lunedì,Settembre 26 2022

Occhiuto denuncia Cirò per calunnia. La querela nasce da “piazza Bilotti”

Il sindaco di Cosenza ha presentato due querele contro Giuseppe Cirò. Le accuse di Mario Occhiuto nascono dall'inchiesta su "piazza Bilotti".

Occhiuto denuncia Cirò per calunnia. La querela nasce da “piazza Bilotti”

Il sindaco di Cosenza Mario Occhiuto ha denunciato l’ex collaboratore della sua segretaria, Giuseppe Cirò per l’ipotesi di reato di calunnia. La querela è stata presentata formalmente presso la procura di Catanzaro e quella di Cosenza. Perché Catanzaro? Il motivo è semplice: nelle carte dell’inchiesta di “Piazza Bilotti“, l’architetto ritiene che vi siano dichiarazioni offensive nei suoi riguardi.

Cirò denunciato, le parole del sindaco Occhiuto

«Ho ritenuto doveroso presentare una nuova denuncia nei confronti dell’ex collaboratore della mia segreteria – sottolinea il sindaco Occhiuto – per nuovi particolari che ho appreso a seguito dell’avviso di chiusura delle indagini preliminari del procedimento aperto a suo tempo dalla Procura della Repubblica DDA di Catanzaro. Giova ricordare – afferma ancora Mario Occhiuto – che già l’8 marzo 2017 denunciai il mio ex collaboratore alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cosenza in quanto quest’ultimo si era reso responsabile di gravissimi reati. Contestualmente al deposito della mia denuncia, revocai, doverosamente, l’incarico fiduciario al mio ex collaboratore».-

«Cirò strumentalizzato da un esponente politico»

«Quando successivamente, verso i primi di novembre del 2018 – sottolinea ancora il Sindaco Occhiuto – fui convocato dalla Procura della Repubblica di Cosenza per essere interrogato, quale persona sottoposta ad indagini, in quanto il mio ex collaboratore, mettendo in atto un suo proposito vendicativo, conseguente al suo allontanamento, mi aveva “chiamato in correità”, fui ascoltato dai magistrati incaricati delle indagini, offrendo puntuali chiarimenti e indicando precisi riscontri per conclamare l’assoluta calunniosità delle accuse del sig.Cirò. Ho ritenuto, quindi, che il procedimento si sarebbe presto definito, ma così non è avvenuto». Infatti, a distanza di anni dall’avviso di garanzia il procedimento penale è ancora in corso.

«Quel che mi sorprende e che mi ha indotto a presentare una nuova denuncia per calunnia nei confronti del mio ex collaboratore, è l’aver constatato come sia palese che la sua figura sia stata utilizzata da un esponente politico di parte avversa, peraltro con ruoli e funzioni istituzionali di particolare peso e importanza» afferma Occhiuto, rivolgendosi sempre al senatore Nicola Morra, presidente della commissione nazionale antimafia, «per porre in essere un vero e proprio disegno, costruito su false accuse di illeciti a mio carico, finalizzato a mettermi fuori gioco, attraverso la compartecipazione di alcune delle autorità inquirenti compiacenti verso il suddetto esponente».

«Il falso profilo Facebook di Giuseppe Cirò»

«Del disegno in mio danno ha fatto parte un discutibilissimo e poco ortodosso modus procedendi che ha eletto un falsificatore e calunniatore al rango di testimone attendibile e decisivo per delegittimare la mia azione politica e farmi apparire come soggetto autore di vari reati. In diverse occasioni, nel corso del 2019, il mio ex collaboratore, convocato “per le vie brevi”, è stato ascoltato per rendere dichiarazioni utili alle indagini a mio carico, dichiarazioni che sono state da lui integrate anche a seguito di “presentazioni spontanee”. Ed è stato in queste occasioni che il mio ex collaboratore, oltre a millantare conoscenza di fatti a lui, invece, certamente sconosciuti e a sbandierare cognizioni tecniche che certamente non gli appartengono, ha ulteriormente perpetrato il delitto di calunnia nei miei confronti».

Piazza Bilotti

«La falsità delle accuse è immediatamente rilevabile attraverso la completa disamina del materiale investigativo raccolto dal quale emerge anche la contraddittoria ed illogica versione dei fatti. Aggiungo che il sig. Cirò è ben consapevole del suo ruolo di “produttore”, in tutti i procedimenti connessi alla mia persona, di false accuse a mio carico, al punto da pubblicare su Facebook, sotto il falso nome di Piero Guscepi (anagramma del suo nome e cognome) diversi “annunci” circa prossime azioni della magistratura nei miei confronti. Tanto è vero che questa mattina – ha aggiunto il Sindaco Occhiuto – ho integrato la mia ultima denuncia (presentata il 23 e il 24 novembre scorsi) con una nuova denuncia (alla Procura di Catanzaro e alla Procura di Cosenza) nella quale, richiamando le attività poste in essere dal mio ex collaboratore su Facebook, con il falso profilo di Piero Guscepi, ho segnalato che, pochi giorni dopo il deposito della mia denuncia, a Catanzaro e a Cosenza, la pagina facebook utilizzata in mio danno (quella a nome Piero Guscepi) è stata rimossa».

Le missive inviate alle più alte cariche dello Stato

«Tanto non può essere frutto di mera casualità, ma dimostra, senza dubbio, che l’ex mio collaboratore di segreteria è stato informato della mia iniziativa giudiziaria nei suoi confronti. Pertanto, nell’insistere nella mia denuncia, ho chiesto che vengano svolte le indagini del caso, onde accertare l’autore o gli autori della indebita rivelazione di fatti coperti dal segreto d’ufficio. Di tutto questo – ha concluso il Sindaco Occhiuto – ho informato più volte il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e le più alte cariche dello Stato, dalla Presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, al Presidente della Camera Roberto Fico, al Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, sollecitando un loro autorevole intervento».

«A tutti ho fatto rilevare che è inammissibile che, in uno Stato di diritto quale l’Italia, possano accadere simili episodi, senza che si possa correggere il tiro, in base a quel meccanismo di autodifesa e di autorimedio istituzionale che proprio la nostra architettura costituzionale prevede e contempla. Sarebbe veramente una resa per la democrazia non individuare il modo di perseguire condotte non certamente irreprensibili, specie quando, come nel caso di specie, promanano da rappresentanti di istituzioni che dovrebbero essere al di sopra di ogni sospetto».

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