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Da Castrovillari a Spezzano Piccolo, l’usura e i 30mila euro ricevuti | I NOMI DEGLI INDAGATI

Nell'inchiesta della procura di Castrovillari finiscono un dipendente dell'Asp di Castrovillari e un architetto, coinvolti nel caso di usura.

Da Castrovillari a Spezzano Piccolo, l’usura e i 30mila euro ricevuti | <strong><u><a href="https://www.cosenzachannel.it/2020/12/21/usura-ed-estorsione-a-castrovillari-i-nomi-delle-persone-indagate/">I NOMI DEGLI INDAGATI</a></u></strong>

L’inchiesta della procura di Castrovillari, secondo il gip Luca Colitta, fa emergere un quadro allarmante. «Le conversazioni tra presenti intercettate appaiono di estrema chiarezza, in quanto i conversanti, del tutto ignari di essere sottoposti a captazione, utilizzano un linguaggio totalmente genuino, senza fare alcun ricorso a linguaggio criptico».

Tra i capi d’accusa contestati, nel primo capitolo, emergono l’usura ed estorsione ai danni di un imprenditore di Casali del Manco, la compravendita di armi comuni da sparo, il furto di materiale del ministero della Giustizia e il favoreggiamento personale di Antonio Pace, dipendente della procura di Castrovillari, che avrebbe fornito notizie coperte da segreto istruttorio ad alcuni degli indagati.

L’intimidazione a Spezzano Piccolo

Il 10 aprile del 2018 i carabinieri di Spezzano Sila recepiscono una denuncia della moglie dell’imprenditore vessato, nella quale si evinceva che nella notte ignoti avevano lasciato una lettera con su scritto “X TE E I TUOI CARI PAGA”, con all’interno 5 proiettili calibro 38 special. La signora ha tenuto a precisare di non aver mai ricevuto alcun tipo di richiesta estorsiva né nessuna minaccia, «tuttavia credo che il gesto sia indirizzato all’attività edilizia che mio marito esplica».

Nei giorni successivi, a seguito di altri episodi intimidatori, la vittima rendeva altre dichiarazioni, fornendo i primi elementi investigativi ai carabinieri. «Ho lavorato per molto tempo nel comune di Castrovillari, i primi lavori mi sono stati commissionati nell’anno 2012, tuttavia non ho avuto ma nessun tipo di problema né minacce né atti intimidatori. Il mio referente principale per l’acquisizione di determinate lavori era ed è Andrea Maradei che riveste la carica di dirigente presso l’Asp di Castrovillari, con dedica particolare alla manutenzione di tutti gli edifici appartenenti all’Asp di Castrovillari».

Dal funzionario Asp all’architetto, gli “amici” di Quintieri

«Maradei nel corso degli anni» sarebbe stato spalleggiato da «Giovanni detto “Capannone”» che «si chiama in realtà Quintieri Pietro, di circa 50 anni» residente a Castrovillari. Le chiamate in entrata di Maradei e Quintieri sarebbero state insistenti, tali da decidere nella vittima di bloccare i numeri di telefono. Poi la persona offesa riceva la telefonata dell’architetto Francesco Ciminelli «cognato di Maradei» che gli avrebbe riferito «che Quintieri lo chiama insistentemente per dirmi che devo rispondergli al telefono perché ha necessità di parlare con me. Tutto questo mi fa pensare che quanto accaduto ai miei cantieri di Spezzano Piccolo e Castrovillari possa in qualche modo essere riconducibile ai personaggi che vi ho indicato».

I 30mila euro (iniziali) “prestati” alla vittima

La situazione prende una brutta piega quando nel marzo del 2013, a seguito di alcuni lavori che la vittima stava eseguendo alle falde del Pollino, viene a conoscenza che i 30mila euro ricevuti da Maradei, come anticipo dei lavori edilizi che dovevano essere fatti per conto suo, sarebbero state somme di Pietro Quintieri. «Giovanni (inteso Pietro Quintieri) mi diceva le testuali parole: “Sì, i soldi sono i miei e purtroppo i soldi hanno un costo, il 10% mensili” ed alla mia richiesta di ulteriore delucidazione rispondeva: “3mila euro al mese”. Viste le mie condizioni economiche disperate ed in previsione di imminenti incassi, ho aderito alla richiesta non spiegandomi il perché detta cifra non avrebbe potuto restituirla Maradei, considerato che io avrei dovuto iniziare e completare i lavori presso la sua abitazione». Angosciato per la situazione, in un’intercettazione telefonica, la vittima esterna tutto il suo disappunto per la vicenda: «Maledetto il giorno che mi sono andato a prendere questi benedetti trentamila euro…».