martedì,Luglio 5 2022

Coronavirus, Filippelli (Alcmaeon): «Più reparti di Terapia Intensiva»

Intervista al Prof. Avv. Michele Filippelli, aggregato di diritto privato e direttore scientifico della Rivista Alcmaeon di responsabilità sanitaria ed esperto in sicurezza delle cure, sul fenomeno del cosiddetto coronavirus, la sua diffusione, le misure emanate dal Governo, la condotta dei cittadini e l’analisi del dato tecnico. Da fine gennaio le principali attenzioni sono rivolte al coronavirus.

Coronavirus, Filippelli (Alcmaeon): «Più reparti di Terapia Intensiva»

Intervista al Prof. Avv. Michele Filippelli, aggregato di diritto privato e direttore scientifico della Rivista Alcmaeon di responsabilità sanitaria ed esperto in sicurezza delle cure, sul fenomeno del cosiddetto coronavirus, la sua diffusione, le misure emanate dal Governo, la condotta dei cittadini e l’analisi del dato tecnico.

Da fine gennaio le principali attenzioni sono rivolte al coronavirus. Cosa sta accadendo?

«L’Organizzazione Mondiale della Sanità è stata portata a conoscenza di un nuovo ceppo di coronavirus, mai in precedenza identificato nell’uomo, il 31 dicembre 2019 quando la Commissione Sanitaria Municipale della città Wuhan, nella Cina centrale, ha segnalato un focolaio di casi di polmonite ad eziologia ignota e successivamente, il 9 gennaio 2020, il CDC cinese, centro per il controllo e la prevenzione delle malattie, ha riferito l’identificazione di un nuovo coronavirus, SARS-CoV-2, come agente causale della malattia respiratoria, denominata Covid-19. Oggi l’epidemia è presente in tutti i continenti e la sua celere propagazione, contestualmente ai tempi dell’elaborazione scientifica del vaccino e alle generali capacità gestionali delle strutture sanitarie, lascia paventare l’ipotesi di una, neanche troppo lontana, pandemia.

Il nostro Governo come sta affrontando l’emergenza sanitaria?

«Il primo atto ufficiale risale al 25 gennaio 2020, attraverso il quale il Ministero della Salute, con ordinanza, pone misure profilattiche contro il nuovo coronavirus, intensificando i controlli di salute di tutti i passeggeri provenienti con voli diretti da aree coinvolte da trasmissione autoctona, nonché riservandosi, in deroga alla normativa vigente, la possibilità di rafforzare il personale medico con conferimento di incarichi co.co.co. per un periodo di 90 giorni».

Il 31 gennaio, dopo l’interruzione dei voli diretti con la Cina e il riscontro della presenza dei primi due casi di infezione da coronavirus sul territorio nazionale del giorno precedente, la Presidenza del Consiglio dei Ministri delibera lo stato d’emergenza su tutto il territorio nazionale per la durata di 6 mesi. I primi di febbraio, dopo il rientro dei cittadini italiani dalle aree della repubblica popolare cinese definite a rischio, viene riscontrato il contagio di uno dei passeggeri, al quale è stata applicata la misura dell’isolamento in quarantena.

È da questo momento che il Governo, in cooperazione con le regioni, decide di prevenire e contenere la diffusione del virus, anche attraverso indagini sanitarie finalizzate alla sua tracciabilità su persone che sono state a contatto con quelle risultate positive al relativo esame».

Davanti a una vivace produzione normativa e alla costante informazione divulgata dagli organi preposti, come dovrà comportarsi il cittadino?

«L’attuale punto di riferimento giuridico, in attuazione del decreto legge n. 6 del 23 febbraio 2020, è il Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 1 marzo 2020 che divide l’Italia in tre parti geografiche, adottando diverse misure di prevenzione per ognuna, i cui effetti inevitabilmente ricadono sui cittadini delle zone enucleate.

La prima, quella più rigida, è riferita ai comuni della “zona rossa” in cui v’è il divieto di accesso e di allontanamento, la sospensione dei viaggi di istruzione, dell’apertura dei musei e degli altri luoghi di cultura, dell’attività lavorativa e degli uffici pubblici, fatta salva l’erogazione dei servizi essenziali e di pubblica utilità, nonché di chiusura di asili, scuole e università, attività commerciali a esclusione di quelle di pubblica utilità, servizi pubblici essenziali e per l’acquisto di beni di prima necessità».

La seconda zona ricomprende le regioni della Lombardia, del Veneto e dell’Emilia Romagna e le province di PesaroUrbino e di Savona. In questo caso è prevista la sospensione degli eventi organizzati di carattere sportivo, religioso, culturale e ludico, degli asili, delle scuole e delle università e il divieto di trasferta organizzata dei tifosi residenti nelle stesse regioni e nelle province di Pesaro – Urbino e di Savona, per assistere a eventi e competizioni sportive che si svolgono nelle restanti regioni e province. Limitazioni più blande e circoscritte sono state previste, invece, per le province di Bergamo, Lodi, Piacenza e Cremona.

Infine, la terza zona che comprende il resto del territorio nazionale prevede, tra le novità, l’applicazione del modello “lavoro agile” per la durata dello stato di emergenza, oltre a una seria d’indicazioni precauzionali tra cui la sanificazione, la disinfestazione, la messa a disposizione di soluzioni disinfettanti per il lavaggio delle mani in determinati ambienti e la divulgazione capillare delle disposizioni introdotte.

C’è chi minimizza il fenomeno e chi è accusato d’inutile allarmismo. Qual è lo stato attuale dei fatti?

Bisogna confrontarsi con i dati ufficiali per offrire una risposta valida. L’ultimo aggiornamento ministeriale del 3 marzo 2020, ore 18:00, indica 2263 casi di contagio in Italia, di cui 79 deceduti e 160 guariti (l’intervista è stata realizzata prima del nuovo bollettino divulgato dalla protezione civile, ndr). Credo sia un dato significativo e sottostimato poiché, a mio avviso, il superamento della patologia ha refertato 239 esiti tra certificati di guarigione e certificati di decesso: 1 persona su 3 muore.

A ciò si aggiunga la fisiologica difficoltà di venti singoli sistemi regionali sanitari a uniformarsi a un unico servizio sanitario nazionale in un momento di necessità e di urgenza, comportando una sovraesposizione inaspettata, anche in termini di responsabilità civile, penale e amministrativa, del personale medico, paramedico e delle strutture sanitare e per la quale il Governo sta valutando di emanare un decreto finalizzato al raddoppio delle attività sanitarie di terapia intensiva».

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