martedì,Agosto 9 2022

Perché “Summertime” non è la serie Netflix ispirata a “Tre metri sopra il cielo”

«La serie Netflix ispirata a Tre metri sopra il cielo». Così è stata presentata “Summertime” su recensioni, blog, carta stampata e chi più ne ha più ne metta. Chi lo ha detto per primo e perché, non è dato sapere. Certamente efficace pubblicità per indurre alla visione chi, come me, ha avuto l’adolescenza irrimediabilmente segnata

Perché “Summertime” non è la serie Netflix ispirata a “Tre metri sopra il cielo”

«La serie Netflix ispirata a Tre metri sopra il cielo». Così è stata presentata “Summertime” su recensioni, blog, carta stampata e chi più ne ha più ne metta. Chi lo ha detto per primo e perché, non è dato sapere. Certamente efficace pubblicità per indurre alla visione chi, come me, ha avuto l’adolescenza irrimediabilmente segnata dalla storia impossibile tra Babi e Step (è a causa loro, per intenderci, che ancora vediamo catene di lucchetti attaccati in ogni dove).

Ma in “Summertime”, del best seller di Federico Moccia – e del conseguente film che ha dato la ribalta a Riccardo Scamarcio – c’è solo un ragazzo in motocicletta (che stavolta, però, fa le corse di mestiere) e niente più.
Non c’è la storia contrastata dai genitori, non ci sono i due mondi apparentemente inconciliabili, non c’è la “prima volta” in un castello delle fiabe, non ci sono morti violente (almeno nella prima stagione), e Roma c’è un po’, ma solo di striscio. Non c’è granché che possa rimanere nella cultura popolare italiana come, appunto, i lucchetti o i murales con la scritta “Io e Te, tre metri sopra il cielo”. E soprattutto, non fa piangere!
Forse chi ha coniato il paragone, voleva intendere che Summertime è la storia d’amore post-adolescenziale che ogni generazione si merita di avere come segno di appartenenza.

Ma se così fosse, la “nostra” era molto più struggente. In questa, tutto ruota intorno al tema della bella stagione. Sullo sfondo di una riviera romagnola che d’estate sboccia e d’inverno appassisce, la protagonista, ragazza molto bella dai capelli afro e dal nome più che mai evocativo – Summer Bennati – insieme ai suoi amici, è alle prese con primi amori, genitori incasinati, con il desiderio di emancipazione e la scoperta di sè.
La colonna sonora è piacevole: alterna, in un gioco originale, melodie malinconiche anni ‘60, come “Estate” (guarda un po’!) di Bruno Martino, che Summer ascolta dalle cuffie mentre sfreccia sullo skateboard e che bene si lega con la Romagna dell’immaginario collettivo vintage, a brani indie (Frah Quintale, Franco126, Tommaso Paradiso, CLAVDIO) tanto amati da chi ha l’età dei protagonisti. Una stagione, otto episodi. Ma il finale lascia intendere che, Covid permettendo, arriverà presto un’altra estate e la seconda stagione. Questa serie fa per me se… sei nato dopo il 2000 o sei ancora adolescente nell’animo.

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