Giustizia e CriminologiaIn evidenza home

Il mistero dei controllori civici anti-Covid: chi sono e cosa faranno?

L'ultima novità del Governo? Il reclutamento di 60mila controllori civici. Che non si sa quali qualità personali e psicologiche abbiano...

Charles Percy Snow nel 1961 scriveva: «Quando pensi alla lunga e cupa storia dell’uomo, scopri che sono stati commessi crimini terribili in nome dell’obbedienza, in misura maggiore di quanti ne siano stati commessi in nome della ribellione».

Un pensiero collegato agli esperimenti sociali di Milgram e Stanford e che mi è tornato alla mente nel momento esatto in cui ho appreso dell’ultima trovata – ultima nel momento in cui scrivo, perché nel frattempo non si sa mai sia subentrata qualche ulteriore novità – avallata dal Governo, per tenere sotto controllo chi non rispetta il distanziamento sociale e altre regole abbastanza in contraddizione tra loro: il reclutamento di sessantamila controllori civici volontari.

Qual è l’identikit dei controllori civici?

Non si sa bene chi siano queste persone, quali competenze, quali qualità personali e psicologiche abbiano, ma si sa che verranno assunte tra chi percepisce il reddito di cittadinanza o è disoccupato e che avranno il compito di prevenire e bloccare i possibili assembramenti.

In che modo agiranno, non è dato sapere e soprattutto non è emerso quale potere avranno mai, dei semplici cittadini, di distanziare eventualmente fisicamente gruppetti di persone che secondo il proprio criterio soggettivo appaiono troppo vicine, oppure con quali strumenti interverranno per sfollare supposti assembramenti in quel luogo piuttosto che in un altro.

Non si sa bene se gireranno per le strade e per le piazze, se stazioneranno davanti ai locali, che prima sono stati autorizzati ad operare anche ampliando le aree antistanti ai loro esercizi proprio per incrementare i coperti, ma adesso subiranno la presenza di probabili sentinelle che forse, armate di cronometro e metro – si fa per dire – misureranno distanze e valuteranno il tempo di permanenza di ogni cliente seduto al tavolino.

Tempi troppo stretti

Si ragiona infatti sul nulla, perché non è noto quale protocollo seguiranno e come queste persone verranno formate, soprattutto data la stretta tempistica dal momento del reclutamento a quella dell’azione. Ma soprattutto sfugge l’utilità di sguinzagliare per le città dei semplici cittadini, certamente non addestrati a far fronte ed eventuali situazioni di pericolo, per svolgere un vero e proprio controllo del territorio, anche a rischio soprattutto della loro incolumità.

Attività, quella “su strada”, tra le più pericolose in assoluto e per questo di norma prerogativa (ci sarà un perché) di professionisti del settore: polizia e carabinieri. Lo scopo di questi volontari – ovviamente privi di qualsiasi autorità, finanche di richiedere le generalità ad ognuno – sarebbe, allora, in sostanza quello di dare una mano soprattutto ai Comuni, collaborando per far rispettare il distanziamento sociale ed anche per sostenere la parte più debole della popolazione, sotto il coordinamento dalla Protezione Civile, che indicherà alle Regioni le disponibilità su tutto il territorio nazionale .

Controllori civici a titolo gratuito…

Si prevede che gli assistenti civici presteranno il loro supporto a titolo gratuito sino ad un massimo di tre giorni a settimana e per non più di 16 ore settimanali, e che saranno coperti dall’Inail in caso di infortuni. Avranno comunque anche una bella divisa, in modo che siano ben riconoscibili dai cittadini: una casacca o un fratino con dietro la scritta «assistente civico» e davanti il logo della Protezione civile nazionale, dell’Anci e del Comune in cui prestano il servizio.

Quella che sembra, dunque, una importante azione volta a sconfiggere i furbetti poco inclini al rispetto delle regole, sembra però avere tutte le caratteristiche per trasformarsi in uno strumento attraverso cui aumentare la tensione sociale e generare paradossalmente disordini. È per tale ragione che, senza bisogno (si spera) di degenerare negli esiti tragici degli esperimenti statunitensi sopra citati, quella dei controllori civici sembra avere tutte le caratteristiche per trasformarsi, negli effetti, in un gigantesco studio comportamentale sull’obbedienza.

L’esperimento di Milgram

Per chi non lo sapesse, l’esperimento di Stanley Milgram ha dimostrato come tendenzialmente l’essere umano obbedisca all’autorità anche nel caso in cui debba far del male all’altro.

In particolare, Milgram, focalizzandosi sul tema dell’obbedienza, ha constatato che nella società sembra essere indispensabile la presenza di un’autorità, dalla quale può sottrarsi solo chi vive in totale isolamento e che l’obbedienza è il meccanismo psicologico che collega l’azione individuale a uno scopo politico. Pertanto Milgram decide di testare la tendenza dell’uomo all’obbedienza attraverso la somministrazione di scariche elettriche ad una vittima, creando un finto generatore di corrente, con 30 possibili voltaggi.

La vittima è sempre un collaboratore dello studioso addestrato alla parte di studente, che simula risposte differenti a seconda del voltaggio indotto, mentre i soggetti reclutati (40 uomini, dai 20 ai 50 anni) interpretano il ruolo dell’insegnante e sono convinti di partecipare ad uno studio su memoria e apprendimento, volto ad indagare il ruolo della punizione. 

Quella sedia elettrica

Dopo un sorteggio (finto, poiché la parte dello studente è sempre interpretata dal complice) la vittima viene fatta posizionare su una finta sedia elettrica. Gli insegnanti formuleranno dei quesiti e ad ogni risposta errata, azioneranno una scarica per punire lo studente. 

Le scosse vengono gradualmente incrementate in intensità su indicazione dello sperimentatore, fino a raggiungere livelli di voltaggio indicati sull’apparecchio come altamente pericolosi. Il momento in cui il soggetto, di fronte all’errore dello studente, si rifiuta di procedere alla somministrazione delle scariche elettriche, viene definito come atto di disobbedienza e segna il termine dell’esperimento.

A ciascun partecipante viene comunque assegnato un punteggio, sulla base del voltaggio più alto raggiunto prima dell’atto di disobbedienza. Alla fine dell’esperimento, i soggetti affermeranno di essere consapevoli di aver provocato scosse estremamente dolorose nella vittima e Milgram noterà che solo 5 soggetti si sono fermati al momento di dare una scossa di 300 volt, ovvero quando non ricevono più segnali dalla stanza in cui è la vittima, altri invece si sono fermati leggermente dopo, mentre ben 26 persone sono arrivate a somministrare scosse di 450 volt. Dunque sarebbero arrivati a cagionare la morte del finto studente se le scariche fossero state reali. 

Agire contro le proprie regole morali

In sostanza, dunque, 26 persone hanno agito contro le proprie regole morali per seguire i dettami dello sperimentatore, solo perché considerato fonte autorevole ed emerge chiaramente come, seppur la disobbedienza non sarebbe stata punita e nonostante alla fine molti abbiano espresso perplessità rispetto alla procedura, in più della metà l’hanno comunque eseguita.

Più drammatico e molto discusso è invece l’esperimento di Stanford portato avanti nell’agosto del 1971 da Philip Zimbardo: egli cercava di comprendere in che modo potenti fattori situazionali possano condizionare il comportamento di persone comuni, senza alcuna particolare inclinazione alla violenza, tanto da indurle a compiere azioni cattive in un contesto di normalità.

Detenuti in vittime passive dei soprusi

Le regole dell’esperimento, prevedevano infatti che tutti i partecipanti, normalissimi studenti universitari, venissero divisi a caso in guardiani e detenuti. Il risultato fu il seguente: chi vestiva i panni della guardia si trasformò in aguzzino, mentre i ragazzi detenuti, dopo qualche iniziale tentativo di resistenza, diventarono vittime passive dei soprusi violenti dei compagni, al punto che l’esperimento fu sospeso dopo pochi giorni.

Ciò che mostra l’esperimento di Zimbardo è, dunque, l’ immagine di ciò che Hannah Arendt ha definito la “banalità del male”, segnando così il tramonto dell’idea secondo cui il male sia prerogativa di soggetti mostruosi diversi dalle persone comuni ed evidenziando, al contrario, che nessuno è immune dal rischio di commettere azioni terribili.

Quelli raccontati sono certamente esperimenti limite, dunque, molto lontani dalla discutibile, in termini di efficacia, novità proposta col bando di reclutamento dei così detti “controllori” appena pubblicato. Ma è altrettanto vero che questi studi dovrebbero quanto meno far riflettere sulla natura umana, al fine di rendere meno superficiali i criteri di attribuzione di importanti compiti di controllo e vigilanza a chicchessia, onde evitare di aggiungere caos al caos.

Tags
Mostra altro

Chiara Penna

Avvocato penalista e Criminologa, ha conseguito nel Marzo 2017 il titolo di Avvocato penalista specialista presso la Scuola di Alta formazione dell’Avvocato penalista dell’ Unione Camere Penali Italiane e nel 2012, il titolo di Master di II Livello in Scienze forensi presso l’Università degli Studi di Roma La Sapienza. Autrice di pubblicazioni scientifiche e dei libri: “La vera storia del mostro di Firenze” e “Suoni dal buio. Appunti di musica, cronaca a visioni”, è spesso ospite in qualità di esperta in programmi televisivi e radio nazionali.

Articoli correlati

Back to top button
error: Contenuto Protetto Da Copyright Cosenzachannel.it
Close

Adblock Rilevato

Supporta Cosenzachannel.it, disabilita il tuo Adblock per la nostra pagina