Società & Ambiente

Ambiente: quali sono le piante più promettenti per la bonifica di terreni inquinati?

La questione ambientale negli ultimi anni ha assunto contorni sempre più preoccupanti. Ora occorre fare qualcosa per il bene della Terra.

È compito di tutti cercare di migliorare le proprie abitudini quotidiane a vantaggio della salvaguardia dell’ambiente. La questione ambientale negli ultimi anni ha assunto contorni sempre più preoccupanti e per questo motivo occorre fare qualcosa in più per il bene della nostra Terra. 

Dal punto di vista dei terreni inquinati, negli ultimi anni diversi studi hanno dimostrato l’efficacia di alcune piante nella bonifica dei terreni inquinati dalle varie attività industriali. Sono sempre più, infatti, gli appezzamenti di terreni contaminati da metalli pesanti altamente tossici (arsenico, mercurio, nichel e rame) o da composti organici (idrocarburi alifatici e aromatici) e clorurati (tetracloruro di carbonio, tricloroetilene) residui delle varie lavorazioni. Queste sostanze restano nel terreno ancora oggi e continuano ad avvelenare le piante e gli animali con cui entrano in contatto.

Visto che la bonifica con i metodi tradizionali richiede tempo e denaro, oltre che una serie di trattamenti chimici, la soluzione sta nell’utilizzo di determinate piante. 

Il fitorimedio

Secondo alcuni studi le piante sarebbero in grado di bonificare i terreni attraverso il processo di fitorimedio, ossia la capacità delle piante di estrarre dal suolo i metalli pesanti ed eliminare i composti organici. Le piante catturano l’energia del Sole e svolgono la loro azione depurante sul posto, senza necessità di spostare terreno. Questo processo naturale migliora le caratteristiche chimico-fisiche del suolo fino a ottenere una vera e propria riqualificazione ambientale e paesaggistica.

Il girasole

Una di queste piante è il girasole. I girasoli sono ottime spugne per decontaminare i terreni dagli idrocarburi in modo sostenibile. I girasoli sono dunque l’ultima novità in fatto di “bioremediation”, cioé trattamenti biologici che consentono il recupero di suoli contaminati direttamente in loco. In particolare, la sperimentazione dei girasoli è uno dei casi contenuti nel Rapporto Bonifiche 2007 presentato oggi da Federambiente.

Il vetiver

Altra pianta perfetta per la bonifica è il vetiver, una pianta erbacea della famiglia delle Poaceae. Molto apprezzato per le sue qualità cosmetiche, è in grado di prevenire l’erosione del suolo, rivestendo un ruolo di primaria importanza contro il dissesto idrogeologico. Il vetiver è una delle piante più importanti per la bioingegneria: grazie alle sue radici il suolo rimane infatti più coeso e compatto, ed eventi meteorologici pericolosi come la tracimazione di un fiume o le piogge intense – come quelle dei monsoni umidi – hanno un effetto limitato proprio grazie alla sua azione, che impedisce frane e smottamenti.

I pioppi

Anche i pioppi hanno grosse proprietà di bonifica. Si tratta di piante ‘minatrici’ ideali a neutralizzare la presenza di metalli pesanti estraendoli dal terreno e impedendo la loro dispersione aerea. In pieno spirito di economia circolare le stesse piante andranno poi a costituire biomassa reimpiegabile nel ciclo dell’impianto. I pioppi consentono di attuare un intervento risolutivo, migliorativo e a bassissimo costo rispetto alle prassi in uso, se applicato su ampia scala i risparmi economici sono nell’ordine di diversi milioni di euro per ettaro bonificato (da 1 a 6 milioni contro 100.000 euro/ha).

La canapa sativa

Chiudiamo con la canapa, versione sativa, che è già molto utilizzata per bonificare. Si tratta della pianta del momento, del tutto legale ed utilizzata sia in ambito industriale che come rimedionaturalegrazie alle sue notevoli proprietà. Senza dimenticare la cucina in cui viene utilizzato il suo olio (qui è possibile trovare maggiori informazioni) ed ai tanti prodotti che possono essere realizzati. In particolare la canapa libera la terra dalla diossina e dai metalli pesanti. Le piante sono in grado di assorbire ed estrarre dal terreno rilasciate dalle industrie e dall’inquinamento ambientale. Molto interessante in tal senso il suo utilizzo nei pressi del polo siderurgico di Taranto

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