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Quelle misteriose buste esplosive: il nuovo Unabomber?

Strani episodi che in questi giorni si stanno verificando tra Roma e Milano. Dietro a queste buste esplosive c'è il nuovo Unabomber?

Come se già non fossimo abbastanza preoccupati per la pandemia in atto, ci troviamo costretti a porre l’attenzione su di una serie di strani episodi che in questi giorni si stanno verificando tra Roma e Milano. Si tratta dell’invio di misteriose buste esplosive dal potenziale non molto lesivo, ma che comunque generano apprensione e che fanno inevitabilmente pensare nuovamente alla inquietante figura di Unabomber.

Per i pochi non informati, Unabomber (da UNiversity and Airline BOMber) è il soprannome di Theodore John “Ted” Kaczynski, indiscutibilmente geniale Professore Universitario di matematica dell’Illinois che, nel pieno della sua brillante carriera universitaria, si ritirò a vivere nei boschi e per combattere contro coloro i quali considerava i pericoli del progresso tecnologico, pensò di compiere 16 attentati terroristici, tra il 1978 ed il 1995.

Fu condannato all’ergastolo per aver ferito 23 persone ed averne uccise 3 attraverso la spedizione di ordigni costruiti artigianalmente, azioni rivendicate attraverso l’invio di lettere in cui informava che avrebbe terminato gli attacchi una volta che il suo scritto “La Società Industriale e il Suo Futuro” – composto da 35000 parole – fosse stampato inalterato da uno dei principali giornali del paese.

Da Unabomber i media presero, dunque, il nome per riferirsi all’attentatore rimasto sconosciuto che operò invece tra il 1994 ed il 2006 in Veneto ed in Friuli. Le differenze col dinamitardo statunitense però sono molto evidenti, sia perché il bombarolo italiano ha predisposto circa 28 ordigni improvvisati lasciati in luoghi pubblici, sia perché egli non aveva alcun progetto politico ben definito.

Se, infatti, l’intento di Unabomber era divulgare le proprie idee sulle conseguenze negative del sistema industriale e tecnologico per la razza umana, attraverso una metodologia chiaramente delirante, nel caso italiano non c’è mai stata alcuna rivendicazione e non si è neanche mai compreso il reale movente. A distanza di quindici anni dall’ultimo episodio verificatosi nel nostro paese, ci troviamo forse, dunque, di fronte ad un altro soggetto, cheda due settimane impegna gli esperti antiterrorismo della polizia giudiziaria di Roma a capire il perché di azioni del tutto diverse, ma nello stesso tempo analoghe alle azioni dell’Unabomber americano.

Dieci i pacchi recapitati: il 2 marzo tre donne vengono ferite a distanza di poche ore al centro smistamento postale di via Capannini a Fiumicino, a Colle Salario ed alla Balduina, il 3 marzo un quarto pacco viene recapitato ad un uomo all’Aurelio; il quinto pacco, destinato ad un uomo che lavora come portiere in uno stabile di Ponte Milvio (Roma Nord) è stato intercettato il 9 marzo a Palombara Sabina, altri 4 pacchi sono stati scoperti fra il 10 e l’11 marzo a Fabrica di Roma, dove è rimasta ferita la mamma del destinatario, al centro smistamento delle Poste di via Empolitana a Tivoli, ancora a Fiumicino, a Rieti ed infine uno a Ronciglione. 

L’ultima a busta, proveniente pare dalla stessa mano, è stata invece recapitata nel pomeriggio di ieri ad un uomo di Cologno Monzese. Quello che accomuna i pacchi è che le buste sembrano identiche tra di loro. Sono le classiche buste gialle di carta per documenti formato A3, in altoa destra vengono apposti in fila tre francobolli ed all’interno si trova una scatoletta di compensato con una quantità minima di polvere pirica (facilmente reperibile svuotando un raudo) ed una batteria per l’innesco.

Anche se l’entità dei danni provocati è per ora minima, vista la carica esplosiva in alcun modo in grado di uccidere, l’impressione è che dietro queste azioni ci sia un soggetto con le idee molto più chiare dell’ unabomber nostrano anni ’90. Il pericolo è, infatti, si tratti di un emulatore del vero Unabomber, più che dell’ azione di un gruppo anarchico, la cui individuazione sarebbe in parte molto meno complessa rispetto alle attività necessarie per scovare il classico singolo lupo solitario. La speranza è che nel frattempo non migliori la sua tecnica, che queste non siano prove generali e che non prepari ordigni molto più pericolosi sentendosi man mano più sicuro.

Certo è che è alcuni elementi sembrano convergere più verso l’ipotesi del singolo e per tale ragione forse si potrebbe già iniziare a pensare di attuare la tecnica del Geographic Profiling, per cominciare a capire quanto meno la zona in cui il soggetto risiede.

La tecnica di indagine in questione è, infatti, proprio quella che permette di capire dove si trova la residenza abituale di un criminale a partire dalla localizzazione geografica dei luoghi che hanno subito un attacco da parte sua. Ed è stata proprio questa metodologia che ha consentito di capire dove abitava il famigerato “Unabomber” .

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Chiara Penna

Avvocato penalista e Criminologa, ha conseguito nel Marzo 2017 il titolo di Avvocato penalista specialista presso la Scuola di Alta formazione dell’Avvocato penalista dell’ Unione Camere Penali Italiane e nel 2012, il titolo di Master di II Livello in Scienze forensi presso l’Università degli Studi di Roma La Sapienza. Autrice di pubblicazioni scientifiche e dei libri: “La vera storia del mostro di Firenze” e “Suoni dal buio. Appunti di musica, cronaca a visioni”, è spesso ospite in qualità di esperta in programmi televisivi e radio nazionali.

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