mercoledì,Agosto 17 2022

Primo arresto dopo un mese, Rifondazione all’attacco

Sono rimasti fuori dalla Regione per «una legge elettorale antidemocratica che impone lo sbarramento dell’8%», ma non rinunciano a dire la loro. Così dai vertici di Rifondazione Comunista piovono parole di fuoco sull’arresto del consigliere regionale di FdI Domenico Creazzo. Bersaglio degli strali, il centrodestra fresco di vittoria alle elezioni calabresi. Un arresto “da record”

Primo arresto dopo un mese, Rifondazione all’attacco

Sono rimasti fuori dalla Regione per «una legge elettorale antidemocratica che impone lo sbarramento dell’8%», ma non rinunciano a dire la loro. Così dai vertici di Rifondazione Comunista piovono parole di fuoco sull’arresto del consigliere regionale di FdI Domenico Creazzo. Bersaglio degli strali, il centrodestra fresco di vittoria alle elezioni calabresi.

Maurizio Acerbo

Un arresto “da record”

Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, sceglie il sarcasmo per dare il via alla sua invettiva. «Ancora una volta si conferma che la categoria con più alto tasso di inquisiti non è quella degli immigrati ma quella dei politicanti della destra. Il partito della Meloni batte tutti sul tempo e totalizza un consigliere regionale arrestato a meno di un mese dalle elezioni in Calabria». Ma Acerbo ne ha anche per gli alleati della leader romana. E continua la sua personale classifica dei peggiori. «Forza Italia segue, perché, essendo indagato nella stessa inchiesta un senatore, la richiesta di autorizzazione all’arresto è soggetta al voto dell’aula».

Per Acerbo il centrodestra «non ha mai combattuto le mafie, con cui ha sempre avuto massima contiguità fin dai vertici e dai fondatori». Ma, scrive il segretario, «anche il centrosinistra in Calabria non scherza», visti i trascorsi di Creazzo nella gauche calabra. Un trasformismo, quello del consigliere di Fratelli d’Italia, che sarebbe lo specchio della «degenerazione della vita pubblica nel nostro Paese e in particolare nelle regioni meridionali».

La collettività conta meno della ‘ndrangheta

Il quadro generale è «desolante», commenta il segretario comunista. Poi punta il dito sulle ingerenze della ‘ndrangheta nella pubblica amministrazione calabrese. «È evidente – tuona Acerbo – che l’intreccio tra criminalità organizzata e politica rimane sistemico, le risultanze delle indagini sembrano fotocopiate per quanto è diffuso il fenomeno».

Il ritratto di chi si occupa della cosa pubblica in Calabria si fa a tinte sempre più fosche. «Mandrie di politicanti – scrive Acerbo – si spostano con i loro voti spesso in odor di mafie da uno schieramento vincente all’altro, risultando determinanti». Amara la conclusione sui partiti, sempre meno interessati ai programmi. «Abbiamo comitati elettorali in cui gli interessi della criminalità pesano assai più delle esigenze della collettività», il commento finale.

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