domenica,Luglio 3 2022

Muccino-Calabria, fine dell’idillio, Spirlì: «Un cavallo di Troia». Santelli non commenta

È durato pochissimo l’idillio tra la Calabria e Muccino. Il tempo di un bacio, l’ultimo. O forse meglio dire il tempo di un post e, secondo i leghisti calabri, il regista capace di far innamorare tutti di questa Regione, ha svelato una natura da furbo stratega greco interessato a espugnare questa terra con uno stratagemma

Muccino-Calabria, fine dell’idillio, Spirlì: «Un cavallo di Troia». Santelli non commenta

È durato pochissimo l’idillio tra la Calabria e Muccino. Il tempo di un bacio, l’ultimo. O forse meglio dire il tempo di un post e, secondo i leghisti calabri, il regista capace di far innamorare tutti di questa Regione, ha svelato una natura da furbo stratega greco interessato a espugnare questa terra con uno stratagemma epico. Il tutto in soli due mesi. Ma vediamo di analizzare la trama di quello che sembra un film tratto (purtroppo) da una storia vera.

A luglio, il regista romano, è entrato in Calabria come Cristo a Gerusalemme, in un tripudio di palme e urrà, ne esce oggi, a settembre come un traditore della peggiore specie. Il classico percorso dell’eroe, base di ogni sceneggiatura avventurosa. Al vicepresidente della Regione Nino Spirlì, che a quanto pare piacciono i colpi di scena specie sui social, proprio non è andato giù il post di Gabriele Muccino contro il leader della Lega Matteo Salvini, dopo i fatti di Pontassieve. «Solidarietà?!!!! A chi incita odio e violenza verso i più deboli?! No, grazie. Nessuna solidarietà. Non esageriamo adesso. Non siamo tutti buoni e uguali. Ci sono delle differenze di comportamento che hanno delle conseguenze. Anche comprensibili» ha scritto Muccino.

Da qui l’immediata reazione da parte del comandante in seconda del presidente Santelli che ha scoperto come il cinema di Muccino non fosse poi così tanto poetico. Così, all’improvviso. Ieri bellezza oggi, invece, a Muccino Spirlì non affiderebbe il filmino del compleanno. Da cineasta di successo, il regista è diventato un autore che sforna film «stentati» (parole di Spirlì) tanto stentati che, appena 70 giorni fa gli è stato affidato un ingaggio da 1 milione e 700mila euro per uno spot stile anni ’50 per il rilancio della Calabria.

A metterci il carico da novanta, la pattuglia leghista in consiglio regionale che lancia un’idea a dir poco rivoluzionaria: «Rinunciasse (Muccino) all’incarico per incompatibilità con chi gli ha commissionato lo spot». E parliamo di uno spot già girato, con costi già affrontati protetto da un contratto in cui sarebbe divertente trovare la postilla: rescissione causa Salvini. Ad ogni modo secondo i carrocciani, meglio buttare via quasi due milioni di euro. Geniale.

Insomma i conti non tornano (che novità). A luglio il presidente Santelli (che non ha preso posizione sulla questione) diceva di Muccino «È il regista dell’amore e se non riesce lui a fare innamorare le persone della Calabria non ci può riuscire nessuno. Questo corto non è solo turismo, ma è promozione della Calabria», oggi il suo vice di amore proprio non ne vuole sentire parlare, e attacca quasi fosse un fatto personale scrivendo: «Muccino, tumulato nel suo cocciuto silenzio, offende ogni istante di ospitalità, disponibilità, fiducia, che gli abbiamo consegnato al Benvenuto! Cavallo di Troia, portava in sé i peggiori sentimenti di risentimento e disaffezione che un umano non umano possa sterilmente provare. Biasimo la sua povertà d’animo. Unica povertà che, molto probabilmente, conosce».

Nel giro di poco, insomma, siamo passati dal genere sentimentale al polpettone peplum. Così è la vita, anche se il cinema, questo è sicuro non c’entra per niente.

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