sabato,Luglio 2 2022

«La Sanità torni pubblica», il Pc all’attacco dei privati

Uno spettro si aggira per la Calabria: è quello di una Sanità non più affidata in larga parte ai privati, ma interamente pubblica. E tutti i rappresentanti delle istituzioni locali si sono coalizzati contro di lui. Lo pensano quelli del Partito Comunista regionale, con una simbolica chiamata alle armi rivolta ai cittadini nella speranza che,

«La Sanità torni pubblica», il Pc all’attacco dei privati

Uno spettro si aggira per la Calabria: è quello di una Sanità non più affidata in larga parte ai privati, ma interamente pubblica. E tutti i rappresentanti delle istituzioni locali si sono coalizzati contro di lui. Lo pensano quelli del Partito Comunista regionale, con una simbolica chiamata alle armi rivolta ai cittadini nella speranza che, passato il Covid-19, il sistema sanitario possa abbandonare la strada presa da tempo. Le difficoltà del settore in Calabria erano già sotto gli occhi di tutti: personale carente, strumentazione obsoleta o assente, posti letto insufficienti, L’esplosione della pandemia, però, ha reso tutto ancora più evidente. E adesso sarebbe ora di invertire la rotta, rilanciando quel servizio pubblico troppo spesso sacrificato sull’altare degli interessi degli imprenditori.

Il Pc si scaglia in una nota contro «anni di politiche di corruzione e clientelari che hanno favorito cliniche e laboratori privati». Oggi per i proprietari di tutte quelle strutture e i titolari di appalti e servizi esternalizzati – scrivono – la Regione spende gran parte delle sue risorse destinate alla Sanità. Il debito, però, continua a crescere, i privati incassano ancora contributi a iosa e si moltiplicano le indagini dei magistrati sugli sprechi delle aziende sanitarie pubbliche.

Sanità: arriva il virus e i privati si dileguano

Non è certo la prima volta in cui i comunisti muovono critiche simili; a dicembre, per citare un esempio, erano davanti la sede del Consiglio regionale. In quell’occasione chiedevano di «sospendere, gradualmente, tutte le convenzioni con i privati. e coi soldi risparmiati investire nel pubblico con nuove assunzioni, ripristino e ammodernamento delle strutture da dotare con nuovi macchinari diagnostici e maggiori posti letto». La proposta, mesi dopo, resta identica. E, per i membri del Pc calabrese, «appare ancor più sensata se pensiamo che con l’esplodere dell’emergenza coronavirus i professionisti del privato sono spariti e tutto è stato lasciato in mano ad un servizio pubblico portato al collasso».

Ma la principale preoccupazione non è l’attuale emergenza, ma cosa accadrà quando sarà passata. Secondo quelli del Pc, per il Covid-19 la Giunta regionale «ha agito con misure blande che poco o nulla comportano per un miglioramento del lavoro ospedaliero già in periodi ordinari». E la cosa non li fa ben sperare. Anzi, ipotizzano che l’intenzione per il post coronavirus sia quella di «riaffidare la salute pubblica in mano a chi, finora, si è arricchito ma è sparito nel momento del bisogno, e al quale nessuno pare abbia chiesto nulla, neanche la requisizione delle strutture, come previsto per legge in caso di straordinaria necessità». Ora, dunque, sarebbe ora di rompere gli indugi: «L’augurio – concludono – è che se la politica istituzionale continua a non voler rendersi conto della situazione, tutti i cittadini calabresi siano pronti a raccogliere l’invito alla lotta di chi il territorio lo ha davvero a cuore, da sempre».

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