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Camere Penali, la Calabria alza la voce: la nota degli avvocati

Le Camere Penali calabresi censurano le modalità di svolgimento dei procedimenti penali nella presente fase emergenziale da coronavirus.

Le Camere Penali calabresi chiedono garanzie per lo svolgimento del processo penale ai tempi del coronavirus. In una nota, infatti, i penalisti della Calabria scrivono che «non appare in alcun modo tollerabile una limitazione delle prerogative processuali che possa risultare anche solo minimamente lesiva del nucleo duro della esplicazione del diritto di difesa all’interno del procedimento: vale a dire la garanzia della immediatezza ed oralità».

Secondo gli avvocati penalisti calabresi, «appare assolutamente irrinunciabile che l’imputato, il suo difensore (ed anche il pubblico ministero) abbiano la possibilità di poter interrogare i testimoni (ed i periti) del procedimento de visu, percependone direttamente anche le modalità delle risposte che vengono date ed il contegno processuale». E ancora: «Appare altrettanto e irrinunciabile, poi, che le suddette parti processuali (imputato, difensore e pubblico ministero) possano pretendere che sia il loro giudice ad avere la medesima contezza delle modalità di esplicazione delle risposte da parte dei testimoni escussi ed il contegno processuale assunto». Le Camere Penali, inoltre, ritengono che sia «irrinunciabile pretendere che – al pari dei testimoni escussi – anche l’imputato abbia diritto di essere sottoposto ad esame dibattimentale direttamente in aula, così che le sue risposte – e soprattutto le modalità attraverso cui le stesse sono rese – siano direttamente percepite dal suo giudice».

Camere Penali calabresi, le criticità attuali del processo penale

«Appare ancora irrinunciabile che il giudice senta direttamente in aula le conclusioni rassegnate dal pubblico ministero e dai difensori così da avere contezza non solo delle ragioni su cui sono riposte ma anche delle modalità attraverso cui vengono sviluppate ed esplicate» si legge nella nota delle Camere Penali di Cosenza, Castrovillari, Paola, Lamezia Terme, Catanzaro, Crotone, Palmi, Locri, Rossano, Vibo Valentia e Reggio Calabria. «Appare del pari irrinunciabile il dato secondo cui, qualunque soggetto risulti essere collegato da remoto, debba avere la contestuale visione di tutte le altre parti processuali: il giudice, il pubblico ministero, il difensore e soprattutto gli altri imputati e gli altri difensori laddove si tratti di processo con più imputati».

«Tale contestuale visibilità deve essere garantita anche in relazione ai momenti del processo in cui le suddette parti assumono un atteggiamento meramente passivo» affermano gli avvocati penalisti. «Ciò comporta, consequenzialmente, la inaccettabilità di qualsivoglia meccanismo che determini che i giudici possano essere collocati in posizioni fisiche diverse, sia durante la udienza che durante la camera di consiglio».

Per quanto riguarda, la garanzia effettiva della libertà di scelta del difensore, i penalisti evidenziano che «la facoltà di scelta di partecipare al processo in aula ovvero da remoto, in capo ai difensori, deve tuttavia essere effettiva e non condizionata da situazioni ambientali e difficoltà pratiche» e anche che «venga garantita la piena libertà di tale scelta non potendo la stessa essere in alcun modo condizionata da alcun altro interesse-soprattutto se legato a ragioni di congenialità materiale».

Penalisti pronti alla battaglia

In conclusione, le Camere Penali della Calabria sono d’accordo nel considerare «censurabili quelle prassi tanto volte a introdurre requisiti di urgenza rispetto a procedimenti che non si attagliano alle tipologie previste dal legislatore, quanto esplicitatesi nel sorvolare sulle difficoltà di carattere pratico organizzativo che certamente incidono sulle modalità esplicative dei diritti di difesa e delle prerogative processuali in genere». E quindi, «la imminente approvazione di tale legge determinerebbe chiaramente un attentato ai diritti di difesa e non basterebbe a lenirne la portata la durata temporanea dello stesso, visto che nella situazione di massima incertezza rispetto al rischio epidemiologico, è prevedibile che tale termine possa essere prorogato». Insomma, le Camere Penali calabresi e italiane sono pronte alla battaglia.

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