mercoledì,Agosto 10 2022

Il mondo dello spettacolo calabrese scende in piazza

Sabato alle 17 manifestazione in piazza XI settembre del collettivo Approdi che si unisce alla rete nazionale dei lavoratori dello spettacolo e della cultura

Il mondo dello spettacolo calabrese scende in piazza

Il mondo della cultura e dello spettacolo di ogni regione d’Italia scende in piazza al grido di “Distanti ma uniti”. Anche Cosenza si unisce alla protesta con il collettivo Approdi – Lavoratrici e lavoratori della cultura e dello spettacolo Calabria, che manifesterà sabato 30 maggio alle ore 17 a piazza XI settembre. Attori, tecnici, scenografi, costumisti, registi, facchini, danzatori, musicisti, organizzatori, promoter, attrezzisti, cantanti, performer, chiedono di essere finalmente ascoltati e invitati ai tavoli istituzionali.

«La ripresa prevista per il 15 giugno non è realizzabile se non nei pochissimi casi di grandi realtà finanziate e garantite – scrivono in una nota gli organizzatori -, che potranno permettersi il distanziamento e le pratiche di sanificazione previste dai protocolli, mentre tutti gli altri, migliaia di lavoratrici e lavoratori, si troveranno senza alcuna possibilità di poter riprendere la loro attività, fino al reale superamento dell’emergenza sanitaria». Dunque, secondo i milioni di operatori del settore, la ripartenza trascura le piccole realtà che erano e rischiano di essere in futuro escluse da fondi e finanziamenti.

«L’emergenza ci ha unito e ci ha reso consapevoli della necessità di un ripensamento radicale del ruolo e del significato che la cultura nelle sue molteplici espressioni assume nel nostro paese, e di una riforma profonda delle logiche che guidano le politiche culturali sia a livello nazionale che a livello regionale. Chiediamo misure immediate che ci consentano la sussistenza fino alla ripresa piena del settore. Chiediamo una riforma dell’intero sistema culturale, che renda la cultura democratica e accessibile per tutti, che dia dignità e valorizzi le professionalità delle lavoratrici e dei lavoratori».