mercoledì,Giugno 29 2022

«Luca Bruni ucciso per volere della cosca degli “zingari”»

Le 60 pagine della sentenza di assoluzione di Francesco Patitucci sull'omicidio di Luca Bruni «deciso all'interno del clan degli zingari».

«Luca Bruni ucciso per volere della cosca degli “zingari”»

Sono 60 le pagine che hanno portato all’assoluzione di Francesco Patitucci e Roberto Porcaro, accusati di aver deliberato l’omicidio del boss Luca Bruni, ucciso il 3 gennaio 2012, a Castrolibero, da Daniele Lamanna e Adolfo Foggetti, su mandato di Franco Bruzzese e Maurizio Rango. Il caso è al centro delle dichiarazioni del giudice sospeso dal Csm, Marco Petrini, coinvolto nell’inchiesta “Genesi“. A suo dire, l’assolutore sarebbe artefatta. Ma ci sono tante cose che non tornano nel racconto di Petrini che sono in contrasto con la realtà dei fatti. E’ lo stesso magistrato di Foligno, infatti, a ritrattare sul collega Fabrizio Cosentino, accusato in precedenza di aver partecipato al patto corruttivo. Ma il 17 aprile scorso, Petrini chiede scusa e afferma di aver raccontato delle menzogne a carico di alcuni magistrati della Corte d’Appello di Catanzaro, tirati in mezzo nei verbali precedenti. (LE ACCUSE E IL PASSO INDIETRO DI PETRINI)

Così, non si può che prendere per buono l’andamento processuale del delitto di Luca Bruni, visto che a firmare le motivazioni è stato proprio il giudice relatore Fabrizio Cosentino. E queste motivazioni fanno luce sulla responsabilità della cosca degli “zingari” per l’assassinio dell’ultimo boss della famiglia “Bella bella” di Cosenza. Perché il ruolo di attore protagonista non lo assume l’imputato principale, Francesco Patitucci, ma il collaboratore di giustizia, Franco Bruzzese che, sentito per due volte dalla Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro, dà versioni contrastanti, contestate in udienza dalla stessa procura generale di Catanzaro.

Il contrasto tra Lamanna e Bruzzese nell’omicidio di Luca Bruni

Il giudice Fabrizio Cosentino, ripercorrendo le fasi principali del processo di secondo grado, rito abbreviato, giunge a queste conclusioni: «Palese è il contrasto di Daniele Lamanna con Bruzzese, che invece dice che Carlo Lamanna era d’accordo: al contrario entrambi i fratelli Lamanna non erano per nulla d’accordo (lo ricorda anche Foggetti): l’uccisione di Bruni appare sempre più il frutto di un deliberato esclusivo di Franco Bruzzese, che faceva pressioni perché il suo progetto venisse condiviso e attuato dai suoi seguaci». 

«Riassumendo, le lacune investigative, i punti di dubbio e di contraddizione, appaiono insormontabili, e non consentono di accedere all’ipotesi di un concorso morale di Patitucci e Porcaro nel delitto Bruni, che appare espressione invece di una decisione autonoma di Bruzzese». 

Il ruolo di Patitucci

Il componente del collegio giudicante, infatti, scrive che «non è stato accertato quale grado rivestisse Patitucci all’interno del gruppo associato diretto da Presta e Lanzino e se l’imputato facesse solo da tramite con i propri capi, limitandosi ad esprimere un commento o un proprio giudizio personale sulla vicenda delle intercettazioni sospette». 

«Non si spiega altrimenti perché Patitucci si sia premurato di ottenere copia degli atti, anziché riferirne semplicemente – da pari – a Lanzino e Presta; se egli avesse avuto autonoma potestà decisionale non ve ne sarebbe stato nemmeno bisogno, come non ci sarebbe stata necessità di un incontro tra Bruzzese e Lanzino, con il rischio di rivelare i luoghi ove questi si nascondeva, da latitante».

Gli incontri raccontati dai pentiti

«Non è chiaro in quale modo Patitucci si sarebbe espresso a favore dell’omicidio, se a gesti (come alla fine propende Foggetti), o a parole, sempre diversamente riportate da Bruzzese, e nemmeno in quale dei vari incontri riportati dai due collaboratori ciò sia definitivamente avvenuto». 

«Non è chiaro a che titolo il gruppo degli italiani avesse interesse a sostenere la decisione di Bruzzese di eliminare Bruni, al di là di un semplice avallo e della disponibilità – non accolta – a fornire gli esecutori materiali (tra cui è inserito, declassato, proprio Patitucci). 

«Delitto Luca Bruni esclusiva responsabilità degli “zingari”»

«Bruzzese afferma poi chiaramente che il delitto è maturato all’interno del proprio gruppo, e forse pensato da lui solo, ripete in più occasioni che si trattava di un fatto “interno loro”, perché si temeva che Luca Bruni, una volta in libertà assumesse un ruolo di leader, mettendo in discussione la figura di Bruzzese».

«Il delitto è stato commesso in assoluta autonomia dai più fidati uomini di Bruzzese, senza alcuna partecipazione degli italiani: anche questa circostanza avvalora la conclusione di una esclusiva responsabilità del gruppo zingari che solo per stringenti ragioni di politica criminale (l’alleanza strategica con gli italiani avrebbe portato a guadagnare il 50% delle estorsioni sul territorio) viene portato preventivamente a conoscenza dai seguaci di Lanzino (per “suggellare” l’accordo, secondo la forbita espressione adoperata da Bruzzese)». 

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