martedì,Luglio 5 2022

Coronavirus, gli avvocati dicono no alle udienze

Astensione dalle udienze e da tutte le attività giudiziarie dal 6 al 20 marzo, nel tentativo di limitare i rischi di diffusione del coronavirus. Lo ha deciso l’Ufficio di coordinamento dell’Ocf (Organismo congressuale forense), riunitosi on-line per valutare il da farsi dopo le ultime notizie sul Covid-19. A mali estremi, estremi rimedi. Questa la proverbiale

Coronavirus, gli avvocati dicono no alle udienze

Astensione dalle udienze e da tutte le attività giudiziarie dal 6 al 20 marzo, nel tentativo di limitare i rischi di diffusione del coronavirus. Lo ha deciso l’Ufficio di coordinamento dell’Ocf (Organismo congressuale forense), riunitosi on-line per valutare il da farsi dopo le ultime notizie sul Covid-19. A mali estremi, estremi rimedi. Questa la proverbiale soluzione adottata per rispondere a un «allarme avvalorato dalla intensa attività di prevenzione messa in atto dal Governo».

Le ragioni dello stop nel documento dell’Ocf

L’Ocf ritiene le restrizioni adottate finora insufficienti a garantire la sicurezza nei tribunali. Troppo poco sospendere le udienze nelle zone rosse o quelle che vedono protagonisti avvocati con residenza o sede in una di esse. Si tratta di misure «assolutamente non adeguate». Ai tribunali, spiegano, servono soluzioni più drastiche per contrastare il coronavirus. Magistrati e avvocati operano quotidianamente a contatto con numerose persone e i secondi lo fanno spostandosi su e giù per la Penisola. Nei palazzi di Giustizia, poi, si riversa una moltitudine di figure, dai testimoni ai consulenti, che il Governo non ha contemplato nelle sue disposizioni. Un problema, visto che «negli uffici giudiziari è arduo, se non impossibile, effettuare i dovuti controlli preventivi sulla provenienza delle persone». E che lo stato dei tribunali, «la loro inadeguatezza strutturale e la loro dislocazione, non consentono un pur minimo controllo igienico-sanitario».

Nel frattempo i casi di coronavirus tra avvocati e magistrati aumentano, ricorda l’Ocf. E cita quanto accaduto nel tribunale di Milano come esempio dell’insufficienza dei provvedimenti adottati finora. Non bastano divieti su aule e cancellerie: «Non hanno alcuna incidenza sulle condizioni in cui avvocati, parti, testimoni e ausiliari debbono attendere lo svolgimento delle attività».

La soluzione per arginare il coronavirus

L’Ocf, temendo la diffusione del coronavirus, aveva già segnalato la gravità della questione al Ministero della Giustizia, senza ottenere le attese risposte. Ha deciso pertanto di agire in autonomia, perché «la situazione venutasi a determinare rientra nella ipotesi dei “gravi eventi lesivi dell’incolumità e della sicurezza dei lavoratori”». Per 15 giorni, dunque, «astensione dalle udienze e da tutte le attività giudiziarie, in ogni settore della Giurisdizione, con esclusione espressa da quelle relative alle attività indispensabili». L’astensione «sarà considerata legittimo impedimento del difensore in ogni tipo di procedimento. Si potrà dichiarare «personalmente o tramite sostituto del legale titolare della difesa o del mandato all’inizio dell’udienza o dell’atto di indagine preliminare». O comunicare «con atto scritto trasmesso o depositato nella cancelleria del giudice o nella segreteria del pm oltreché agli altri avvocati costituiti, con espressa deroga al termine di due giorni».

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