ApprofondimentiIn evidenza home

E’ qui la festa? No. Signori, la festa adesso è finita…

Nessuna prevenzione e nessun controllo per evitare che il coronavirus circolasse, ad esempio, nelle discoteche. Ora la festa è finita...

Con due salti siamo tornati indietro di almeno due mesi. Due salti in pista e qualcuno già consiglia di fare scorta di lievito fresco e manuali per la pizza bella alta. Sullo sfondo, proiettato sulle masse pulsanti con le mani alzate e le cannucce sgocciolanti, il terrore di settembre quasi arrivato con il carico di incognite legate ai bambini, agli studenti, ai raffreddori stagionali che si tramuteranno in quintali di ansia, alle tasche più che bucate ormai stracciate con i denti. Eppure la paura non è stata un deterrente sufficiente. (LEGGI QUI: CHIUSE TUTTE LE DISCOTECHE IN CALABRIA)

Il virus, lento lento, non sembra aver ascoltato i vari opinion leader dell’area ottimista, tipo Tarro, che predicavano (sulla base di nessun dato empirico) che il caldo avrebbe spuntato i gancetti spike del Corona, e tra gli strob delle discoteche si è annidato alla perfezione. Adesso dietrofront. 

Carpe diem (Sinclar dixit)

«Il distanziamento sociale è l’opposto di quello che significa stare insieme. Come puoi chiedere a chi ama ballare di mantenere una certa distanza dagli amici? La regola è “goditi l’attimo”. Non ho un consiglio migliore». Così il saggio disk-jockey Bob Sinclar a Repubblica. Ma solo qualche giorno fa, l’assessore Orsomarso, giustificando un selfie con lui sullo sfondo di una bella folla danzante, appiccicata ben bene, affermava che un personaggio del calibro di Sinclar, gratuitamente, si era prestato a diffondere il messaggio contrario, dalla consolle di una discoteca del litorale tirrenico. Insomma qualcuno ha capito male, non si sa bene chi. 

Signori, la festa è finita 

Dopo il contagio di Soverato, Santelli ha deciso che le discoteche per quest’estate chiudono qui. Dopo un mese e mezzo di assembramenti, chissà quanti contagi silenti, e qualche febbre rivelatrice, si spera di stroncare eventuali focolai. Si spera. 

Perché siamo tornati alla speranza. Settimane e settimane a tirare un sospiro di sollievo, a vedere quei numeri scendere e la nostra vita tornare su livelli accettabili, e adesso riecco il peso sullo stomaco. L’incubo a due passi. Ma in fondo cosa ci potevamo aspettare? Se i ragazzi se ne vanno in giro per il mondo in piena pandemia e tornano ammalati, cosa ci potevamo aspettare? Cge tornassero con le fiale del vaccino nello zaino incartate accanto ai posacenere dipinti a mano? 

Se abbiamo incoraggiato i turisti di tutto il mondo a venire qui a ingrassare senza predisporre tamponi obbligatori, cosa ci potevamo aspettare, di essere gli unti del Signore? Di possedere una formula magica genetica, riservata solo ai calabresi doc, che ci avrebbe protetto come uno scudo stellare dagli attacchi del virus? Se abbiamo riaperto le discoteche dove l’unico distanziamento è quello tra una cannuccia e l’altra, cosa ci potevamo aspettare? Che arrivasse Bob Sinclar a disinfettare la folla con un Mojito? È stato come lasciare che un pollo sfidasse il diavolo a carte. La partita è finita al barbecue.

Mostra altro

Alessia Principe

Alessia Principe è una giornalista professionista. Nata a Cosenza, si è laureata in Giurisprudenza all’Università degli studi di Messina. Durante gli studi, ha iniziato a lavorare come cronista per il quotidiano Edizione della Sera, occupandosi di cronaca. Subito dopo la laurea è diventata parte della redazione del quotidiano regionale Calabria Ora occupandosi delle pagine di spettacoli e cultura. Con la nomina di Piero Sansonetti come direttore de L’Ora della Calabria, ha ricoperto il ruolo di responsabile del settore Spettacoli e Cultura dell'inserto “Macondo”. Nel 2014, è stata responsabile per la Calabria delle pagine di Cultura del quotidiano Il Garantista. Nel 2016 la sua mostra video-fotografica “Stati Uniti della Sila”, è stata esposta a Palazzo Arnone, prima personale realizzata interamente con smartphone a essere ospitata da una galleria nazionale in Italia. Nel 2018 ha pubblicato “Tre volte”, il suo primo romanzo per i tipi di Bookabook. Scrive di cinema per il blog dell’Huffington Post e racconti per riviste letterarie. Ha partecipato alla stesura della sceneggiatura del documentario “Il sogno di Jacob” ispirato alla vita di Nik Spatari e alla nascita del Musaba.

Articoli correlati

Back to top button
error: Contenuto Protetto Da Copyright Cosenzachannel.it

Adblock Rilevato

Supporta Cosenzachannel.it, disabilita il tuo Adblock per la nostra pagina