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I “furbetti” del cartellino. Le motivazioni: «Timbrare in mutande non è reato»

Arrivano le motivazioni con le quali i presunti assenteisti del Comune di Sanremo erano stati assolti. «Timbrare in mutande non è reato».

«Timbrare in mutande non è reato». Lo affermano i giudici, motivando la sentenza contro i presunti “furbetti” del cartellino del Comune di Sanremo, assolti nell’inchiesta contro l’assenteismo nel territorio ligure, famoso per il Festival della canzone italiana.

Sanremo, nessun reato

Il collegio giudicante, evidenziando una delle accuse mosse a uno degli imputati, scrive – come riporta Repubblica – che «anche ammesso che talvolta il Muraglia abbia timbrato in mutande o in abiti succinti non va dimenticato che le contestazioni mosse al predetto imputato erano di falso e di truffa… non di atti osceni o di atti contrari alla pubblica decenza (illeciti anch’essi, comunque, insussistenti in quanto allorchè timbrava in mutande il Muraglia era visto solo …..dai finanzieri che avevano collocato le telecamere)».

«Timbrare in mutande non è un indizio di illiceità penale»

«Se i media hanno fatto delle immagini del vigile in mutande, diffuse senza risparmio da giornali e televisioni, il simbolo di un malcostume generalizzato dei pubblici dipendenti (non è questa la sede per confutare tali considerazioni)…. questo giudice ritiene, in adesione a quanto sostenuto dalla difesa, che la timbratura in abiti succinti non costituisca neppure un indizio di illiceità penale e che abbia una sua spiegazione logica e non connotabile come indizio di illiceità…».

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