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Truffe e frodi ai tempi del coronavirus: le false comunicazioni

I criminali del web si approfittano del momento delicato che vive ognuno di noi, tentando di realizzare truffe in vari modi. Ecco cosa fare per difendersi dagli attacchi hacker.

Si è già detto molte volte che i crimini che avvengono nella realtà virtuale sono in ogni caso il risultato di condotte devianti e di ristrettezza empatica. Per quanto riguarda la personalità degli hacker, molti psichiatri hanno studiato il ruolo di alcune variabili come sesso, età, necessità di realizzazione, psicoticismo, nevroticismo ed estroversione e, nel predire l’attitudine verso i reati patrimoniali on line, è stato scoperto che tendono a compierli maggiormente giovani utenti di sesso maschile e significativamente bisognosi di realizzazione.

L’atto criminale praticato sulla rete ha, infatti, una componente in più rispetto a quello che avviene nella realtà materiale: il mondo virtuale funziona da filtro per la moralità individuale. Moralità individuale che, considerata la crescita delle truffe on line proprio durante l’ attuale pandemia, appare dunque precipitare nel vuoto. 

Si impossessano dei nostri dati personali

Il nostro bisogno di tenersi costantemente informati, di stare perennemente connessi  per trascorrere il tempo, o la stessa necessità di attivare nuove piattaforme per lavorare in smart working, ci ha praticamente trasformati in facili prede per i cyber criminali che, sfruttando il nostro stato emotivo, mettono dunque in atto le più misere delle truffe. 

Tali condotte sono perpetrate, infatti, attraverso azioni di phishing che, sfruttando gli appelli di solidarietà, facendo finta di fornire indicazioni sui comportamenti da adottare, oppure chiedendo il rinnovo di abbonamenti a servizi effettivamente già attivati, si impossessano dei nostri dati personali per accedere ai conti bancari.

Una delle più pericolose azioni diffuse è quella che consiste nel raccogliere codici di accesso e dati finanziari utilizzando e-mail e siti web ingannevoli, per rinnovare ad esempio il servizio di posta certificata per i professionisti. Circostanza in cui è incappata anche la sottoscritta e che è rimasta per questo nell’alveo del tentativo, poiché immediatamente bloccata.

Le credenziali per i servizi home banking

Facendo dunque una breve ricerca è venuto fuori che, proprio dall’inizio del lockdown, si è registrata la diffusione di false comunicazioni “ufficiali” provenienti da indirizzi email ed sms assolutamente credibili e provenienti degli uffici postali e dagli istituti bancari ed assicurativi, con i quali si invitano gli utenti a digitare le proprie credenziali per l’accesso ai servizi di home banking.

Nello specifico è stato scoperto dalle autorità il caso di un tentativo di truffa attraverso un sms (smishing), abilmente creato in modo tale da sembrare proveniente dalla propria banca.

Nel testo si fa prima un riferimento vago all’emergenza sanitaria, poi si informa il cliente che a causa del virus COVID19 sono state introdotte delle restrizioni che determinerebbero il blocco del conto. Infine si invita la vittima a sbloccare la restrizione tramite un link che contiene l’acronimo dell’istituto bancario e che riporta ad una pagina web molto simile a quella della banca, dove il soggetto captato è spinto ad inserire i propri dati.

Il ruolo della Polizia Postale

La Polizia Postale ha segnalato inoltre, qualche giorno fa, diverse truffe online che fanno leva invece sulla solidarietà: una falsa raccolta fondi a favore dell’Ospedale Sant’Anna di Como, una falsa raccolta fondi apparentemente attivata dal San Raffaele di Milano finalizzata all’acquisto di materiale destinato alla terapia intensiva con un falso Iban ed una raccolta fondi per il San Camillo Forlanini di Roma, che convogliava il denaro sul conto di una Postepay privata.

Non manca all’appello neanche il deplorevole mercato parallelo delle mascherine e dei gel disinfettanti, spesso introvabili nelle farmacie e che non solo ingannano  i consumatori sulla loro efficacia, ma vengono venduti a prezzi esorbitanti. Per finire, resta sempre molto frequente l’uso di trojan con i quali si raccolgono tutti i dati nel computer e molto facili da installare, soprattutto in questo periodo in cui la rete è l’unico mezzo per comunicare e divertirsi con i nostri amici e familiari.

Come ci possiamo difendere

Il gioco subdolo è sempre lo stesso: insinuarsi tra le nostre paure, approfittare della nostra buona fede e servirsi della nostra disattenzione. L’unico modo per difenderci, sembra banale ricordalo, resta dunque quello di stare attenti e di evitare di condividere informazioni personali o di accesso ai propri account.

Si dovrebbe inoltre proteggere il proprio pc attraverso antivirus aggiornati, non installare mai software provenienti da fonti non ufficiali, non cliccare su link o allegati contenuti in email sospette ed effettuare sempre il logout dai portali utilizzati dopo che si è conclusa l’attività.

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Chiara Penna

Avvocato penalista e Criminologa, ha conseguito nel Marzo 2017 il titolo di Avvocato penalista specialista presso la Scuola di Alta formazione dell’Avvocato penalista dell’ Unione Camere Penali Italiane e nel 2012, il titolo di Master di II Livello in Scienze forensi presso l’Università degli Studi di Roma La Sapienza. Autrice di pubblicazioni scientifiche e dei libri: “La vera storia del mostro di Firenze” e “Suoni dal buio. Appunti di musica, cronaca a visioni”, è spesso ospite in qualità di esperta in programmi televisivi e radio nazionali.

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