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La pandemia da Covid-19 e i problemi psicologici da non sottovalutare

I casi di violenza domestica in Cina sono aumentati dopo l'inizio della pandemia da Covid-19. Quello che stiamo vivendo non è una vacanza...

Il timore per la pandemia in atto e l’incertezza sulla durata delle misure di isolamento, necessariamente adottate dal governo per evitare i contagi, generano insicurezza e ansia. Certamente bisogna accettare che il ritorno alla vita normale sarà lento e graduale, ma se il non poter sapere quando questo periodo finirà e quali misure verranno prese dopo, provoca angoscia fisiologica nella maggioranza dei casi, il senso di disorientamento può generare un acuirsi delle problematiche psicologiche già esistenti ed un incremento della violenza in diversi contesti.

Indubbiamente il primo campanello d’allarme sono gli episodi di violenza domestica, non solo in ambiti in cui essa era purtroppo già esistente, ma anche in nuclei familiari dove invece la convivenza forzata non sta facendo altro che fare emergere tensioni e malesseri sopiti. Se è chiaro come la condizione di coabitazione che stiamo vivendo incrementi l’aggressività in contesti già al limite, è anche vero che l’isolamento, uno dei tratti distintivi delle relazioni abusanti, può avere effetti negativi anche in situazioni apparentemente sane.

I casi di violenza domestica in Cina

Il motivo è che quando le comunità subiscono stress, i tassi di violenza crescono. È un fenomeno che si è già verificato in Cina, dove le misure di distanziamento sociale sono state messe in atto oltre due mesi fa e dove  una Ong con sede a Jingzhou, nella provincia dell’Hubei, ha rilevato che in questo periodo il numero totale dei casi di violenza domestica ha avuto un fortissimo incremento.

In particolare, stando alle loro alle loro statistiche, il 90% dei casi di denuncia sono collegati all’epidemia di COVID-19. E il motivo è dato dal fatto che la violenza domestica affonda le sue radici nel potere e nel controllo. In questo momento tutti percepiamo una mancanza di controllo sulle nostre vite ed un individuo che non riesce a gestire questa frustrazione, la scaricherà sulla su chi gli è vicino.

Le violenze avvenute durante la pandemia da coronavirus

In verità, seppur ogni fatto vada analizzato nello specifico, alcuni  casi di violenza registrati in Italia fanno già sorgere il sospetto che siano collegati al momento che stiamo attraversando: un settantenne della provincia di Pesaro ha cercato di uccidere la moglie a martellate, a Padova una donna è stata salvata dalle botte del marito solo grazie all’arrivo dei carabinieri allertati dai vicini, a Torino un uomo ha sparato alla moglie e al figlio prima di suicidarsi, a Roma un giovane ha ucciso la madre decapitandola, a Firenze un uomo ha accoltellato il cognato che aveva ospitato la compagna in fuga dai maltrattamenti, a Messina un uomo anziano ha sparato e poi si è ucciso in una tabaccheria poiché esasperato dal non poter acquistare un gratta e vinci.

Un primo segno di quanto si sia vicini alla perdita del controllo è dato poi anche dall’impennata dei trattamenti sanitari obbligatori in diverse città. I due casi delle giovani infermiere che si sono tolte la vita nei giorni scorsi, fanno inoltre temere un aumento dei tentativi di suicidio nelle persone soggette a malattie psichiatriche come depressione, schizofrenia, disturbi bipolari, dipendenza da sostanze e demenze. 

Rendersi conto di cosa sta accadendo intorno a noi

Il così detto lockdown è in questo momento necessario, ma per quanto si voglia prendere la situazione con un sorriso, per quanto si cerchi di esorcizzare la paura cantando sui balconi, facendo gli aperitivi in videochat, leggendo libri e guardando film, la realtà è che fuori imperversa una strage di cui non si vede ancora la fine. Non è una vacanza, ma un dramma.

L’essere umano è una specie sociale che, pur essendo in grado di adattarsi a qualsiasi situazione per sopravvivere, non è immune da conseguenze importanti, dovute proprio a questa sua capacità di adattamento forzato. La verità è che ancora non abbiamo idea di cosa stia accadendo né dal punto di vista psicologico, né culturale, perché niente di simile, in un mondo veloce e così globalizzato si è mai verificato.

Gli effetti psicologici delle quarantenne

Un articolo pubblicato in questi giorni dalla rivista di medicina Lancet, cerca di analizzare e riassumere gli studi sull’effetto psicologico delle quarantene passate sugli esseri umani ed emerge che, gli isolamenti, anche inferiori ai dieci giorni, possono avere effetti a lungo termine, quali sintomi di stress post traumatico e abuso di alcool o altre sostanze. Non solo, esiste il pericolo concreto che il timore del contatto sociale che stiamo acquisendo adesso, dovuto all’apprensione del contagio proveniente da chiunque si avvicini a meno di pochi metri di distanza, rimarrà nel tempo.

Potrebbero permanere ad esempio i comportamenti evitanti e la sensazione che l’altro rappresenti un potenziale nemico. Così come potrebbero peggiorare le condizioni psicologiche e psichiatriche di ognuno di noi, a causa degli effetti economici della quarantena,con un ulteriore carico sul nostro sistema sanitario, già sottoposto a sforzi inverosimili dall’emergenza COVID 19.

La speranza è, dunque, che questa prova certamente ancora lunga, contingente e difficile porti comunque i suoi frutti in tempi ragionevoli, perché le persone adeguatamente attrezzate riusciranno ad adattarsi e reinventarsi, così come è avvenuto dopo qualsiasi guerra passata. Molti saranno invece travolti dal vacillare degli eventi e il danno alla salute mentale sarà una brutta cicatrice che il virus lascerà su questa generazione, agendo in modo molto più subdolo di un conflitto bellico.

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Chiara Penna

Avvocato penalista e Criminologa, ha conseguito nel Marzo 2017 il titolo di Avvocato penalista specialista presso la Scuola di Alta formazione dell’Avvocato penalista dell’ Unione Camere Penali Italiane e nel 2012, il titolo di Master di II Livello in Scienze forensi presso l’Università degli Studi di Roma La Sapienza. Autrice di pubblicazioni scientifiche e dei libri: “La vera storia del mostro di Firenze” e “Suoni dal buio. Appunti di musica, cronaca a visioni”, è spesso ospite in qualità di esperta in programmi televisivi e radio nazionali.

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