Giustizia e Criminologia

Esplodono le carceri italiane, quegli appelli caduti nel vuoto

Nelle carcere i detenuti vivono in celle stracolme che favoriscono il contagio, i medici sono insufficienti e le strutture sono fatiscenti. Ecco perché il rischio coronavirus è altissimo.

Le carceri alla fine sono esplose: Milano, Pavia, Napoli, Salerno, Frosinone, Prato, Bari,  Modena, Foggia, Palermo. E la lista sembra destinata ad allungarsi minuto dopo minuto. Dire “ve lo avevamo detto” non serve, ma è purtroppo vero che l’allarme è stato lanciato ben due settimane fa quando, se si fossero adottati provvedimenti intelligenti, si sarebbero potuti evitare 6 (forse più) morti, incendi, devastazioni, evasioni e sparatorie in centro città. 

Il sistema penitenziario italiano è al collasso da anni, inadeguato in condizioni normali e non in grado di affrontare un’emergenza sanitaria di questo livello. Era chiaro, dunque, che misure volte esclusivamente ad isolare i ristretti dai loro affetti avrebbe avuto come unico risultato quello di inasprire gli animi di chi già si trova in condizioni non in linea con quanto prevede il nostro ordinamento. I detenuti vivono in celle stracolme che favoriscono il contagio, il personale medico è insufficiente, le strutture sono fatiscenti e non ci sono luoghi di contenimento che possano bloccare un’eventuale epidemia.

Nello stesso tempo, chi è rinchiuso resta in continuo contatto con l’esterno attraverso il personale della polizia penitenziaria, gli educatori, gli psicologi, i magistrati e gli avvocati, a cui solo di recente è stato semplicemente imposto di autocertificare di non avere sintomi influenzali e di indossare la mascherina per poter accedere. È per questo motivo, dunque, che bombardati dalle notizie apprese in tv, coscienti di vivere in luoghi non adatti e comunque esposti al rischio, di fronte alla restrizione sui colloqui imposta dagli istituti di pena a seguito delle disposizioni del nuovo decreto del Ministro Bonafede, i detenuti non hanno retto.

La paura che viviamo noi cittadini liberi è per loro triplicata e la notizia di non poter comunicare con le famiglie ha provocato un senso di isolamento totale che ha fatto esplodere la rabbia di migliaia di persone represse, molte delle quali, si ricorda, sono in attesa di giudizio. Non bisogna assolutamente giustificare azioni violente di questo tipo, che vanno censurate e delle quali i responsabili dovranno certamente rispondere, ma bisogna trovare una soluzione concreta ad una situazione che potrebbe peggiorare se a questa violenza dovessero seguire provvedimenti disciplinari, che a loro volta generebbero atti ancora più estremi.

In un’emergenza del genere, sarebbe stato più opportuno aumentare il numero di telefonate, dare la possibilità e gli strumenti per utilizzare skype, evitare continui spostamenti dei detenuti da una regione all’altra mettendo a rischio gli istituti, nonché pensare subito alle misure alternative per chi già pur avendone diritto non ne usufruisce, applicare le misure cautelari domiciliari e sospendere gli ordini d’esecuzione per le pene inferiori a due anni.

Come Osservatorio Carcere della Camera Penale di Cosenza stiamo lavorando per monitorare la situazione, mentre la Collega Valentina Spizzirri, Coresponsabile dell’Osservatorio regionale, insieme al collega Renato Vigna in raccordo con l’Osservatorio Carcere Nazionale dell’Unione Camera Penale, hanno predisposto un documento inviato ai 12 istituti di pena calabresi.

Per ora non possiamo fare altro, se non insistere affinché il Governo, da anni considerato colpevole dalla Corte Europea dei Diritti dell’uomo per le falle del nostro sistema carcerario, compia un gesto reale che ponga fine a questa situazione da guerriglia ormai incontenibile. Azione che se fosse stata intrapresa prima di questa emergenza dovuta al Coronavirus, avrebbe fatto sì che gli Istituti penitenziari non si trovassero ad affrontare il rischio epidemia sovraffollati ed impreparati.

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Chiara Penna

Avvocato penalista e Criminologa, ha conseguito nel Marzo 2017 il titolo di Avvocato penalista specialista presso la Scuola di Alta formazione dell’Avvocato penalista dell’ Unione Camere Penali Italiane e nel 2012, il titolo di Master di II Livello in Scienze forensi presso l’Università degli Studi di Roma La Sapienza. Autrice di pubblicazioni scientifiche e dei libri: “La vera storia del mostro di Firenze” e “Suoni dal buio. Appunti di musica, cronaca a visioni”, è spesso ospite in qualità di esperta in programmi televisivi e radio nazionali.

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