Giustizia e Criminologia

Attentato a Nizza, Francia vittima di un terrorismo “endogeno”

L'attentato a Nizza, in Francia, apre una questione molto complessa e delicata sul terrorismo. Ma in Italia c'è qualcuno che dimostra povertà intellettuale e totale mancanza di dignità politica.

La catena di attentati terroristici in Francia si inserisce in un contesto molto più complesso e violento di quello che maldestramente e sorprendentemente si cerca di ricondurre al dramma degli sbarchi dei migranti in Italia. Condizione articolata, quella francese, che chi non conosce o fa finta di non conoscere, farebbe meglio a non commentare, piuttosto che sfruttare con parole scontate, trasformandola in un pretesto per attaccare il governo italiano.

Modificare radicalmente questi episodi in una scusa per riaccendere l’attenzione sulla necessità di ripensare a nuove forme di controllo stringenti sui confini nazionali, collegandola agli immigrati è l’ennesima manifestazione di una interminabile scia di follia che se da un lato dovrebbe far sorridere chi ha un minimo senso critico ed una formazione culturale, dall’altro comincia a sfiancare, perché inevitabilmente purtroppo smuove in negativo gli animi di chi non ha gli stessi strumenti per comprendere ed utilizza la violenza per reagire.

Il dato da cui si dovrebbe partire è quello secondo cui, certamente, la Francia sulla questione musulmana, è stata il terreno di scontro numero uno sin dagli anni ’90 perché l’Islam, vissuto come identità culturale e politica, è entrato in conflitto con la regolamentazione della vita pubblica francese, basata sulla Legge del 1905, che affronta la separazione tra Chiese e Stato laico.

In particolare questa legge impone la neutralità e la limitazione delle espressioni religiose negli edifici pubblici: compresa quella Cristiana. Le tensioni da allora sono state molteplici. Dal 2015, anno dell’attentato alla redazione di Charlie Hebdo e dei 130 morti ed oltre 350 feriti a nella sala da concerti del Bataclan e nelle terrazze di bar e ristoranti vicini, la Francia ha poi subito 12 attentati che hanno causato in totale oltre 245 morti.

Sempre nel 2015 Yassine Salhi uccide e decapita il suo capo Herve Cornara a Chassieu e, brandendo bandiere dell’Isis, cerca di far saltare in aria l’impianto Air Products a Saint-Quentin-Fallavier facendo finire il suo furgone contro le bombole di gas; nello stesso anno Sid Ahmed Ghlam, algerino studente di informatica, viene arrestato a Parigi con l’accusa di aver ucciso una donna e di preparare un imminente attacco contro una chiesa a Villejuif, nella periferia sud di Parigi. Sempre nel 2015 Amedy Coulibaly uccide una poliziotta a Montrouge, e prende in ostaggio i clienti e gli impiegati di un supermercato kosher uccidendone quattro, tutti ebrei. 

Il 26 Luglio del 2016 Padre Jacques Hamel, sacerdote di Saint-Etienne-du-Rouvray viene sgozzato nella sua chiesa da due jihadisti, Abdel Malik Petitjean e Adel Kermiche, che vengono uccisi dalla polizia. 

Sempre a Luglioun 31enne tunisino, Mohamed Lahouaiej-Bouhlel, alla guida di un camion, investe e uccide a Nizza 86 persone e ne ferisce più di 400, mentre a giugno del 2016 un agente di polizia di Magnanville e la sua ragazza venivano uccisi da un jihadista di 25 anni, Larossi Abballa.

Il 1 ottobre del 2017 Ahmed Hanachi, tunisino 29enne, uccide a coltellate due donne sui gradini della stazione ferroviaria di Saint-Charles a Marsiglia gridando “Allah Akbar” ed il 20 apriledello stesso anno a Parigi, Xavier Jugelé, agente di polizia, viene ucciso sugli Champs-Elysees da Cheurfi Kari, latitante francese, che rivendica l’appartenenza all’Isis.

Siamo nel maggio del 2018 quando un francese nato in Cecenia accoltella i passanti nel quartiere dell’ Opera al grido di  “Allah Akbar” , mentre nel marzo dello stesso anno un francese di origine marocchina, Radouane Lakdim, affermando di essere un soldato dell’Isis, dopo aver rubato un’auto a Carcassonne, uccideva un passeggero feriva l’autista e poco dopo entrava nel supermercato U Super di Trébes: muoiono il macellaio, un cliente ed un tenente colonnello Gendarmeria Arnaud Beltrame, che si offre in ostaggio al posto di una donna.

Oggi, a pochi giorni dalla decapitazione di Samuel Paty nella periferia di Parigi, nella Cattedrale Notre-Dame di Nizza un terrorista ha sgozzato due persone e ne ha decapitato una terza. Subito dopo l’attentato di Nizza, si registra un altro episodio drammatico ad Avignone ed un afghano armato di coltello viene  fermato a Lione.

Le ragioni di questi attacchi per gli analisti sarebbero numerose – non di poco contro è il fatto che dieci anni fa al-Qaeda nel Maghreb islamico (AQIM) proclamò la sua volontà di “depredare” la Repubblica francese – ed includerebbero innanzitutto, la percezione negativa che ha della Francia una parte dei musulmani. Il Paese, infatti, non avrebbe una buona tradizione circa il trattamento dei musulmani delle sue ex colonie.

Più della metà dell’esercito di liberazione francese del 1943-44, che combatté in Italia e Francia, comprendeva soldati provenienti dall’Africa settentrionale e sub-sahariana, con 134.000 algerini, 73.000 marocchini, 26.000 tunisini e 92.000 uomini da altre colonie: quando i loro paesi raggiunsero l’indipendenza dalla Francia, le loro pensioni francesi furono congelate. Inoltre oggi, pur essendo i musulmani francesi stimati circa nel 10% della popolazione totale, incredibilmente, la popolazione carceraria francese è per circa il 70% composta da musulmani.

Uno studio della Stanford University del 2010 ha, inoltre, dimostrato che un cittadino francese cristiano ha due volte e mezzo più probabilità di ottenere un colloquio di lavoro rispetto a un candidato musulmano altrettanto qualificato e, secondo quanto riferito, la discriminazione sarebbe peggiorata proprio dopo l’attacco alla redazione di Charlie Hebdo.

Il coinvolgimento di Parigi nella coalizione militare a guida USA contro lo Stato Islamico, la facilità con cui gli estremisti e le armi automatiche possono attraversare i confini francesi, il numero di giovani musulmani nel Paese ispirati all’ideologia islamica e la difficoltà dei servizi di sicurezza francesi costituiscono, inoltre, elementi principali di vulnerabilità.

Seppur infatti, una parte consistente dei musulmani così detti radicalizzati sia schedata e seguita da vicino dalla polizia, per monitorarla servirebbero quattro agenti per ogni sospetto: impossibile per un Paese come la Francia, che non dispone di forze paragonabili sotto l’aspetto organizzativo a quelle della polizia italiana, ad esempio.

Inoltre, dalle ultime analisi effettuate, la Francia risulta essere il Paese che ha fornito il maggior numero di combattenti stranieri per la jihad in Siria: di circa 2000, 700 sono ancora sul posto o in fuga, circa 300 sarebbero morti e 244 sono stati arrestati al loro ritorno in Francia, ma di diverse centinaia di persone si sono perse le tracce. 

Secondo gli analisti, dunque, il “nemico” in Francia è ovunque perché i radicalizzati sono un problema interno, che trae origine da profonde fratture sociali e dalla mancata reale integrazione di una parte della comunità musulmana. Questioni che affondano le radici negli anni ’70, quando molte famiglie provenienti dall’Africa subsahariana o dalla Turchia vennero ghettizzate in zone misere, ricettacolo di violenza.

Che gli attentati abbiano come protagonisti dei radicalizzati, dei lupi solitari, neofiti dell’islam, o dei soggetti con problemi psichiatrici che agiscono senza nessun reale collegamento con l’Isis servendosi di coltelli, bombe e armi di piccole dimensioni fatte in casa, non cambia dunque il fatto che la Francia sia vittima di un terrorismo “endogeno” a cui non riesce a far fronte. Ma soprattutto non sposta la questione sul dato che si tratta di un problema delicato che richiederebbe un impegno intellettuale, politico ed educativo volto a superare tensioni sociali risalenti nel tempo.

In particolare riconducibili ai conflitti generati tra quello che il linguaggio mediatico definisce “L’islam di Francia o l’Islam liberale” compatibile secondo il Paese con “i valori della Repubblica” e “l’Islam radicale” che è invece il “nemico della Repubblica da combattere”. Sfruttare queste dinamiche sociali complesse per fini elettorali in Francia, o addirittura in Italia con argomenti che hanno poca attinenza alla vicenda, appare dunque l’ennesima manifestazione di povertà intellettuale e di totale mancanza di dignità politica.

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Chiara Penna

Avvocato penalista e Criminologa, ha conseguito nel Marzo 2017 il titolo di Avvocato penalista specialista presso la Scuola di Alta formazione dell’Avvocato penalista dell’ Unione Camere Penali Italiane e nel 2012, il titolo di Master di II Livello in Scienze forensi presso l’Università degli Studi di Roma La Sapienza. Autrice di pubblicazioni scientifiche e dei libri: “La vera storia del mostro di Firenze” e “Suoni dal buio. Appunti di musica, cronaca a visioni”, è spesso ospite in qualità di esperta in programmi televisivi e radio nazionali.

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