Minamò

Quelle due o tre cose che abbiamo

Nell'ipocrisia generale c'è stato bisogno di Juventus-Napoli per far cadere il velo. E il Cosenza? Oggi parliamo di quelle due o tre cose che abbiamo...

Il pareggio con la Spal dimostra che il Cosenza di Occhiuzzi ha ancora strada da fare (e tre innesti da attendere prima del gong del mercato). Rispetto al debutto, il gioco è cresciuto. E il carattere mostrato fa ben sperare. Ora, però, il calendario…

Potrei cominciare dal fatto che avevo ragione, più di cinque mesi fa (primo link giù, “Il calcio sull’isola di Pasqua“), quando scrissi che l’ostinazione a far ripartire i campionati di calcio nonostante la pandemia avrebbe presentato il conto, prima o poi. Nell’ipocrisia generale c’è stato bisogno di Juventus-Napoli per far cadere il velo. Ostinarsi a ripartire a giugno; comprimere calendari come fossero melanzane sott’olio; allentare le corde di quarantene e protocolli (mentre a scuola, fino a pochi giorni fa, si sanificavano insensatamente pure i quaderni). Davvero pensavamo di farla franca? Trovalo oggi uno spazio, tra coppe e nazionali, per recuperare le partite rinviate. E questo stillicidio, presto o tardi, temo che possa arrivare anche in serie B.

Ci tenevo a dirlo perché, purtroppo, quando oggi parliamo di calcio, è a questo calcio che dobbiamo pensare. Inutile far finta di essere davanti a un torneo “tradizionale”. E, in questo calcio inedito, il Cosenza finora ha conquistato due punti in campionato e (ai rigori) il passaggio al terzo turno di Coppa Italia.

Sulle note dolenti mi pare di aver già scritto abbastanza una settimana fa (ricordate?, Due o tre cose che mancano), dunque non ci tornerò. Rispetto ad allora, però, sono state chiuse un paio di trattative che costringono a chiedersi se sia davvero cambiato qualcosa nell’organico a disposizione di Occhiuzzi. Il nome più importante è quello di Adrian Petre, attaccante rumeno di 22 anni: sia prestito che diritto di riscatto (50mila+250mila) sono a cifre piuttosto abbordabili nel caso in cui il ragazzo si rivelasse valido. Poi c’è Devid Bouah, prestito secco, al quale la Roma ha rinnovato fino al 2024 il contratto nonostante due rotture del legamento crociato sinistro negli ultimi due anni. Un terzino molto offensivo (nasceva come ala), tecnico e di carattere. Più che un’alternativa, insomma, sulla corsia destra.

Forse Bouah lascia Roma per sfuggire a due maledizioni: quella dei 15 crociati giallorossi rotti dal 2014 e quella di Francesco “Kawasaki” Rocca

L’arrivo di Petre apre alla cessione di Litteri – che pure, nei pochi minuti giocati a Ferrara, m’è parso in ripresa (ma io Litteri lo vedo in ripresa dal marzo 2019, quindi forse è un problema mio). Con Baez, Bahlouli e Carretta (bene), Sakho e Gliozzi (ancora ingiudicabili), il reparto pare completo, e forse pure all’altezza della categoria. Il “forse” è dovuto alla sospensione del giudizio su Petre, che va visto sul campo, e non al fatto che si sia segnata una sola rete in tre gare ufficiali (il Monza, per dire, è ancora a zero). Ci arriverò.

Viceversa l’assai probabile partenza di Bruccini (al quale dobbiamo un grosso pezzo dei traguardi delle ultime tre stagioni) reclama un ulteriore movimento in entrata, rispetto a Ba e indipendentemente dai margini che Kone pare avere in quel ruolo. Mancano pure all’appello: un esterno a sinistra, per dare respiro a Bittante (Vera?); un centrale difensivo.

Parlare di difesa ci porta direttamente al pareggio con la Spal. Perché proprio i giocatori di quel reparto sono stati decisivi nelle reti dello svantaggio (errore di Ingrosso) e dell’1-1 (Tiritiello). Prima di gettare la croce su alcune leggerezze, bisogna guardare la prova complessiva. Ed è stata buona, considerando chi c’era di fronte: Paloschi e Esposito davanti, Valoti sulla trequarti, Dickmann e D’Alessandro sulle fasce (e qui sto allargando il discorso agli opposti Corsi e Bittante). Diversamente dal passato Idda viene ora chiamato a un ruolo di costruzione bassa che, forse, in carriera non ha mai avuto – e quindi serve pazienza, ma soprattutto c’è bisogno di linee di passaggio più sicure (su un azzardo in verticale per Sciaudone, mi pare, ci stavamo lasciando la pelle già nel primo tempo) e questo dipende anche dai compagni. Legittimo resta una sicurezza. E sinceramente Ingrosso sta a Monaco come Di Sole stava a Circati. Il “blocco” sul quale perde Salomon è invece una debolezza ricorrente del reparto (nello scorso campionato abbiamo dilapidato almeno 6-7 punti così, e sarebbe il caso di non ripetersi). Al di là di quell’errore, non gli ho visto addosso grosse incertezze. Tiritiello, invece, gol a parte, va ovviamente rivisto – e pensare che, al suo ingresso in campo, mi ero domandato cosa diavolo c’incastrasse un difensore in quel momento della sfida.

Dopo la sosta, il calendario prevede un’accelerazione con cinque partite in quindici giorni: Cittadella e Lecce in casa, il derby con la Reggina e il Chievo fuori; nel mezzo, la Coppa Italia. È un tour de force bello tosto e ci dirà parecchie cose sul tipo di stagione che andremo ad affrontare. Quel ch’è certo è che una partita come quella di Ferrara, un anno fa, l’avremmo persa oppure saremmo andati in vantaggio per poi subirlo noi il pari in rimonta. Il Cosenza di Occhiuzzi ha saputo giocare alla pari contro un avversario molto più blasonato rispetto ai 2 punti che ha in graduatoria. I Lupi non sono mai stati sotto assedio e, al di là di un leggero predominio della Spal, hanno risposto sempre colpo su colpo e occasioni da gol, forse appena meno nette rispetto a quelle degli avversari, ne hanno sapute creare. Anche quando la squadra di Marino prendeva campo, il Cosenza non ha mai ceduto alla paura.

Ascoli-Cosenza 3-2: a proposito di difesa e a proposito di paura

Il primo pregio del Principe sembra dunque essere quello di saper preparare le gare. Il secondo di disporre bene gli uomini che ha, anche a match in corso: molto bene, ad esempio, l’inquadramento tattico di Sciaudone e Baez. Il terzo di aver ritrasmesso alla squadra lo stesso carattere del finale dello scorso torneo (vedi, tra gli altri, Bittante). Quello visto all’opera a Ferrara è un Cosenza molto più solido e volitivo rispetto alle precedenti stagioni. Sono curioso di vedere cosa cambierà con una prima punta vera. Il quarto pregio è che sono bastati due pareggi per avere la migliore partenza negli ultimi tre campionati di B.

Il quinto è che non conosco molti allenatori che avrebbero accettato una rosa e un mercato così, perché una rosa e un mercato così costringono un allenatore a lavorare il doppio (su modulo e tattica, in ogni partita, sulle caratteristiche dei singoli) per tirare fuori il meglio. E quindi, prima ancora che il mercato sia chiuso, penso che il miglior acquisto 2020-21 il Cosenza lo abbia fatto in realtà negli anni Novanta quando reclutò Roberto Occhiuzzi nel proprio vivaio. E, allo stesso modo, spero che lo abbia fatto con Gianluigi Sueva: una partita di Coppa e uno spezzone di campionato sono ancora poco per giudicarlo, ma il ragazzo potrebbe essere pronto per la B – e, per quel che s’è visto, sa giocare sia in attacco che sulla fascia. Ripeto: non è il mio mercato ideale, ma credo sia giusto ogni tanto guardare anche a quelle due o tre cose che abbiamo.

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Andrea Marotta

Andrea Marotta (Cosenza, 1982) è sposato con Sara ed è padre di tre figli (Arianna, Caterina e Tommaso). Si è laureato a Perugia in Scienze della Comunicazione nel 2005. Giornalista professionista dal 2009, ha collaborato con Tam Tam e Segnali di Fumo, Il Quotidiano della Calabria, Calabria Ora, Il Firenze, Il Mucchio Selvaggio e L'Espresso. Lavora in Rai dal 2008, a Firenze dal 2013. E' autore di due libri: "Io Raimondo Ricci, memorie da un altro pianeta" (con Domenico Guarino, Sagep Editore) e "Eravamo tanto amati" (con Andrea Lattanzi e Domenico Guarino, Effigi Editore). Nel 2018 ha vinto il Premio Ghinetti - Sezione Giovani.

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