martedì,Maggio 24 2022

L’Osservatorio: «Coronavirus nelle carceri italiane, intervenga Bonafede»

L'Osservatorio Carcere della Camera Penale di Cosenza aderisce idealmente allo sciopero della fame iniziato 25 giorni fa Rita Bernardini.

L’Osservatorio: «Coronavirus nelle carceri italiane, intervenga Bonafede»

Riceviamo e pubblichiamo la nota dell’Osservatorio Carcere della Camera Penale di Cosenza sullo sciopero della fame cominciato 25 giorni fa da Rita Bernardini, esponente dei Radicali.

L’Osservatorio Carcere della Camera Penale di Cosenza aderisce idealmenteallo sciopero della fame iniziato oltre 25 giorni fa da Rita Bernardini, esponente dei radicali e Presidente dell’Associazione Nessuno tocchi Caino, quale forma di mobilitazione per sensibilizzare il Governo e le Istituzioni al fine di adottare provvedimenti idonei a ridurre il più possibile la popolazione carceraria, così da prevenire il rischio di un’ulteriore diffusione del contagio da Coronavirus all’interno degli istituti penitenziari italiani.

Dai dati ufficiali diffusi dal Ministero della Giustizia, aggiornati a domenica 22 novembre, le carceri italiane risultano essere quelle che in Europa contano il più alto numero di contagiati: fra i 53.723 detenuti, 809 hanno contratto il Covid-19, di cui 14 fra i nuovi giunti,766 (di quelli verificati) asintomatici, 27 sintomatici e gestiti all’interno degli istituti di detenzione, 16 invece ricoverati in ospedale.

Fra il personale risultano d’altra parte 1.042 positivi, di cui 10 ricoverati in ospedale. In questa seconda ondata, secondo i dati raccolti da Antigone, sono stati inoltre registrati cinque decessi tra i detenuti negli istituti penitenziari di Secondigliano, Poggioreale, Alessandria, Saluzzo e Livorno e uno tra i medici penitenziari (Secondigliano).

La preoccupazione legata al balzo in avanti dei contagi nelle carceri del Paese, segnalata anche dalla Uilpa della Polizia penitenziaria per alcuni cluster – Tolmezzo (118), Napoli Poggioreale (100), Napoli Secondigliano (90), Milano Opera (49) – ha spinto l’organizzazione sindacale a chiedere che la comunità scientifica o chi di competenza calcoli l’indice di contagio (Rt) in carcere e cheil Governo intervenga con misure specifiche che muovano su tre principali linee: deflazionamento sensibile della densità detentiva; rafforzamento e supporto efficace della Polizia penitenziaria; potenziamento incisivo dei servizi sanitari nelle carceri.

Il sistema sanitario penitenziario è legato, infatti, come ribadito anche dall’Osservatorio Carcere della Camera penale di Cosenza dal mese di Marzo scorso, a quello sanitario regionale, ma si insiste nel ritenere che il Covid nelle carceri sia argomento a sé o, peggio ancora, con l’idea che gli istituti penitenziari siano paradossalmente luoghi più sicuri e protetti.

I dati invece, smentiscono questa teoria frutto probabilmente di una mancata conoscenza del sistema penitenziario, evidenziando al contrario come ormai da tempo il virus abbia oltrepassato le mura delle carceri raggiungendo anche sezioni dove (come nel caso del 41 bis del carcere di Tolmezzo), le restrizioni sono massime e le possibilità di contatto sono ridotte al minimo.

E’ chiaro, quindi, che affrontare il problema del sovraffollamento sia oggi un fattore decisivo per la gestione della pandemia e per le azioni di prevenzione dei contagi perché, in concreto, risulta impossibile trasformare ad esempio le celle doppie in singole per garantire l’isolamento, se già si è oltre la capienza regolamentare in condizioni di normalità.

Così come risulta impraticabile il rispetto dei protocolli di sicurezza,perché la persona detenuta non è autonoma ed in ogni attività essenziale richiede una interazione con il personale che opera nell’istituto. Amnistia, indulto e liberazione anticipata speciale sono tra le misure proposte per affrontare nell’immediato la pandemia nelle carceri, alleggerendo dunque il peso del sovraffollamento negli istituti di pena italiani ed anche nell’ottica di tutelare la salute di tutti coloro che nelle carceri lavorano.

Questa emergenza sanitaria, nel far risaltare in maniera più amplificata la condizione molto complessa in cui versa da decenni il sistema penitenziario italiano – non bisogna dimenticare che oltre al Covid ci sono altre malattie infettive che costituiscono un problema storico degli istituti penitenziari, quali ad esempio la tubercolosi e le varie forme di epatite – dovrebbe, pertanto, necessariamente far ragionare fattivamente sulla urgenza di intervenire con le riforme necessarie, volte a realizzare la concreta applicazione dell’art. 27 della Costituzione e conseguire così l’obiettivo della rieducazione e del reinserimento sociale, dunque il rispetto dei diritti fondamentali dei detenuti.

Si insiste, pertanto, affinché il Ministro Bonafede intervenga concretamente in tal senso con misure ragionevoli e praticabili che, senza compromettere le esigenze di giustizia, agiscano realmente per fronteggiare l’emergenza.

A questa iniziativa hanno aderito non solo i penalisti dell’Unione Camere Penali Italiane, ma anche oltre 100 docenti universitari tra cui Giovanni Fiandaca (Università di Palermo), Giorgio Spangher (Unitelma Sapienza), Giovanni Flora (Università di Firenze), Alessandro Diddi (Università della Calabria), Stefano Canestrari (Università di Bologna), Leonardo Filippi (Università di Cagliari), Mariangela Montagna (Università di Perugia), Stefania Carnevale (Università di Ferrara), Vania Maffeo (Università di Napoli Federico II) e Giulia Mantovani (Università di Torino).

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