lunedì,Agosto 15 2022

La lite Burioni-Tarro ha scatenato la pancia delle tifoserie

Oltre al lievito di birra, finiranno anche i pop-corn. In mancanza di film in sala, calcio in televisione, resteranno a farci compagnia solo la ghigliottina dell’Eredità (che ha un carico di puntate registrate fino al 2045) e i catfight di Roberto Burioni su Twitter.  La platea sempre quella è, solo con i pantaloni del pigiama

La lite Burioni-Tarro ha scatenato la pancia delle tifoserie

Oltre al lievito di birra, finiranno anche i pop-corn. In mancanza di film in sala, calcio in televisione, resteranno a farci compagnia solo la ghigliottina dell’Eredità (che ha un carico di puntate registrate fino al 2045) e i catfight di Roberto Burioni su Twitter. 

La platea sempre quella è, solo con i pantaloni del pigiama tatuati addosso. Come presidi sanitari, abbandonati da anni, l’Italia dei tifosi si è riconvertita in centri Covid permanenti. I gruppi di calcetto o di panificazione si sono trasformati in forum di Virologia avanzata e quelli delle mamme in deliri di fantascienza sospesi tra gli scambi di notizie sui filtri dell’asciugatrice e i racconti della cugina del mare immunologa che ha scoperto i benefici dei gargarismi con l’Amuchina.

Lasciare un popolo di tifosi orfani di palla senza aspettarsi conseguenze, è come sperare che in Calabria non si assumano più autisti in Regione. Impossibile. Nella disquisizione collettiva va bene supportare i propri punti di vista con qualunque fonte, qualunque sito, da quello autorevole a pomodoriniebasilico.com. Ad aumentare il caos, la nota e discreta tendenza dei medici a non essere mai d’accordo. Su niente. Litigando in pubblico con la stessa foga di due che si contendono l’ultima tartina al salmone al buffet.

Quindi un giorno parla un Virologo e dice la sua, un giorno tocca a quello dell’ospedale vicino che ha tesi completamente diverse dal primo e lo fa notare anche con una certa stizza, poi ecco un’intervista esclusiva all’esperto che riesce a tirare fuori una via di mezzo, conclude il quarto che fa una rivelazione incredibile che coinvolge alieni, la papaja e Fatima. La verità è che ognuno crede a chi vuole credere e per farlo posta argomentazioni disperate alla ricerca di un bias di conferma. 

Nell’esaurimento nervoso collettivo, dovuto anche all’eccessivo consumo di lievitati, la lite Burioni-Tarro ha scatenato la pancia delle tifoserie. Curve che ieri cantavano chinonsaltabianconeroè, oggi dissertano su strutture biomolecolari complesse, comitive di nostalgici anni 90, che credevano che “tarro” fosse una rima degli Articolo31, oggi discettano sull’allievo di Sabin. “Allievo di Sabin”. Potremmo definirlo da oggi “Il metodo Sabin”, cioè la tendenza a parlare di cose di cui non si ha la più squallida idea. 

Tornando alla lite della settimana. Tarro, virologo siciliano, diventa virale lui stesso (il contrappasso) dopo un’intervista in cui in soldoni dice: uscite dalla quarantena, giocate all’aria aperta, fate due tiri in porta, perché tanto questo virus si autodistruggerà. Un po’ come i messaggi di Mission Impossible e le campagne della vicepresidenza sui prodotti calabresi griffati Lega.

In pochi giorni il dottore diventa recordman di interviste. Tutti vogliono ascoltarlo e scriverne. Tutti vogliono credere che finalmente la quarantena sia al triplice fischio. A far scattare la molla a Burioni, altra coronastar del momento, non è stato tanto il contenuto delle dichiarazioni in cui Tarro contraddice la posizione ufficiale della medicina (e soprattutto cosa molto più sgradevole, la sua), quanto il fatto che il medico messinese sia presentato in molti articoli come un “candidato al Nobel”. Il Nobel è la Cassazione, il Nobel lo conoscono tutti, il Nobel ti castra qualsiasi obiezione, se poi lo affianchi a “allievo di Sabin” è fatta, li hai tutti in pugno. Peccato che il regolamento del premio stabilisca che nessuno, prima di mezzo secolo possa sapere se è stato candidato al Nobel.

Da qui la graffiata di Burioni che più che togliersi un sassolino gli scaraventa addosso gli Appalachi: « Se Tarro è virologo da Nobel, io sono Miss Italia». Ma Tarro, non ci sta, e tenta una risposta al vetriolo (ma non sul Nobel): «Su una cosa ha ragione: lui deve fare solo le passerelle come Miss Italia, ma senza aprire bocca». Lo specifica come se a Salsomaggiore ogni anno si tenessero conferenze sui moti corpuscolari. Nessuno vuol rimanere fuori dalla vicenda più importante del giorno, al diamine i numeri, le statistiche, il bonifico dell’Inps, il registro elettronico, la lista della spesa, al diavolo anche la discussione aperta da due giorni sull’altezza di Conte. 

Chi difende Burioni, pubblica i link di gennaio, quando il virologo faceva Cassandra e gli altri corna sotto il tavolo, chi prende le parti di Tarro, lo dice a gran voce ai delatori, che lui è quello che ha isolato il vibrione del colera. Il vibrione. Quello del vibrione. Le conversazioni su Messenger virano da quanto deve essere umida la farina per la biga, al vibrione.  

Dopo un’incursione tiepida del deputato Gianfranco Rotondi, l’ultimo proiettile contro Tarro lo mette nel caricatore Massimo Galli, anche lui ormai volto familiare di dirette e interviste, primario di Malattie infettive all’Ospedale Sacco di Milano. «Senza offesa per un anziano collega, non ci sono basi scientifiche per dirlo». La regola del western: togli la sicura, mira e sparane uno ma buono.  

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