martedì,Novembre 29 2022

Con Minoli la Calabria va a caccia di un nuovo “Posto al Sole”

Quando a luglio uscì il nome di Gianni Minoli alla guida della Calabria Film Commission, la notizia fece un certo scalpore. Ai piani alti del governo regionale la parola d’ordine che si mormorava era una: «Cambiare», per dare un taglio netto col passato. Ma recidere non basta, serve trovare qualcosa di innovativo, una strada mai

Con Minoli la Calabria va a caccia di un nuovo “Posto al Sole”

Quando a luglio uscì il nome di Gianni Minoli alla guida della Calabria Film Commission, la notizia fece un certo scalpore. Ai piani alti del governo regionale la parola d’ordine che si mormorava era una: «Cambiare», per dare un taglio netto col passato. Ma recidere non basta, serve trovare qualcosa di innovativo, una strada mai battuta, una soluzione che faccia subito capire che la rotta è cambiata. E questa rotta non porterebbe verso la direzione del cinema.

Dopo due mesi, lo storico giornalista non ha ancora completamente sciolto tutte le riserve, anche se a fine luglio ha dato la sua disponibilità a ricoprire l’incarico di commissario straordinario (potrebbe esserci a breve una conferenza stampa per l’ufficialità, salvo colpi di scena dell’ultimo momento).

Eppure c’è qualcosa ancora da sistemare, probabilmente non tutti i pezzi del puzzle combaciano, anche perché qui si tratta di comporre un disegno tutto nuovo e, per farlo, i tasselli devono essere tagliati bene per venire incontro alle esigenze delle parti.

Minoli vive e lavora a Roma e seguire un progetto così ambizioso, come quello che hanno pensato dalle postazioni di comando calabresi, riempie di aspettative, e questo porta a pensare che il giornalista, che ha segnato pagine storiche della tv italiana, dovrebbe essere ospite frequente a queste latitudini per crescere ad arte questa creatura nuova di zecca.

Ma vediamo quali scenari si potrebbero aprire.

Le voci che corrono in Cittadella parlano di un piano di rinnovo totale che parte proprio dall’azzeramento della Fondazione. La Calabria Film Commission, probabilmente, non esisterà più.

L’idea è quella di puntare su un Laboratorio Calabria esclusivamente centro di produzione. Di cosa? Pare che la freccia sia in bilico tra due direzioni che a Minoli sono molto familiari: la serialità (sua moglie Matilde Bernabei è presidente della Lux Vide S.p.A., società di produzione di fiction tra cui “Don Matteo” e “I Medici”) e le soap opera (opzione a questo punto più probabile).

Vent’anni fa “Un posto al sole” salvò dal tracollo il Centro Rai Napoli. L’idea fu proprio di Gianni Minoli che, da direttore di Raidue, chiamò l’all in sulla prima soap tutta italiana, vincendo la sfida degli ascolti. Stesso successo non ebbe “Agrodolce” con cui, sempre Minoli, provò a espugnare anche la Sicilia con la stessa formula senza riuscirci.

Adesso potrebbe toccare alla Calabria che andrebbe ad archiviare, così, la parentesi cinematografica per sfiorare con le dita solo gli angoli del piccolo schermo. Niente più sale, niente più Settima Arte.

Ma parlando di costi e fattibilità, una soap (fatta con tutti i crismi) è una partita da almeno 20 milioni di euro l’anno (partendo da una base di almeno 200 puntate) e al momento c’è una legge cinema qui che ne prevede solo 3,5 milioni all’anno da spalmare per tutta la filiera: produzione, distribuzione, formazione. Dunque la Regione Calabria per investire sul progetto soap, dovrà raggranellare altri 16,5 milioni per confezionare un prodotto di qualità.

Questo naturalmente porterebbe al blocco dei progetti filmici che fino a questo momento hanno mosso il settore cinematografico in Calabria dopo la paralisi dei primi anni dalla nascita della Fondazione.

Molti set hanno battuto il ciak sul territorio in questi quattro anni portando a casa premi prestigiosi, da diversi David Donatello all’ultima Coppa Volpi a Favino per “Padrenostro”, girato in Calabria col sostegno della CFC.

Ora, pare, si ricominci dalla televisione, a caccia di un posto al sole, che, si spera, sia più dolce che agro.

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