dipende soltanto da lui. Perché da Asencio e dai suoi gol, passa la salvezza del Cosenza.

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Alessandro Storino

Sono nato a Cetraro nel 1983, dove vivo ancora oggi. Maturità scientifica e studi universitari lasciati a metà in Scienze della Comunicazione. Ho lavorato per anni con le maggiori testate giornalistiche locali (La Provincia, Calabria Ora, Il Quotidiano della Calabria). In passato ho collaborato con Gianluca Di Marzio e diversi siti nazionali che si occupano di calcio. Radiocronista per diletto. Sono terribilmente affascinato dallo storytelling sportivo. Con Cosenza Channel dal 2015. Mi occupo principalmente del calcio dilettantistico della nostra provincia. Nella vita di tutti i giorni sono un impiegato amministrativo. Sposato con Federica e papà di due splendide bambine: Giulia e Sofia.

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