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Burocrazia allergica alle regole, c’è un problema in municipio

L’operato della burocrazia comunale finisce sotto la lente d’ingrandimento. Gli addetti ai controlli amministrativi del Comune di Cosenza hanno sorteggiato 96 delle 3299 determine prodotte dai dirigenti per verificarne la regolarità. Il monitoraggio ha riguardato anche 55 contratti stipulati. Ma se in quest’ultimo caso non è emerso nulla da segnalare, lo stesso non è accaduto

Burocrazia allergica alle regole, c’è un problema in municipio

L’operato della burocrazia comunale finisce sotto la lente d’ingrandimento. Gli addetti ai controlli amministrativi del Comune di Cosenza hanno sorteggiato 96 delle 3299 determine prodotte dai dirigenti per verificarne la regolarità. Il monitoraggio ha riguardato anche 55 contratti stipulati. Ma se in quest’ultimo caso non è emerso nulla da segnalare, lo stesso non è accaduto al momento di valutare le 96 determinazioni. Quarantanove sono risultate non perfettamente in regola. La Giunta ha approvato i risultati dei controlli nei giorni scorsi.

Il primo semestre del 2018

Il bilancio della burocrazia comunale nel primo semestre dell’anno vede solo 23 determine su 48 superare senza rilievi le verifiche. Per altre 20 sono arrivate «osservazioni di limitata entità ma utili a migliorare il processo amministrativo dell’Ente». Cinque hanno ricevuto una sonora bocciatura.

Quali criticità evidenzia il report? Molteplici refusi a parte, un’esposizione lacunosa dei presupposti di fatto e di diritto alla base degli atti sotto esame. «In un caso specifico si è riscontrata un’erronea citazione, in sede di liquidazione di spesa, dell’avvenuta verifica sulla compatibilità con il bilancio di cassa», scrivono gli addetti ai controlli. Sottolineando in un altro «carenza di un’adeguata valutazione per tabulas della congruità della spesa assunta». I vertici della burocrazia comunale omettono spesso pure riferimenti chiari alla «specifica indicazione del quantum debeatur ed al periodo di riferimento della prestazione da rendere».

I problemi dei dirigenti con la spesa non finiscono qui: «In tre determinazioni relative a incarichi professionali, il momento dell’assunzione del relativo impegno di spesa è stato rinviato a successivo atto». Così come quelli con il… calendario, visto che sono vari gli episodi in cui emerge «la mancanza di indicazione della data di sottoscrizione dell’atto».

Anche la trasparenza dà grattacapi. In due degli atti sorteggiati mancavano gli allegati, assenza «non giustificata dalla particolare voluminosità degli stessi o da altre specifiche ragioni». Poi ci sono le determine sottoscritte da dirigenti diversi da quelli che avrebbero dovuto farlo e il coinvolgimento immotivato di capi dipartimento. Infine, l’applicazione erronea di oneri accessori e Irap negli incentivi legali e quella di una clausola arbitrale non prevista dalla legge in una convenzione.

Il secondo semestre del 2018

Nel secondo semestre del 2018 le criticità imputate ai vertici della burocrazia cittadina salgono a sette. Tornano i coinvolgimenti superflui dei capi dipartimento, le determine senza data e le carenze di motivazioni valide negli atti. In alcuni casi mancano «indicazione della durata del contratto affidato, modalità di erogazione del corrispettivo, descrizione del contenuto della prestazione contrattuale a carico del privato».

Irrisolti anche i problemi dei dirigenti con la trasparenza, come la «mancata allegazione del curriculum vitae et studiorum del professionista incaricato e dello schema di convenzione ». Tra gli atti necessari ma non allegati anche una convenzione di accordo bonario e un parere dell’Avvocatura. Riappare pure due volte la clausola arbitrale non prevista dalla legge, ma dai dirigenti sì. Stavolta peggio di prima: «il soggetto individuato quale arbitro in tali atti non sarebbe stato conforme a quanto previsto dal Codice dei contratti pubblici», si legge nel report.

Gli errori di contabilità

Risultano alcuni errori, poi, nella ripartizione dei compensi degli avvocati interni del Comune. Idem nell’accollo all’Ente di alcune spese relative all’iscrizione ad albo professionale. Sbagliata anche l’erogazione di un contributo per attività di ricerca come se fosse un affidamento diretto di contratto. Non in regola pure l’accantonamento di una piccola somma come incentivo tecnico per un dipendente comunale, nonostante le circostanze e la legge non lo prevedessero.

Ma gli aspetti contabili da rivedere non finiscono qui. Alla lista dei peccati commessi si aggiungono «un caso di erronea imputazione a capitolo di spesa, un altro di ritardo nell’assunzione di un impegno specifico (con l’indicazione del creditore), anche se dopo una tempestiva assunzione di impegno di spesa generico». In una determina i dirigenti hanno assunto «contestualmente impegno e liquidazione di spesa, senza che ve ne ricorressero i presupposti». In un’altra, infine, era «troppo generica la formula lessicale adottata per verifica del satisfattorio adempimento di una prestazione contrattuale, alla base di una liquidazione di spesa».

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