domenica,Agosto 7 2022

Hasta siempre Marcio

Non posso assolutamente dire che i Sex Pistols siano stati tra i miei eroi di infanzia. Tra le medie e il liceo, in molti preferivamo ancora la vena politicizzata, etnica e festaiola dei Clash. Ed eravamo comunque non tanti a guardare il punk anni Settanta, visto che all’epoca alla periferia dell’impero ci giungeva con tre,

Hasta siempre Marcio

Non posso assolutamente dire che i Sex Pistols siano stati tra i miei eroi di infanzia. Tra le medie e il liceo, in molti preferivamo ancora la vena politicizzata, etnica e festaiola dei Clash. Ed eravamo comunque non tanti a guardare il punk anni Settanta, visto che all’epoca alla periferia dell’impero ci giungeva con tre, quattro, anni di ritardo l’onda lunga della disfida tra Oasis e Blur. Le nostre spiagge, i nostri falò, i nostri corteggiamenti, avevano le note di Tender, Coffee & Tv, Stand by Me, Wonderwall e Don’t go away. Tra quanti ci cimentassimo col punk classico, ovviamente, la palma dello stile andava alla maglietta col logo dei Ramones: un simbolo che avremmo rivisto ai concerti, negli stadi, nei locali e che per quel momento si era fieri di portare sotto il giubbino (jeans o chiodo) o la giacca nelle serate al chiuso.

Mi sono appassionato tardivamente ai Pistols per via di un loro reunion tour che produsse una valanga di registrazioni dal vivo, alcune commerciali e alcune abusive ma sotto, sotto incoraggiate dal merchandising (i bootleg). Erano davvero pessimi dischi, sul serio. Suonati in quel modo forzosamente sporco e senza lampi non riuscivano a nascondere la bellezza delle canzoni originali. I Sex Pistols da ragazzini erano la storiaccia d’amore tra il bassista Syd e la bella Nancy: storia di litigate, droghe, ricoveri, arresti e infine morte, come diversamente i capitoli precedenti avevano fatto capire non potesse andare. Mi piaceva molto di più il cantante, anche prima del reunion tour (in cui Syd non c’era e il cantante era diventato un panciuto mastodonte coi capelli platino). Quella prosa sferzante messa in musica, quel modo di ringhiare versi più impegnativi delle apparenze, persino l’indifferenza a tutto il casino intorno… stavano mano a mano conquistandomi.

Si vedeva non fosse il grezzone schizzabirra che voleva presentarsi. Già all’università scoprii una sua seconda creatura (che negli anni Ottanta ebbe un certo successo): i PiL (Public Image Ltd.). Lì il sound era abbastanza diverso, c’era tensione, contraddizione. Stranezze ambient, elettronica, e anche chitarre molto più truci e molto meglio accordate dell’esordio dei Pistols. Solo le locandine e le copertine facevano pensare che John Lydon, il cantante folle, quello che proclamava sul palco la sua massiccia pancia da birra (beerbelly) come orgoglio della classe operaia, avesse ancora in sé qualcosa di Johnny Rotten, il suo nick da leader visuale dei Sex Pistols. Copertine giocose, tra manga, Matt Groening, art college e caricatura. Ho fatto in tempo a beccarli al Rivolta di Marghera, nel periodo in cui dal vivo usavano giacche e camicie da big band sotto sbronza più che da punk luddista e antisistema. Mi piacquero molto; il Marcio (Lydon, ex-Rotten) era in buona forma, nonostante stecche, pezzi parlati e incomprensibili battute al vetriolo nelle prime fila.

Da un paio d’anni ha vuotato il sacco. La moglie, peraltro bellissima come lui non è mai stato, combatte senza troppo successo una forma non lieve di Alzheimer; il Marcio, trapiantato negli States da tempo, ha dato priorità solo a lei. All’aggravarsi delle sue condizioni, ha addirittura buttato nell’immondizia tutto il nuovo disco dei PiL: un disco pronto, che andava solo mixato e prodotto. E che probabilmente, coronavirus o meno, avrebbe riempito club e classifiche download di molto underground americano ed europeo. Appesantito, col look da Gerard Depardieu sovrappeso della rivolta e della devastazione, è stato paparazzato a portare piccole rose fresche in pellicole di plastica all’amore della sua vita. Si sa, per poter restare buono, a volte sei costretto a dar troppa prova di cattiveria. Anche se oggi voti Trump, hasta siempre Marcio! In bocca al lupo, a te e a Nora.