giovedì,Ottobre 6 2022

Violenza domestica, un’emergenza nell’emergenza

Il Ministero dell’Interno ha diramato una circolare con cui invita i prefetti a individuare nuove soluzioni per dare un alloggio alle donne vittime di violenza domestica. I provvedimenti adottati finora dal Governo per limitare i rischi di contagio, con gli italiani costretti a restare in casa il più possibile, hanno, infatti, ridotto la possibilità di

Violenza domestica, un’emergenza nell’emergenza

Il Ministero dell’Interno ha diramato una circolare con cui invita i prefetti a individuare nuove soluzioni per dare un alloggio alle donne vittime di violenza domestica. I provvedimenti adottati finora dal Governo per limitare i rischi di contagio, con gli italiani costretti a restare in casa il più possibile, hanno, infatti, ridotto la possibilità di ospitarle nei centri di accoglienza e nelle case rifugio del Paese. E così si è venuta a creare una vera e propria emergenza nell’emergenza.

Nausica Sbarra – coordinatrice regionale Donne, Giovani e Immigrati della Cisl Calabria – ricorda che la circolare era «un provvedimento atteso, sollecitato anche dal Ministero per le Pari opportunità». Perché se da un lato si riduce il numero delle strutture destinate all’ospitalità, alla tutela, al sostegno e al reinserimento delle vittime, dall’altro le violenze, purtroppo, continuano. E il problema si fa ancora più grave con la convivenza forzata in casa, «quando sarebbe invece necessario, per una donna e i suoi figli, allontanarsi per stare al sicuro».

Come tutelare di più le vittime della violenza

Il sindacato di Sbarra, insieme a Cgil e Uil, ha proposto per questo numerose modifiche al Decreto Cura Italia: la necessità, per cominciare, che nelle procure restino operative le procedure di emergenza per le denunce e si ricorra anche a decisioni innovative. Un esempio? Fare in modo che sia il violento ad abbandonare l’abitazione e non la donna con i minori. Ma tra i suggerimenti delle tre sigle sindacali ci sono anche il lancio di una campagna informativa capillare sul numero telefonico 1522; la diffusione di tutti i dispositivi di sicurezza per le donne e le operatrici delle case rifugio e dei centri antiviolenza; l’istituzione di un fondo per le esigenze specifiche atte a garantire l’uscita delle donne dalla spirale della violenza; l’estensione ad almeno 6 mesi del congedo per le vittime.

L’importante, spiega Sbarra, è che si faccia presto, per non ingigantire un problema che era già grave prima che esplodesse la pandemia. Quindi, tanto di cappello all’ultima circolare ministeriale, ma – conclude la sindacalista – «le istituzioni competenti provvedano a individuare nel più breve tempo possibile, nei diversi territori, strutture idonee all’accoglienza delle donne vittime di violenza».

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