sabato,Luglio 2 2022

Ospedali Covid, quello che l’ordinanza di Spirlì non dice (ma che ha detto Aieta)

L'ordinanza di Spirlì, in realtà, è il piano Covid della Giunta regionale della Calabria. Ma senza l'approvazione dei commissari non potrà mai essere attuato.

Ospedali Covid, quello che l’ordinanza di Spirlì non dice (ma che ha detto Aieta)

L’ordinanza della Regione Calabria, nell’ambito dell’emergenza Covid, è sicuramente un punto di ripartenza, viste le negligenze del commissario Cotticelli e della regione stessa, che da giugno in poi, mese in cui il Generale aveva predisposto il programma operativo – come anticipato da Cosenza Channel (LEGGI QUI) – non hanno fatto quasi nulla per farsi trovare preparati alla seconda ondata dei contagi (attesa da tutti).

Quello che si chiedono oggi i calabresi è se l’ordinanza di Nino Spirlì, sugli ospedali Covid, sia efficace o meno. Avendo rispetto delle istituzioni, eviteremo di definirla carta straccia, anche perché non c’è alcun riferimento al piano di Cotticelli. Se così fosse stato, allora la situazione sarebbe stata diversa. Si tratta quindi di un nuovo piano Covid della Regione Calabria che, tuttavia, senza la firma del commissario ad acta della sanità calabrese e dei commissari delle Asp e Ao, non potrà mai essere realizzato.

Se Aieta tira le orecchie alla Giunta regionale

Cotticelli, d’altronde, che aveva firmato il piano Covid (dimenticando di averlo fatto), non ha messo in atto neanche una virgola di quello che era presente nel documento e le accuse rivolte alla solita materia grigia calabrese – massoneria e ‘ndrangheta – lasciano il tempo che trovano. Poi magari la procura di Catanzaro smentirà tutti, ma se oggi la Calabria si trova in una situazione drammatica è colpa esclusivamente di chi ha gestito la sanità.

Tornando al piano Covid della Regione Calabria (LEGGI QUI), non si capisce (perché non c’è scritto) chi dovrà ordinare ai vari primari – quelli dei reparti in cui i posti di area medica dovranno essere riconvertiti in posti letto Covid – di mettere in pratica ciò che sulla carta sembrano buone intenzioni. Un concetto ripreso ieri dal consiglio regionale Giuseppe Aieta che ha ribadito la sua disponibilità (e del Pd) a discutere in Aula sui temi dell’emergenza sanitaria, sollevando poi anomalie operative sull’attuazione dell’ordinanza regionale.

https://www.facebook.com/aietagiuseppe/videos/1087846694987714

Ok i posti letto Covid, ma chi cura i pazienti?

La riconversione dei posti letto può essere effettuata senza un adeguato aumento delle assunzioni di medici, infermieri e operatori sanitari? No. E’ come se una squadra di calcio comprasse le divise senza acquistare un giocatore. In campo chi ci va? Stessa cosa dunque negli ospedali che, oggi più che mai, avrebbero bisogno di aiuti concreti. Sono sottoposti a turni massacranti e non riescono in questo momento a rispondere alle necessità dei cittadini. In tal senso, si potrebbero fare tanti esempi, ma ne citiamo uno su tutti che riguarda l’ospedale di Rossano, argomento già affrontato nei mesi precedenti, dove Zuccatelli aveva deciso di aprire nuovi posti di Pneumologia Covid, senza prevedere all’epoca assunzione di personale.

Sui temi della sanità la politica arriva sempre in ritardo

Chi lavora oggi in questo reparto, e deve garantire il diritto alla salute, è costretto a convivere con la più totale disorganizzazione aziendale. E su questo dovrebbero rispondere Cinzia Bettelini, commissario straordinario dell’Asp di Cosenza (che potrebbe non essere riconfermata), la quale aveva assicurato che a Rossano sarebbero stati mandati pazienti Covid stabili (non gravi). Così non è. Infatti, se in un caso la situazione dovesse precipitare, quel paziente non potrebbe essere trasferito in Rianimazione perché a Rossano non c’è la Terapia Intensiva Covid, visti i pochi posti letto, la mancanza dei requisiti minimi di sicurezza e l’esiguità di personale.

Quel paziente, pertanto, dovrebbe essere rimandato a Cosenza (se c’è posto), oppure a Catanzaro o Reggio Calabria. In alcuni casi, quindi, fa più paura l’improvvisazione che la malattia in sé, considerato che rispetto alla prima ondata di contagi ci sono più strumenti per tenerla sotto scacco. In provincia di Cosenza, però, manca tutto. E la politica (purtroppo) se ne accorge sempre tardi.

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