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Per Crotone esistono due vie. Terze strade non ci sono | PARLA SPIRLI’

Le alluvioni possono succedere ovunque, ma il danno alluvionale è una conseguenza del territorio e della sua regolamentazione.

Le alluvioni possono accadere ovunque. Accadevano persino ad Assisi e a Urbino, i due poli idealtipici dell’urbanistica medievale e rinascimentale, quella con epicentro monastico e quella con epicentro umanistico. Avvengono ovunque ma eccezionalmente: è nella loro natura di precipitazioni straordinariamente singolari. Se l’alluvione puoi agganciarla a un dato numerico o a una costellazione di dati numerici (quanto piove, per quanto tempo, con che intensità), il danno alluvionale è una conseguenza del territorio e della sua regolamentazione: piovaschi occasionali possono distruggere case piazzate sulle fiumare, burrasche giornaliere possono lasciare pressoché inalterato il vissuto quotidiano di città ben organizzate, ben vissute e ben amministrate.

Le immagini di Crotone fanno male al cuore. Non perché alle 15 si sia giocata lo stesso una prescindibile partita di calcio. Ricordo bene la Lega di serie A in campo dopo l’11 Settembre 2001 e le dichiarazioni di un futuro capitano della nazionale italiana: non è “show must go on” dei Queen, è che certi show non li fermano le bombe, i virus e nemmeno le alluvioni. Lo sconforto nasce da una considerazione più pratica, più terrosa, più alienante: produci quell’allagamento se il tuo territorio è indifeso; se il deflusso dell’acqua non è organizzato; se il piano regolatore è l’intoccabile ammucchiata di tanta edilizia giustapposta.

Negli anni ci siamo riempiti gli occhi di alluvioni tremende: pergamene e libri di Venezia allagati come le case, le taverne, i negozi; Genova sferzata dai lutti, Genova che si rialzava col tam tam di tutti. Le prostitute dei caruggi, i migranti di tutte le fedi a vico delle pietre preziose, i genovesi delle zone meno colpite lì a dare una mano (e quanta differenza coi funzionari che proprio giorni addietro hanno multato per assembramento i senzatetto di una mensa sociale! Un ambulante di lì ha commentato “noi siamo poveri, ma qualcuno sembra un povero c…”).

Per Crotone ci sono due strade e due soltanto: pensare astrattamente a una terza è solo il ponte di un altro gigantesco naufragio collettivo. O il modello delle Giare, di Cerzeto, quando tanti ragazzi calabresi sono andati sul campo a spalare, a portare cibo e coperte, in barba a tutto (volevano multarci: gli scribi di Genova hanno parenti in tutta Italia!), o esigere subito una mappatura completa di tutti gli stabili e viadotti a rischio. E meglio sarebbe l’una e l’altra cosa: una per oggi e una per domattina.

Quanto alla prima via, in un Paese essenzialmente sfiduciato e clientelare, è uno dei pochi preziosi punti di raccordo che hanno unito l’Italia sul campo: gli anarchici e i radicalsocialisti che andavano a Napoli per l’epidemia di colera, gli angeli nel fango per l’alluvione di Firenze, gli intercity pieni di gente che andava di notte a portare viveri, gessetti colorati e medicinali agli sfollati in Emilia e Romagna.

Traccheggiare non ha senso alcuno in questo contesto: individuare subito le criticità edilizie già note, in tutta la Regione. Senza un euro di spesa: è un elenco che si costruisce da sè come un evidentissimo dossier sotto gli occhi di tutti. Di ricevere sms dalla protezione civile o dai comuni – come accadeva a Messina – o di mandare sms con donazioni mai rendicontate fattivamente – come succedeva dopo il terremoto a l’Aquila – ci interessa ormai molto relativamente. La prevenzione non si fa con le allerte. La prevenzione è tutto quello che accade non tra l’allerta e il danno, ma tra il Sole e la pioggia. Senza campanilismi: dire oggi forza Crotone è il primo passo per rimboccare coperte e maniche a una nazione intera.

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Domenico Bilotti

Domenico Bilotti, docente di "Diritto delle Religioni" e "Storia delle religioni" presso l'Università Magna Graecia di Catanzaro. Ha svolto attività di ricerca e di studio in atenei americani ed europei. Ha pubblicato volumi e saggi in materia di laicità dello Stato, tutela dei diritti umani, garantismo penale e diritto di famiglia.

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