martedì,Settembre 27 2022

Per la prima volta Unicef Italia raccoglie materiale per il territorio nazionale

Il portavoce Andrea Iacomini suggerirebbe al governo di coinvolgere i bambini in una task force, esorta a occuparsi degli adolescenti che risentono del lockdown, e poi avverte: «Quando avremo i dati relativi alle violenze di questo periodo resteremo sconvolti».

Per la prima volta Unicef Italia raccoglie materiale per il territorio nazionale

L’esperto in televisione lo aveva detto al secondo giorno della quarantena che un album da disegno in casa è da considerarsi un bene di primissima necessità. Perché fin da subito di questo isolamento collettivo era apparsa chiara la preoccupazione del dover spiegare ai bambini e agli adolescenti il motivo per cui non avrebbero potuto uscire per un po’ di tempo dal portone del palazzo ma al massimo sul balcone della cucina. È stato necessario far capire loro che le lezioni scolastiche le avrebbero fatte direttamente dalle abitazioni attraverso lo schermo del computer, per quelli che un computer ce l’hanno. Ed è stato necessario rassicurarli sul fatto che il non incontrare più i propri compagni di classe non era un atto punitivo bensì di protezione.

La fase 1 della vita sospesa è stata caratterizzata soprattutto dalla difficoltà di gestione di figli piccoli inconsapevoli, scalpitanti, colti di sorpresa, in un assestamento graduale di equilibri familiari che in alcuni casi erano già compromessi a prescindere dal covid-19. Tutelare i diritti dei bambini al tempo del coronavirus ha naturalmente impegnato l’Unicef in una attività di ricognizione che lo scorso marzo ha portato a spostare il focus del famoso Fondo per l’infanzia da quelle che sono le consuete campagne per i Paesi in via di sviluppo ad immediate azioni per il nostro Paese. 

Andrea Iacomini, portavoce di Unicef Italia, racconta le ultime settimane a sostegno delle nuove generazioni messe duramente alla prova. 

Iacomini, l’Unicef di norma fa notizia perché si occupa di bambini che crescono in condizioni estreme nelle zone più povere del mondo. Oggi invece dovete tenere alta l’attenzione in prevalenza verso i piccoli cittadini italiani che all’improvviso due mesi fa si sono ritrovati chiusi in casa.

Il tema è questo, ma anche no. 

In che senso?

Nel senso che l’Unicef nell’emergenza coronavirus in Italia ha diviso il suo impegno in due fasi specifiche. Già un secondo dopo l’inizio dell’emergenza, abbiamo pubblicato sul nostro portale giochi di tutti i tipi e addirittura yoga per bambini. Ci siamo messi in moto per promuovere occupazioni ricreative straordinarie.

E la seconda fase?

I consigli sull’intrattenimento domestico non potevano bastare. Grazie a una collaborazione a raggiera con La Repubblica, Radio Deejay e Radio Capital, abbiamo aperto una grande raccolta fondi occupandoci per la prima volta dell’Italia con l’acquisizione di materiale come mascherine, guanti, tute e occhiali protettivi, disinfettanti, termometri. E ci siamo adoperati per gli ultimi degli ultimi, quali sono appunto i minori stranieri non accompagnati che vivono per strada o nelle stazioni e che non hanno assistenza scolastica. Attraverso i nostri operatori sanitari, abbiamo effettuato screening e supporto psicologico con i team mobili a favore di bambini e famiglie migranti, rifugiati e italiani in condizioni di vulnerabilità. Inoltre, abbiamo in piedi anche la partnership con Anci, ASI e Benessere Italia, con la cabina di regia del governo, nella campagna dal titolo ‘Insieme fermiamo il covid’.

Si può affermare senza essere smentiti che i bambini insieme al personale sanitario sono gli eroi di questo triste periodo?

Certamente sì. I bambini hanno il diritto di vedere tutelati i loro diritti come lo studio, i giochi all’aria aperta, la scuola. La nostra vera sfida adesso riguarda gli adolescenti e i pre-adolescenti perché in futuro porteranno i segni maggiori di questa esperienza e avranno molto bisogno di noi.

Stava dicendo della seconda fase di intervento attuata nel pieno dell’emergenza-covid.

L’Unicef ha messo in campo i team mobili facendo arrivare il personale sanitario nelle periferie, raggiungendo i più vulnerabili che rimangono tuttora i minori stranieri non accompagnati. In Italia abbiamo un milione e mezzo di bambini in povertà assoluta. Senza dimenticare i campi profughi nel mondo.

Un quadro terribile.

Dobbiamo cominciare a interrogarci su cosa potrebbe succedere ai bambini africani se si espandesse il contagio, è nostro dovere assistere questa umanità, considerando che tutto ciò che è accaduto qui da noi, in quei Paesi va moltiplicato in maniera esponenziale. 

Cosa si prospetta?

Se il covid arriva nei campi profughi e gli aiuti in quelle zone non ci sono, quei bambini muoiono. 

Che fare?

Tra non molto, al centro del focus non saremo più noi ma sempre gli stessi, quelli di cui ci occupiamo abitualmente e di cui non parla nessuno. 

Allora parliamone.

Di fonte a questa eventualità capiremo se il virus ci ha cambiati davvero. Io tremo al solo pensiero di casi diffusi in Libano, in Giordania, in Iraq o in Africa Centro Occidentale. Noi ne usciremo, perché ne usciremo, saremo di nuovo spensierati, ci abbracceremo, andremo al mare. Loro resteranno sempre più indifesi.

Tornando in Italia, in queste settimane di isolamento non sono mancati gli episodi di cronaca legati a bambini molto piccoli che si sono allontanati da casa approfittando della distrazione dei genitori. 

Sono emerse problematiche di gestione familiare, ma in linea di massima non ci stiamo comportando male. Siamo a conoscenza di tanti quartieri in sofferenza, di gente che ha perso il lavoro. Sappiamo che stanno aumentando le sacche di povertà laddove ci sono bambini. Dobbiamo prenderci cura di quei ragazzi che non hanno gli strumenti per la didattica a distanza e rischiano di venire discriminati, alimentando la povertà educativa minorile.   

E poi c’è la violenza.

È in aumento la violenza casalinga sulle donne e sui bambini perché la casa in certi contesti è già portatrice di tensione. Ci vorrebbe un maggiore monitoraggio e ci vorrebbero le denunce, anche da parte dei vicini che magari si accorgono che c’è bisogno di aiuto. Un giorno avremo i dati di questo periodo di isolamento e ci sconvolgeranno. Scopriremo che il covid oltre a portarsi via tanti nonni ha lasciato dietro di sé altre conseguenze.

Il Governo ha creato diverse task force, tra cui una con il compito di programmare il rientro sui banchi di scuola. Lei cosa suggerirebbe al Presidente del Consiglio?

Di coinvolgere i bambini nelle videoconferenze degli esperti. Mi piacerebbe che fossero i protagonisti della nuova Italia. Personalmente vorrei un Governo che ascoltasse le loro voci perché sono le voci di chi domani sarà nei libri scolastici. Del resto i bambini di oggi sono entrati nella storia perché la storia la stanno facendo. 

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